La grazia

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Un film di Paolo Sorrentino. Con Toni Servillo, Anna Ferzetti, Orlando Cinque, Massimo Venturiello.
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Drammatico, durata 131 min. - Italia 2025. - PiperFilm uscita giovedì 15 gennaio 2026. MYMONETRO La grazia * * * * - valutazione media: 4,14 su -1 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

lo stato di grazia Valutazione 4 stelle su cinque

di Mauridal


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sabato 9 maggio 2026

  Quando un regista come Paolo Sorrentino è anche un artista profetico e visionario, capace di percepire nella realtà storica i sintomi di una crisi destinata a influire non solo sul presente ma anche sul futuro prossimo, allora il film da lui realizzato, La Grazia, diventa un’opera destinata al dibattito presente e futuro: culturale e politico, storico e umano.  Il protagonista è il Presidente della Repubblica italiana, figura sospesa tra realtà e fantasia, chiamato Mariano De Santis: illustre giurista e presidente non solo competente e di grande esperienza nel districare le matasse politiche nate dai conflitti tra maggioranza e opposizione, ma anche uomo proveniente dalla vecchia scuola democristiana, capace, nel corso del suo lungo settennato, di evitare numerose crisi di governo grazie al suo potere di mediazione. Per questo, e per molto altro, è un presidente popolare e benvoluto dagli italiani. Gli aspetti che maggiormente lo legano alla gente comune sono la sua grande umanità, l’attenzione verso i più deboli e, in particolare, verso i giovani, le donne e tutti coloro che, come gli immigrati, cercano un luogo e un’occasione per vivere in pace e in libertà.

La figura del presidente De Santis non viene rappresentata soltanto nella sua dimensione pubblica: il film descrive con attenzione anche la sua vita privata e familiare, elemento centrale nel momento conclusivo del mandato. Il presidente si trova infatti nel semestre bianco, prossimo a lasciare la carica e a tornare alla sua vita privata. Di cosa parla, dunque, il film. Innanzitutto della solitudine dell’uomo: vedovo, ma ancora profondamente innamorato della moglie, De Santis ne rivive continuamente il ricordo. Poi del rapporto affettuoso e intenso con la figlia, anch’ella giurista, che vive accanto al padre nel palazzo del Quirinale e spesso lo sostiene nei momenti più difficili delle scelte legislative. Infine, il film affronta il tratto principale della personalità del protagonista: il dubbio, o meglio, la ricerca di una verità che possa andare oltre ogni ragionevole dubbio.  Si sviluppa così il ritratto di una figura presidenziale complessa e determinata, definita dai collaboratori e dagli amici “cemento armato”: un uomo che, una volta sciolti i dubbi e presa una decisione, non permette più a nulla di incrinare l’impianto delle proprie scelte politiche e legislative. Tuttavia, la storia spesso contraddice le buone intenzioni degli uomini. Questo accade quando il presidente si trova a dover decidere se concedere la grazia a due assassini e se promulgare la legge sull’eutanasia approvata dalla maggioranza politica.  Qui De Santis viene assalito dai dubbi. La sua fede cristiana gli suggerisce un netto rifiuto dell’eutanasia come scelta individuale di fine vita; la sua umana vicinanza verso chi ha compiuto gesti estremi, invece, lo spinge verso la grazia: una donna che uccide il marito dopo anni di maltrattamenti e un uomo che pone fine alle sofferenze della moglie malata terminale.  Nonostante i suoi tormenti interiori e la sua fede, De Santis, guidato dall’amore per il prossimo, concede la grazia ai due assassini, pur rifiutandosi di firmare la legge sul fine vita per lo Stato.  Al di là della vicenda narrata, il regista riesce, attraverso la sua visione del mondo e dell’uomo, a costruire il ritratto di una figura di straordinaria profondità umana e intellettuale, nella quale ragione e sentimento convivono continuamente. Un presidente della Repubblica che, forse profeticamente, Sorrentino aveva già intravisto nella realtà, anche se gli sviluppi politici e legislativi successivi si sono rivelati contraddittori e irrisolti.  Il personaggio di Mariano De Santis, ricco di espressioni, sguardi e atteggiamenti ora severi ora ironici e giocosi, trova il suo interprete perfetto in Toni Servillo, che, in piena sintonia con il regista, riesce a dare vita a una figura autentica, convincente e profondamente umana.   Tutte le altre figure del racconto — la figlia, l’amica, il corazziere, il “papa nero”, la gente comune incontrata per strada e persino l’astronauta che piange — contribuiscono a rendere completo un mondo complesso e stratificato, che il film riesce a raccontare con grande intensità.

(Mauridal).

 

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