Marty Supreme

   
   
   

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di Mauridal


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martedì 10 febbraio 2026

  Quando il personaggio è il film

Nella cinematografia di sempre e dovunque, quando il personaggio protagonista è unico e occupa tutta la storia, si potrebbe parlare di una biografia, ovvero del racconto di una vita intensamente vissuta da qualcuno che ha coinvolto altre persone, luoghi e sistemi di vita socialmente connotati. In questo film, però, non viene rappresentata una biografia in senso stretto, ma un tratto di vita intenso e dettagliato di Marty, giovane ebreo newyorkese degli anni Cinquanta. Conosciamo subito Marty come commesso in un negozio di scarpe. La sua figura si presenta immediatamente come problematica e agitata: pretende dei soldi dallo zio, padrone del negozio, sostenendo di voler lasciare il lavoro per partire per Londra e partecipare al campionato mondiale di tennis da tavolo, il comune ping pong, di cui è appassionato ed eccellente giocatore. Questa premessa introduce fin dall’inizio l’intero film e il carattere del protagonista, che viene raccontato in modo ampio e insistito. La vicenda del campionato di ping pong è la traccia narrativa che mette in moto Marty in modo sempre più frenetico. Da semplice commesso di periferia lo vediamo trasformarsi in un giovane deciso e fermamente convinto di poter vincere, diventare campione e riscattare la propria vita attraverso ricchezza e benessere. La sua storia è un esempio classico del sogno americano: un’impresa da conquistare e vincere a tutti i costi. Marty non è un eroe, ma proprio per questo si trova coinvolto in una molteplicità di vicende e di rapporti: le donne lo amano e lo sostengono, mentre gli uomini — altri campioni sportivi, parenti o criminali — lo contrastano, cercando di abbattere la sua smisurata voglia di emergere. Marty riesce ad arrivare a Londra e a partecipare al torneo internazionale come rappresentante americano, forte di una grande fiducia in sé stesso. Qui affronta un avversario giapponese che vuole vincere per riscattare simbolicamente il Giappone dalla bomba atomica americana su Hiroshima. Lo scontro non è più soltanto sportivo, ma diventa il confronto tra due forze individuali di affermazione di sé. Le scene di gioco al tavolo da ping pong sono realistiche e frenetiche; il campione giapponese vince ai punti sullo scatenato Marty, che però non accetta l’esito dell’incontro, giudicando la giuria a lui sfavorevole. La storia si complica ulteriormente con l’intervento di altri personaggi che influiscono sulla vita del protagonista: Rachel, la fidanzata incinta; Kay Stone, anziana attrice che lo seduce; il marito industriale facoltoso. Tutti contribuiscono, in modi diversi, a modificare e alimentare l’ossessione di Marty per la vittoria e per l’affermazione sportiva. Il regista Josh Safdie dilata e complica il racconto attraverso una serie di episodi, tra cui uno scontro violento con un gangster legato a una truffa. Marty, tuttavia, continua ostinatamente a inseguire il proprio obiettivo: giocare e vincere. Il ricco industriale gli propone di organizzare una partita a Tokyo contro il campione giapponese, ma solo come operazione pubblicitaria per la sua azienda: la partita dovrà essere truccata e Marty, lautamente compensato, dovrà perdere. Inizialmente Marty rifiuta, offeso, ma dopo vari avvenimenti accetta. La partita si svolge davanti a un pubblico di ricchi americani e giapponesi; Marty perde secondo gli accordi, ma alla fine protesta pubblicamente, denuncia la farsa e chiede una rivincita autentica, che il campione giapponese concede sportivamente. Marty gioca da vero campione e vince, ma viene escluso da ogni campionato e torna a New York senza alcuna ricompensa. Ha raggiunto a caro prezzo le proprie pretese di supremazia sportiva, ma una volta rientrato in città raggiunge Rachel in ospedale, dove ha appena partorito un figlio che è suo. Finalmente Marty si ferma, abbandona ogni ambizione e si commuove davanti al bambino. Il film riesce a tenere insieme i suoi numerosi intrecci e personaggi soprattutto grazie all’interpretazione di Timothée Chalamet nel ruolo di Marty; vanno inoltre segnalati Abel Ferrara nei panni del gangster e Odessa Azion in quelli di Rachel. Il regista costruisce una storia molto articolata, che intreccia elementi sportivi, romantici e rapporti violenti tra i personaggi. In alcune scene l’esasperazione narrativa appare eccessiva e talvolta distante dalla personalità pacifica del giovane Marty, giocatore di ping pong.(mauridal)

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