Un semplice incidente

Un film di Jafar Panahi. Con Vahid Mobasseri, Mariam Afshari, Ebrahim Azizi, Hadis Pakbaten.
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Titolo originale A Simple Accident. Drammatico, durata 101 min. - Iran, Francia, Lussemburgo 2025. - Lucky Red uscita giovedì 6 novembre 2025. MYMONETRO Un semplice incidente * * * 1/2 - valutazione media: 3,79 su -1 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

la violenza di regime contro il cinema Valutazione 4 stelle su cinque

di Mauridal


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sabato 3 gennaio 2026

  Quando un regista come Jafar Panhai, autore di alcuni film impegnati nel raccontare una realtà come la società iraniana  e il regime teocratico che domina in Iran,  realizza un film come questo  A simple Accident, di aperta denuncia, che narra attraverso un racconto con personaggi e una storia semplice, la violenza e l’oppressione che viene esercitata sui cittadini, su donne e uomini che hanno avuto un dissenso col regime, e per questo perseguitati, ha già messo  a rischio la sua libertà e la stessa vita in gioco, pur di esprimere attraverso il cinema in modo artistico, le sue idee e il suo punto di vista, allora possiamo vedere il film con la giusta visione , quella di conoscere e capire la realtà iraniane e quindi condividere e apprezzare l’opera del regista dissidente e al contempo regista autore che crede nel cinema e nell’arte come possibilità di cambiamento per la storia del proprio paese. I temi proposti dal film sono intanto molti, senza entrare nel racconto, si mostra come un gruppo di  giovani  per un banale incidente d’auto entrano in contatto con un loro persecutore agente di polizia, e alcuni vorrebbero vendicarsi delle violenze subite a causa sua sequestrarlo o anche ucciderlo, prima però facendolo confessare dei suoi atti delittuosi. Il tema principale dunque è se tutti i cittadini democratici e dissidenti debbano rispondere con la violenza a un regime violento contro suoi rappresentanti o tutori. In questo caso il regista stesso è stato arrestato per attività anti regime, dove si intende l’attività culturale e opera di cinematografia che raccontando le realtà iraniane, anche in forme narrative e romanzate hanno danneggiato l’Iran come immagine di una Repubblica, giusta e libera con tutti i cittadini. Panhai dunque ha continuato, a lavorare, usando la cultura per opporsi al regime che lo opprimeva e lo limitava nella libertà. Dunque anche in questo film, cerca di proporre una risposta non violenta , anche quando personaggi giovani attivisti anti regime, trovano un loro persecutore, alcuni vorrebbero giustiziarlo a morte, altri pongono un dubbio sulla identità del loro prigioniero e ponendo  il dubbio se usare la stessa violenza da loro subita per infliggere una pena al presunto responsabile. In questa tematica il film si propone con immagini prese realisticamente seguendo i personaggi da vicino, con riprese tipiche del regista in ambienti piccoli come un furgone o in automobile con musiche e sonoro in diretta.Un cinema povero, con pochi elementi di spettacolo o azione, ma nonostante la semplicità del linguaggio cinema, la narrazione è chiara e coinvolgente per tutto il pubblico specie per un pubblico attento e impegnato a seguire le vicende di altre società in un paese dal regima autoritario come la repubblica iraniana. Jafar Panhai e il suo film hanno quindi avuto una attenzione internazionale, specie in Francia dove il film stato scelto per il festival di Cannes e vincendo la Palma d’oro, lo stesso regista ha avuto libertà di  di ritirare il premio, e di essere più libero nel proprio paese. Altra questione è se il cinema o la cultura possono cambiare la realtà sociale e politica di un paese ,ma senza dubbio un regime o uno stato democratico non può impedire ai propri cittadini , intellettuali e non , di esprimere le idee e produrre opere culturali per comunicare a tutti. Jafar Panhai , ha vinto la propria battaglia culturale , almeno potrà contare sull’attenzione internazionale per continuare il proprio cinema , sperando in un cambiamento della realtà del suo paese. ( Mauridal) 

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