Le città di pianura |
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Un film di Francesco Sossai.
Con Filippo Scotti, Sergio Romano, Pierpaolo Capovilla, Roberto Citran.
continua»
Drammatico,
durata 100 min.
- Italia, Germania 2025.
- Lucky Red
uscita giovedì 2 ottobre 2025.
MYMONETRO
Le città di pianura
valutazione media:
3,35
su
-1
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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una ultima ombrina
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| domenica 31 maggio 2026 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Quando un film esprime l’anima antropologica di una terra e ne fa un racconto controverso In Veneto, anzi a Venezia, una bevuta alcolica viene detta “un’ombra”. Nel film i protagonisti sono infatti due “ombre”, sia nel senso di due beoni incalliti, sia in senso umano e morale: due uomini ormai ridotti a ombre di sé stessi, anziani senza occupazione, truffaldini e perdigiorno, che vivono nella pianura del Triveneto spostandosi su una vecchia auto tra bar, locande e locali notturni. Vivono alla deriva, tra una bevuta e l’altra, ricordando gli amici operai di una fabbrica di occhiali e un intero territorio di pianure e paesi rurali, con tradizioni e persone ormai scomparsi o profondamente cambiati. Il territorio rappresentato nel film è una vasta zona del Triveneto, fatta di pianure e città desolate. Una rappresentazione che forse non rende pienamente giustizia alla presenza di tanta gente laboriosa e onesta; ma, come è accaduto anche in molte zone del Meridione italiano, spesso pochi cattivi personaggi finiscono per segnare nell’immaginario il carattere di un’intera comunità. Il regista, originario del Veneto, conosce bene la storia della regione e della sua gente e ha voluto raccontare le vicende di questi due compari che sopravvivono grazie alle ombre, ai cicchetti e ai ricordi, siano essi tristi o allegri. Una vicenda dunque radicata in un dialetto e in un territorio di pianura. A rendere però la storia più interessante, in un discorso su un Paese che cerca di essere unito pur nella diversità delle sue culture, interviene un terzo personaggio: il giovane Giulio, studente di Architettura, napoletano, in visita a Verona per la festa di laurea di un’amica e poi a Venezia per motivi di studio. Notato dai due compari, che lo vedono timido e fuori luogo, Giulio viene quasi costretto a seguirli nelle loro bevute e nei loro giri per tutta la provincia, con lo scopo di distrarlo dalla ragazza che lo aveva salutato con un ambiguo: “Ci vediamo un’altra volta”. Alla sua risposta — “Non esiste un’altra volta” — segue l’accettazione di questa nuova esperienza di vita, quasi una ricerca imprevista di libertà.Il film assume così la forma del road movie, con i tre personaggi che, parlando e scherzando, attraversano di giorno e di notte le strade della provincia veneta, fermandosi per bere e consumare cibo in una sorta di viaggio senza meta. Intanto Giulio non è disposto a seguire i due ovunque e comunque. A differenza loro, è colto, conosce le opere d’arte e i luoghi più significativi del Veneto, e li conduce a visitare ville, monumenti e siti che i due, immersi nella sola dimensione conviviale delle bevute, ignoravano del tutto.Uno di questi luoghi è la Tomba Brion, capolavoro di Carlo Scarpa. Giulio, giovane studioso, ne conosce la storia e, spiegandola ai due compagni di viaggio, mostra loro un altro volto della loro terra veneta e insieme la distanza culturale che può esistere tra persone dello stesso territorio.I due, tuttavia, sono animati da tutt’altro obiettivo: incontrare un loro vecchio compare, detto Genio, rientrato in Italia dopo una fuga in Argentina dovuta a vicende di truffa. Ed è proprio nel tentativo di andarlo a prendere all’aeroporto che, sbagliando strada, si trovano a Venezia, dove incontrano Giulio e danno inizio al viaggio. La storia prosegue con l’incontro casuale con Genio, che cerca invano dei soldi nascosti sotto casa sua prima della fuga. Non trovandoli, si separa dagli altri con un saluto che ha il sapore dell’ennesima occasione perduta.Il viaggio dei tre prosegue finché Giulio, esaurita questa parentesi come esperienza alternativa di vita, decide di tornare ai suoi studi e contatta nuovamente l’amica di Verona, di cui è innamorato, per raggiungerla.Il finale mostra, prima dell’ultima bevuta, l’ultimo viaggio in macchina dei due compari che accompagnano Giulio alla stazione, salutandolo con l’affetto malinconico riservato a chi, pur per poco, è diventato parte della propria esistenza. Nell’ultima scena Giulio parte in treno, mentre i due, in auto, seguono il convoglio per un tratto, salutandolo con urla e gesti verso il finestrino. Un film che racconta i luoghi del Veneto usando come pretesto le vicende umane di due personaggi eccentrici e marginali, affiancati da Giulio che, pur essendo un giovane studioso napoletano, appare pienamente consapevole di sé e dei luoghi che attraversa. Una scelta originale e insolita da parte del bellunese Sossai per raccontare persone e territori. Ottime le interpretazioni di Sergio Romano e Pierpaolo Capovilla nei ruoli dei due compari beoni; particolarmente bravo Filippo Scotti nel ruolo di Giulio. Da segnalare anche il cameo di Andrea Pennacchi nei panni di Genio. (Mauridal)
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