Hamnet - Nel nome del figlio |
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Un film di Chloé Zhao.
Con Jessie Buckley, Paul Mescal, Emily Watson, Joe Alwyn.
continua»
Titolo originale Hamnet.
Drammatico,
durata 125 min.
- USA 2025.
- Universal Pictures
uscita giovedì 5 febbraio 2026.
MYMONETRO
Hamnet - Nel nome del figlio
valutazione media:
3,61
su
-1
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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La genesi del dolore
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| domenica 15 marzo 2026 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Sembra che la regista Chloè Zhao premiata con L'oscar per " Normaland" punti alla doppietta, senza considerare che spesso i film da Oscar sono così impegnati a essere dei capolavori che si dimenticano di essere storie vive. Con ciò non voglio dire che Hanmet sia un brutto film, non lo è affatto, ma c'è una forzatura da parte del la regista di tenere il pubblico in uno stato contemplativo, tramite un abuso di primi piani, scene dilatate, da sentirsi invasi, non c'è più respiro tra lo spettatore e il personaggio e questa vicinanza serrata crea una distanza emotiva, perchè risulta artificiale, quasi teatrale, benchè sia cinema purissimo. Con una regia naturalista , , luce naturale, paesaggi verdi mozzafiato, il film racconta di un giovane William Shakespeare e dell’incontro con Agnes, colei che diverrà sua moglie e con la quale avrà tre figli, Suzanne, Judith e Amnet, quest’ultimo destinato a morire di peste a soli 11 anni. Si evidenzia da subito un contrasto tra creazione e vita, c’è il mondo di Will, quello delle parole e l’astrazione ( la mente), e quello di Agnes .che protegge la vita attraverso la materia e la natura . Agnes è una donna che comprende il mondo attraverso le piante, le stagioni, gli animali, non è una persona colta, come il marito, ma possiede una conoscenza ancestrale che la tiene connessa con la natura, che non è uno sfondo, ma una lingua. IL suo personaggio, così selvatico, terreno, fatto di mani che curano con le erbe , di corpi che partoriscono, di fatica e presenza fisica costante, mi fa venire in mente la Ellen di Ken Follet ne “I pilastri della terra”, entrambe figure di “ confine” per entrambe l’ambiente domestico è una specie di prigione, mentre la foresta è il rifugio, il luogo dove sentirsi libere e dove di respira , sono donne custodi di un dolore che viene poi trasformato in un capolavoro architettonico ( la cattedrale) o letterario ( Amleto). Il dolore di Agnes per la perdita del figlio , verrà “trasferito” nell’opera teatrale del marito, un dolore che diventerà arte immortale. Jessie Buckley è un’attrice di dirompente modernità, , possiede intensità , espressività, energia ma in questo contesto risulta “ troppo”, ed è quel troppo che fa perdere un po' di vista l’umanità di un lutto straziante,un pezzo di ecosistema che si spezza , ma lo stile recitativo declamatorio crea una barriera emotiva. Le storie che rimangono nel cuore, non devono inventare qualcosa di nuovo, semplicemente usano modelli universali, in questo caso la forza silenziosa dietro un uomo destinato a creare capolavori, ciò che conta è raccontare e mantenere un momento di verità . Doveroso segnalare la recitazione dei giovani interpreti, in particolare quella di Jacobi Jupe nel ruolo di Hanmet che dimostra una sorprendente maturità artistica capace di commuovere… finché uomini respireranno e occhi potranno vedere, queste parole vivranno e daranno vita a te.
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giovedì 5 febbraio 2026 Distribuzione Il film è oggi distribuito in 214 sale cinematografiche: |