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maria teresa
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domenica 19 aprile 2026
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cebtrato il senso di forzatura che ho percepito
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Direi che Gabriella ha centrato e spiegato bene ciò che no mi funzionava in questo film che pure ha molti aspetti apprezzabili, l'interpretazione, la rappresentazione di una figura femminile veramente inconsueta e "potente", come si dice, la ricostruzione di un'atmosfera familiare palpitante, la ricostruzione storica e le splendide riprese della natura...c'è una forzatura di base nel racconto, una sorta di teorema a priori che stride con la materia filmica e rende non ha favorito in me una vera immedesimazione nella storia.
Guendalina
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realfake
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mercoledì 8 aprile 2026
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il resto ? silenzio
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Nel 2026 cosa si può raccontare di Shakespeare ancora?
Questo film ci dimostra che qualcosa c'era ancora.
Viviamo l'amore è il dolore di una famiglia "qualunque", per poi scoprire solo a metà film che il padre altri non è che proprio lui, Shakespeare.
Scopriamo che dietro un grande nome, una grande storia, si trova spesso un grande dolore e l'arte ha urgenza di uscire come catarsi, come dolore, come urla, come pianto.
Io da padre ho pianto in questo film, mi è arrivato nel cuore. Come dice Amleto prima di morire, il resto è silenzio.
Complimenti alla regista e agli attori.
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paolorol
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martedì 7 aprile 2026
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che la noia sia con voi !!
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La quasi happy family ha un lutto. Nel 500 i lutti legati alla mortalità infantile erano frequenti, faceva più notizia diventare adulti che morire bambini. Ma che colpa abbiamo noi ?
Un film interminabile, molesto e sopportabile solo per chi adora versare lacrime vere per personaggi virtuali ma sfortunati. Sopravvalutato e sconsigliatissimo.
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gabriella
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domenica 15 marzo 2026
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la genesi del dolore
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Sembra che la regista Chloè Zhao premiata con L'oscar per " Normaland" punti alla doppietta, senza considerare che spesso i film da Oscar sono così impegnati a essere dei capolavori che si dimenticano di essere storie vive. Con ciò non voglio dire che Hanmet sia un brutto film, non lo è affatto, ma c'è una forzatura da parte del la regista di tenere il pubblico in uno stato contemplativo, tramite un abuso di primi piani, scene dilatate, da sentirsi invasi, non c'è più respiro tra lo spettatore e il personaggio e questa vicinanza serrata crea una distanza emotiva, perchè risulta artificiale, quasi teatrale, benchè sia cinema purissimo.
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Sembra che la regista Chloè Zhao premiata con L'oscar per " Normaland" punti alla doppietta, senza considerare che spesso i film da Oscar sono così impegnati a essere dei capolavori che si dimenticano di essere storie vive. Con ciò non voglio dire che Hanmet sia un brutto film, non lo è affatto, ma c'è una forzatura da parte del la regista di tenere il pubblico in uno stato contemplativo, tramite un abuso di primi piani, scene dilatate, da sentirsi invasi, non c'è più respiro tra lo spettatore e il personaggio e questa vicinanza serrata crea una distanza emotiva, perchè risulta artificiale, quasi teatrale, benchè sia cinema purissimo. Con una regia naturalista , , luce naturale, paesaggi verdi mozzafiato, il film racconta di un giovane William Shakespeare e dell’incontro con Agnes, colei che diverrà sua moglie e con la quale avrà tre figli, Suzanne, Judith e Amnet, quest’ultimo destinato a morire di peste a soli 11 anni. Si evidenzia da subito un contrasto tra creazione e vita, c’è il mondo di Will, quello delle parole e l’astrazione ( la mente), e quello di Agnes .che protegge la vita attraverso la materia e la natura . Agnes è una donna che comprende il mondo attraverso le piante, le stagioni, gli animali, non è una persona colta, come il marito, ma possiede una conoscenza ancestrale che la tiene connessa con la natura, che non è uno sfondo, ma una lingua. IL suo personaggio, così selvatico, terreno, fatto di mani che curano con le erbe , di corpi che partoriscono, di fatica e presenza fisica costante, mi fa venire in mente la Ellen di Ken Follet ne “I pilastri della terra”, entrambe figure di “ confine” per entrambe l’ambiente domestico è una specie di prigione, mentre la foresta è il rifugio, il luogo dove sentirsi libere e dove di respira , sono donne custodi di un dolore che viene poi trasformato in un capolavoro architettonico ( la cattedrale) o letterario ( Amleto). Il dolore di Agnes per la perdita del figlio , verrà “trasferito” nell’opera teatrale del marito, un dolore che diventerà arte immortale. Jessie Buckley è un’attrice di dirompente modernità, , possiede intensità , espressività, energia ma in questo contesto risulta “ troppo”, ed è quel troppo che fa perdere un po' di vista l’umanità di un lutto straziante,un pezzo di ecosistema che si spezza , ma lo stile recitativo declamatorio crea una barriera emotiva. Le storie che rimangono nel cuore, non devono inventare qualcosa di nuovo, semplicemente usano modelli universali, in questo caso la forza silenziosa dietro un uomo destinato a creare capolavori, ciò che conta è raccontare e mantenere un momento di verità . Doveroso segnalare la recitazione dei giovani interpreti, in particolare quella di Jacobi Jupe nel ruolo di Hanmet che dimostra una sorprendente maturità artistica capace di commuovere… finché uomini respireranno e occhi potranno vedere, queste parole vivranno e daranno vita a te.
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eugenio
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martedì 10 marzo 2026
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il teatro catarsi di vita
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Si può sopravvivere alla perdita di un figlio? Può quel dolore trasformarsi in una nuova vita (anche) artistica? Chloè Zhao, sceneggiando con O’Farrell, autrice dell’omonimo romanzo, Hamnet gira una variazione sul tema dell’Amleto la cui fonte di ispirazione nacque da Shakespeare a seguito della tragedia per la morte dell’adorato figlio. La scelta di Zhao è concentrarsi sulla figura silvana di Agnes, presunta figlia di una strega e sull’amore struggente e passionale per William (Shakespeare), giovane maestro di latino nella bucolica campagna inglese di Stratford di fine ‘500, nonostante l’avversione da parte delle rispettive famiglie.
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Si può sopravvivere alla perdita di un figlio? Può quel dolore trasformarsi in una nuova vita (anche) artistica? Chloè Zhao, sceneggiando con O’Farrell, autrice dell’omonimo romanzo, Hamnet gira una variazione sul tema dell’Amleto la cui fonte di ispirazione nacque da Shakespeare a seguito della tragedia per la morte dell’adorato figlio. La scelta di Zhao è concentrarsi sulla figura silvana di Agnes, presunta figlia di una strega e sull’amore struggente e passionale per William (Shakespeare), giovane maestro di latino nella bucolica campagna inglese di Stratford di fine ‘500, nonostante l’avversione da parte delle rispettive famiglie.
Hamnetparla di morte, di peste, è un film lento e totalizzante che indugia sui primi piani degli attori protagonisti (Jessie Buckley e Paul Mescal rispettivamente) quasi volesse trattenere l’essenza stessa dell’arte, della catarsi di un uomo a una nuova vita. In divenire, descrive per fasi, la folgore dell’innamoramento, la nascita e la crescita di una famiglia, con i due gemelli e il terzogenito appunto, l’attività di William in una compagnia teatrale, il dissidio con la moglie che lamenta il suo apparente scarso interesse. Affascinante, quanto simbolico nella rappresentazione di una natura quasi mistica (il falco tra i tanti), cui fa da contrappunto la vita del tempo, precaria, spietata attraversata da epidemie con l’oscura meretrice compagna di vita, Hamnet è un film profondamente chirurgico, preciso nell’inquadratura, quasi perfetto nei dialoghi e fortemente empatico ma per converso privo di retorica.
Dopo The Rider e Nomadland, Zhao gira una storia molto potente, che sfrutta la via crucis della sofferenza per raggiungere il nirvana della consolazione e in fondo la trasmigrazione mediante quel fantasma di Amleto, alla sineddoche del dolore. Miglior film drammatico ai Golden Globe 2026.
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gilda arena
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martedì 24 febbraio 2026
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il teatro come catarsi
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Una visione un po' esoterica in stile nord Europa e un po' catartica in senso greco per William Shakespeare, per l'ispirazione che portò all'Amleto.
Amnet purtroppo non ce la fa ( e avrei voluto non saperlo dal trailer), Amleto è per sempre!!!
Un po' condanna al dolore, un po' purificazione, alla fine lo spettatore si scopre pieno di lacrime, senza capire veramente perché.
Forse la trama e la sceneggiatura hanno fatto il loro lavoro insidioso come una goccia.
Dopo tanto sbalordimento per scene cupe, inverosimili e dolorosi, alla fine finalmente tutto si scioglie in commozione che è Amore e finalmente luce,vita, comunicazione uomodonna, futuro nel ricordo, non più nel dolore.
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Una visione un po' esoterica in stile nord Europa e un po' catartica in senso greco per William Shakespeare, per l'ispirazione che portò all'Amleto.
Amnet purtroppo non ce la fa ( e avrei voluto non saperlo dal trailer), Amleto è per sempre!!!
Un po' condanna al dolore, un po' purificazione, alla fine lo spettatore si scopre pieno di lacrime, senza capire veramente perché.
Forse la trama e la sceneggiatura hanno fatto il loro lavoro insidioso come una goccia.
Dopo tanto sbalordimento per scene cupe, inverosimili e dolorosi, alla fine finalmente tutto si scioglie in commozione che è Amore e finalmente luce,vita, comunicazione uomodonna, futuro nel ricordo, non più nel dolore.
La regista ha fatto film da Oscar e non so perché abbia scelto qst storia, forse xchè è in fondo una piccola storia ma dietro alla grandissima letteratura. Un omaggio a WS
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writer58
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martedì 24 febbraio 2026
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morire, dormire...
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The needle tears a hole /The old familiar sting /Try to kill it all away/ But I remember everything
What have I become /My sweetest friend /Everyone I know goes away /In the end
(Johnny Cash – Hurt)
Hamnet, una campagna selvaggia ed esuberante che resiste alla mano dell’ uomo.
Hamnet, una donna figlia di una strega dei boschi, dolce e ferina, intuitiva ed animale, conoscitrice di piante, e luoghi segreti nascosti nel fitto della selva.
Hamnet, un uomo che insegue il proprio destino tra una famiglia amata e una città sulle rive del Tamigi, tra storie che diventeranno leggende immortali e lo spazio di un teatro all’aperto con gli spettatori in piedi che partecipano alle storie di vita e di morte che gli attori incarnano, abbracciandoli in un viluppo collettivo.
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The needle tears a hole /The old familiar sting /Try to kill it all away/ But I remember everything
What have I become /My sweetest friend /Everyone I know goes away /In the end
(Johnny Cash – Hurt)
Hamnet, una campagna selvaggia ed esuberante che resiste alla mano dell’ uomo.
Hamnet, una donna figlia di una strega dei boschi, dolce e ferina, intuitiva ed animale, conoscitrice di piante, e luoghi segreti nascosti nel fitto della selva.
Hamnet, un uomo che insegue il proprio destino tra una famiglia amata e una città sulle rive del Tamigi, tra storie che diventeranno leggende immortali e lo spazio di un teatro all’aperto con gli spettatori in piedi che partecipano alle storie di vita e di morte che gli attori incarnano, abbracciandoli in un viluppo collettivo.
Hamnet, due fratelli così vicini tra di loro da ingannare la morte, che prende quello sbagliato, quello che si è offerto per salvare la vita della sorella.
Hamnet, essere o non essere, il dilemma essenziale che ci riguarda tutti, in questo tempo prestato tra due eternità di inesistenza, in questa parentesi breve, dolorosa e caotica che chiamiamo vita.
Hamnet, il ricordo del figlio trasfigurato nella tragedia del principe di Danimarca, sublimazione della perdita più crudele, un figlio morto mentre tu sei distante, non puoi neanche abbracciarlo durante i suoi ultimi istanti e la sua salma diventa un monumento al tuo senso di colpa, alla distanza dai tuoi affetti più veri.
Hamnet, un film che scava e ti tocca con mani agili e intrise di dolore, quello di chi da’ la vita, quello di chi crea, quello che nasce nell’affrontare un nemico troppo potente e sempre vittorioso, quello che incontreremo alla fine della nostra strada terrena, anche senza il bisogno di una partita a scacchi finale.
Hamnet, un grande film.
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alex2044
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lunedì 23 febbraio 2026
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shakespeare , amleto un garanzia !
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Un film da vedere ma con qualche precisazione . Infatti il suo svolgimento non è lineare ma alterna alto e basso . L'inizio è un po' confuso poi verso la metà c'è come un appannamento che fa diminuire l'attenzione che porta a un accenno di noia .Poi la parte finale invece è trionfale ed è una salita di tensione che porta all'apoteosi e non poteva essere diversamente : Shakespeare ha partorito e presenta per la prima volta in pubblico uno dei capolavori universali nella storia del teatro , AMLETO !
Gli attori sono bravi , nella parte ma senza guizzi , la regia è come già detto altalenante , quasi che la regista fosse titubante nelle sue scelte stilistiche ma infine il film va in porto e lascia un gusto gradevole di un film ben fatto malgrado qualche neo forse evitabile .
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alex91
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sabato 21 febbraio 2026
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noiso
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Personalmente il film più noioso che abbia mai visto.
partiamo dalla trama lenta e senza un filo logico nella prima parte del film, sicuramente più chiara nella seconda parte ma comunque noiosa. Gli attori non mi sono piaciuti sopratutto lei che urla come una forsennata.
onestamente non consiglierei a nessuno di perdere più di 2 ore per vedere questo film.
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robertof
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domenica 15 febbraio 2026
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della magia della vita, del coraggio, del teatro
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Hamnet nel nome del figlio,
film diretto da Chloé Zhao narra la storia di Agnes (interpretata da Jessie Buckley), futura sposa di William Shakespeare, dal momento dell'incontro con il futuro drammaturgo fino alla rappresentazione dell'Hamlet.
Un evento tragico colpisce la coppia e rappresenta sia la fonte di un periodo di profonda crisi personale e coniugale sia un evidente elemento di cesura nella narrazione filmica.
Nella prima parte dominano le immagini, potenti incantesimi visivi di boschi, in cui si dipana il tema principale: una donna straordinaria che prende per mano il giovane Will e lo sostiene nei suoi inizi di scrittore.
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Hamnet nel nome del figlio,
film diretto da Chloé Zhao narra la storia di Agnes (interpretata da Jessie Buckley), futura sposa di William Shakespeare, dal momento dell'incontro con il futuro drammaturgo fino alla rappresentazione dell'Hamlet.
Un evento tragico colpisce la coppia e rappresenta sia la fonte di un periodo di profonda crisi personale e coniugale sia un evidente elemento di cesura nella narrazione filmica.
Nella prima parte dominano le immagini, potenti incantesimi visivi di boschi, in cui si dipana il tema principale: una donna straordinaria che prende per mano il giovane Will e lo sostiene nei suoi inizi di scrittore. E' un film sulla vita, sulla forza creatrice e curatrice della magia, sulla capacità di divinazione femminile, sulla nascita, naturale, strappata, voluta, trattenuta, lottata, donata per amore e con coraggio. Questo per tre quarti della narrazione. Gli ultimi 30 minuti sono, invece, dominati dal teatro, da Hamlet tragico, mortifero, salvifico, catartico, un metateatro che guarisce il buco nero della morte, rendendola atto di coraggio e d'amore.
Il nome del figlio e' la parola magica che trasforma la fine in un nuovo inizio, grazie ad un coraggio sussurrato, discreto, che sa penetrare l'oscurità.
La regia della Zhao lascia ampio spazio ad inquadrature della natura: il bosco, i campi e gli elementi, vere forze ancestrali sentiti visceralmente dalla protagonista; al contempo non mancano i primi piani dei volti, dominio dell'espressivita' sulla parola.
In questo mondo, fatto di cielo percorso dalla luna o solcato da rapaci, di alberi mossi dal vento, di fiumi in piena, da ingredienti della terra ridotti in poltiglia e conditi da litanie arcane, di cibi semplici di povera cucina, di case sobrie vuote di mobilia, di ombre sottili come veli, di fori scuri posti tra due mondi, si muovono i personaggi, soggiogati dalle stesse forze della natura.
Su una buona base generale di interpretazione spicca il volto commovente e intenso del coprotagonista Will, ma e' Agnes che ci incanta: falconiera, druida, amante, moglie, madre, e' donna libera che sa leggere i segni e creare, guidata dai sogni, la propria famiglia, che proteggera' ad ogni costo, femminilità espressa e fiera che si fa carne e potenza elementale.
E Il teatro? E' il mezzo che, finalmente, la riconciliera', quasi incredula, con il marito e con la vita e la farà rinascere.
Le parole sono il regno di un'altra magia, quella di Shakaspeare e del teatro, che cambiandoci nel profondo, potra' infine guarirci.
Consigliato? Assolutamente si.
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