Primavera |
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Un film di Damiano Michieletto.
Con Tecla Insolia, Michele Riondino, Andrea Pennacchi, Fabrizia Sacchi.
continua»
Drammatico,
durata 110 min.
- Italia, Francia 2025.
- Warner Bros Italia
uscita giovedì 25 dicembre 2025.
MYMONETRO
Primavera
valutazione media:
3,82
su
-1
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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Benedetta primavera
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| lunedì 29 dicembre 2025 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Che bello il film di Damiano Michieletto, quell'atmosfera sospesa, quel silenzio visivo, la fotografia che trasforma la quotidianità come l’accordatura di uno strumento, la luce naturale , quell’effetto di chiaroscuro fiammingo che carica il soggetto di un valore quasi divino, proprio come nei quadri di Veermer. E che bella la colonna sonora di Fabio Massimo Capogrosso ( già noto per “Esterno notte” e “Rapito”), la sua musica cupa, essenziale, che descrive quel senso opprimente di prigionia della protagonista, la sua solitudine e il rigore del convento. Siamo a Venezia, inizio 700, l’ ospedale della Pietà è un orfanotrofio che accoglie tra le sue mura neonati abbandonati , ma anche bambini/e più grandi, i quali venivano accuditi e avviati a un mestiere, mentre le ragazze più talentuose venivano educate alla musica, al suono di uno strumento e facevano parte delle “figlie del coro” che si esibivano durante le funzioni dietro una grata nella cantoria della cappella ,celate al pubblico, una delle ragioni era anche perché probabilmente alcune di loro erano figlie illegittime di nobili, finché finivano spose di qualche signorotto solitamente molto più anziano e a quel punto dovevano abbandonare la musica. Cecilia ( un’ appassionata Tecla Insolia) è una trovatella dell’istituto, è una violinista talentuosa, destinata sposa a un militare una volta tornato dalla guerra, di notte va a rifugiarsi in un nascondiglio segreto cercando tracce della sua identità e scrivendo lunghe lettere alla madre mai conosciuta e un riverbero morbido, quasi tattile, inquadra il soggetto con un fascio di luce che lascia in penombra tutto il resto, mentre il mondo esterno tutto è apparenza barocca, dentro quella stanzetta , la realtà è vera, povera come la sua esistenza. Ma improvvisamente il vecchio maestro del coro viene sostituito e al suo posto arriva Antonio Vivaldi ( misurato, malinconico,efficace Michele Riondino), un prete che non può officiare messa perché affetto da una forma cronica di asma, che versa in condizioni economiche assai precarie, il suo arrivo è accolto dalle ragazze dietro le grate, quel luogo chiuso in netto contrasto con l’ampiezza del canale , un passaggio narrativo che simboleggia l’inizio di qualcosa di nuovo, il fuoco dell’arte .Tra Cecilia e Vivaldi si instaura un rapporto artistico , lui riconosce il talento della ragazza, lei prende coscienza delle sue capacità , la musica diventa sostanza della rivoluzione interiore, entrambi trovano il respiro attraverso di essa, non più la lentezza rilassata dell’adagio, ma la forza e la sensualità di suoni dinamici e impetuosi, non solo una ventata di primavera, ma un bel temporale di frattura. In questa nuova dimensione, le “putte del coro” trovano la luce della ribalta anche attraverso l’oscurità delle grate. Alcuni hanno associato il film del regista veneziano a quello di Margherita Vicario, io però , a parte il contesto storico e geografico, trovo che i due lavori siano diversi, mentre in “ Gloria” si parla di una rivoluzione di gruppo, qui si concentra tra il rapporto di maestro e allieva, e per questo motivo mi viene da associarlo a “ La ragazza con l’orecchino di perla “ di Peter Webber, perché in entrambi c’è un confronto e una complicità che unisce il genio e la musa , anche se ovviamente il personaggio di Griet è una serva , una collaboratrice silenziosa che non ha modo di uscire dalla sua condizione, a differenza di Cecilia, ma in entrambi i casi l’arte è il ponte tra due anime desiderose di libertà. Consigliatissimo.
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Uscita nelle sale
giovedì 25 dicembre 2025 Distribuzione Il film è oggi distribuito in 12 sale cinematografiche: |