Odissea

   
   
   

Il tempo degli uomini Valutazione 4 stelle su cinque

di gabriella


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lunedì 3 agosto 2026

 Con questo film Nolan non ha fatto altro quello che dovrebbe fare un grande autore quando maneggia un gigante del passato, di accettare cioè il rischio si scontentare i puristi pur di costringerci a guardare il mito attraverso le crepe del nostro tempo .Il regista londinese ha preferito un 'opera imperfetta, spigolosa, capace di accendere discussioni e pareri contrari , a una fedele trasposizione , impeccabile, accademica, ma morta dentro. L'Odisea , lo sappiamo, è stata adattata decine di volte, dalle produzioni televisive agli sfarzosi kolossal americani, non c'era certo bisogno di un'altra sequenza didascalica delle imprese di Ulisse, soprattutto in un periodo storico come il nostro, sovraccarico di tensioni, conflitti e spaccature. L'Ulisse ( avevo dubitato, ma Matt Demon è bravissimo) di Nolan è un uomo smarrito e confuso che si rende conto , forse troppo tardi di quanti massacri si celano dietro la vittoria, la conquista, un uomo spezzato e travolto dalle conseguenze delle sue azioni, non più lo scaltro e astuto stratega trionfante. Spogliare la guerra di ogni retorica eroica, è questo l’obiettivo, il senso , la consapevolezza della distruzione, così il viaggio di ritorno non è altro che un lungo, doloroso processo di decontaminazione dalla violenza di Troia, è un’amara riflessione sulla natura umana-, che lascia addosso il peso di una domanda e il senso del viaggio, che ci riguarda tutti. E’ un film che fa della responsabilità s della coscienza, il suo perno centrale, qui rappresentato nella scena sull’isola di Ogigia , L’offerta dell’immortalità della ninfa Calipso è la tentazione di arrendersi, l’anestesia al dolore, rifiutandolo Ulisse accetta il peso e il dolore della memoria e della realtà di affrontare i propri demoni, solo così può sperare di tornare a casa. A Itaca però si sta combattendo una guerra identica e speculare, , Penelope ( molto brava e regale Anne Hathaway) è a tutti gli effetti il vero doppio di Ulisse, usa l’ingegno per difendere il proprio regno e la propria fedeltà, manipola il tempo tessendo e disfando la tela, e mentre Ulisse deve resistere alle Sirene, Penelope deve resistere a una tentazione forse più subdola, la resa, Sposare uno dei pretendenti significherebbe mettere fino all’assedio, garantire la sicurezza, seppure formale, della casa,ma cambierebbe la sua identità per sempre, invece rimanere fedele vent’anni a un fantasma richiede una forza mentale feroce. Anche Telemaco ( Bravo anche Tom Holland), vive la sua odissea, crescere senza un padre, vedere la sua casa e la madre minacciate da uomini arroganti, lo costringe a maturare di colpo, il viaggio che intraprende alla ricerca del padre, è prima di tutto la ricerca della propria spina dorsale. ISe Omero raccontava l’Odissea attraverso il mezzo più all’avanguardia del suo tempo, ovvero la poesia ofrale degli aedi, un regista moderno deve usare il linguaggio del proprio tempo per evocare la stessa meraviglia e lo stesso smarrimento, questo permette all’autore di spingersi nei territori più sperimentali senza mai perdersi completamente perché ancorato a una storia che l’umanità si tramanda da tremila anni. Rifiutando il finale omerico, il film ci dice che il vero ritorno non è occupare un posto fisico o politico, ma avere il coraggio di ricominciare daccapo ed è l’uomo che scrive il proprio finale, non gli dei, giustamente figure marginali, finisce il mito e inizia la storia, con la consapevolezza che l’univa vittoria non è vincere una guerra, ma avere il coraggio di non comatterla più, Un appunto però lo devo fare , riconosco che Nolan è un ingregnere del cinema, brilla quando deve orchestrare argomenti complessi e grandi maestranze visive, ma quando la scena richiede soltanto di fermarsi, respiraree “piangere”, il suo cinema tende a diventare un po' freddo, regalare alla scena con Argo, uno dei momenti più commoventi della letteratura mondiale, avrebbe significato un momento di abbandono e delicatezza che meritava un pizzico di commozione sfacciata, anche perché il vecchio cane riconosce il suo padrone dopo vent’anni per solo per puro e incondizionato amore.Lo stesso la scena con la nutrice. In fondo quello che rende un film un “ gran lavoro” non è l’assenza di difetti, ma la capacità di uscire dalla sala e sentire che quella storia antica parla esattamente di noi.

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