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enrico riccardo montone
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venerdì 17 luglio 2026
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quando il mito diventa umano
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Dopo la guerra di Troia, Ulisse affronta un viaggio lungo e insidioso per tornare a Itaca, attraversando mostri, tentazioni e naufragi. Ma nell'Odissea di Christopher Nolan il ritorno non è soltanto geografico: è soprattutto una lenta riconquista della propria identità, di ciò che resta di un uomo dopo la guerra e dopo le scelte che lo hanno definito.
Più che un adattamento del poema di Omero, Nolan realizza una riflessione sul peso della memoria, sulla responsabilità e sulla difficoltà di trovare una casa quando si è cambiati per sempre. La componente mitologica non scompare, ma viene ridimensionata: gli dèi osservano e sfiorano gli eventi più di quanto li determinino.
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Dopo la guerra di Troia, Ulisse affronta un viaggio lungo e insidioso per tornare a Itaca, attraversando mostri, tentazioni e naufragi. Ma nell'Odissea di Christopher Nolan il ritorno non è soltanto geografico: è soprattutto una lenta riconquista della propria identità, di ciò che resta di un uomo dopo la guerra e dopo le scelte che lo hanno definito.
Più che un adattamento del poema di Omero, Nolan realizza una riflessione sul peso della memoria, sulla responsabilità e sulla difficoltà di trovare una casa quando si è cambiati per sempre. La componente mitologica non scompare, ma viene ridimensionata: gli dèi osservano e sfiorano gli eventi più di quanto li determinino. È l'umanità dei personaggi a guidare davvero la narrazione. Le divinità diventano quasi l'eco di paure, desideri e sensi di colpa, mentre il destino prende forma attraverso decisioni profondamente umane. È una lettura che dialoga con il presente, in un'epoca in cui si cercano continuamente forze esterne a cui attribuire responsabilità, dimenticando che sono spesso le scelte individuali a orientare la storia.
Questa centralità dell'uomo trova piena espressione anche nel cast. Matt Damon costruisce un Ulisse stanco, vulnerabile e insieme ostinato, distante dall'eroe invincibile e molto più vicino a un reduce segnato dall'esperienza della guerra. Anne Hathaway dona a Penelope una forza silenziosa che evita qualsiasi stereotipo, mentre Tom Holland restituisce a Telemaco il tormento di una generazione costretta a crescere nell'assenza. Anche il ricco cast di supporto contribuisce a dare spessore a un mondo in cui ogni incontro lascia una traccia emotiva prima ancora che spettacolare.
Sul piano tecnico, Nolan conferma la sua idea di cinema come esperienza fisica. La fotografia di Hoyte van Hoytema, girata interamente in IMAX 70 mm, sfrutta il grande formato non come semplice esercizio estetico, ma come linguaggio: paesaggi sconfinati e dettagli dei volti convivono in immagini di straordinaria profondità, restituendo la sensazione di trovarsi dentro il viaggio. Il risultato è un kolossal che privilegia la materia, la luce e gli elementi naturali rispetto all'artificio digitale.
Con Odissea, Nolan dimostra che i grandi miti continuano a parlarci non perché raccontino gli dèi, ma perché raccontano noi: esseri fragili, imperfetti e in costante ricerca di un luogo da poter finalmente chiamare casa.
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[+] una cupa riflessione sul peso delle scelte umane
(di antonio montefalcone)
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ivan il matto
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venerdì 24 luglio 2026
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dolente e solenne: il nero diario di un fallimento
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Il respiro del “Cavaliere Oscuro”, le spiagge di “Dunkirk”, i sovrumani silenzi di “Interstellar”, tutte suggestioni evocative che ritroviamo puntualmente citate nell’ultimo attesissimo “Odissea” di Christopher Nolan, in uscita il 16 luglio 2026. Kolossal da 250 milioni di dollari e 3 ore di lunghezza, la pellicola vede nel testo omerico una semplice traccia di cui il regista si serve per dare campo libero alla sua inventiva, come nelle occasioni precedenti (“Oppenheimer”), essendone anche sceneggiatore e produttore. La vicenda l’abbiamo studiata tutti a scuola, conosciamo le tappe di un viaggio di ritorno ad Itaca da parte di Ulisse (in realtà Odisseo), forse più irte di difficoltà e percoli che non la decennale Guerra di Troia ormai conclusasi.
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Il respiro del “Cavaliere Oscuro”, le spiagge di “Dunkirk”, i sovrumani silenzi di “Interstellar”, tutte suggestioni evocative che ritroviamo puntualmente citate nell’ultimo attesissimo “Odissea” di Christopher Nolan, in uscita il 16 luglio 2026. Kolossal da 250 milioni di dollari e 3 ore di lunghezza, la pellicola vede nel testo omerico una semplice traccia di cui il regista si serve per dare campo libero alla sua inventiva, come nelle occasioni precedenti (“Oppenheimer”), essendone anche sceneggiatore e produttore. La vicenda l’abbiamo studiata tutti a scuola, conosciamo le tappe di un viaggio di ritorno ad Itaca da parte di Ulisse (in realtà Odisseo), forse più irte di difficoltà e percoli che non la decennale Guerra di Troia ormai conclusasi. Quello che conta maggiormente è la rilettura offerta dal regista londinese (con cittadinanza USA) che, al suo tredicesimo film, incanta e convince, come quasi tutta la sua cinematografia aveva già dimostrato, nelle scene di massa come nei momenti più intimi, in un gioco perfetto di pieni e di vuoti sempre contrappuntati da un commento sonoro incalzante che non conosce mai una sola nota fuori posto. In bilico fra la fantascienza di “Dune” (sarà per la discreta presenza di Zendaya nei panni della Dea Atena) e una prevalenza di momenti cupi e bui che rievocano le sue stesse opere come le migliori atmosfere alla Tim Burton, passiamo in rassegna le scene memorabili con Polifemo, i Lestrigoni, Circe, le Sirene, Scilla e Cariddi, Poseidone, il viaggio nell’Ade….Spettacolare ed introspettivo contemporaneamente, fra metamorfosi, fantasmi, mostri, desideri, Nolan ci parla di un protagonista, dolente ma solennemente dignitoso, (Matt Demon perfettamente in parte come tutto il notevole e sconfinato cast) schiacciato dal peso delle responsabilità rispetto alla sua gente, che lo sovrastano. Troppa brutalità, troppa distruzione, troppi morti che tormentano la coscienza di un antieroe costretto a fare i conti con il proprio fallimento esistenziale. Non sarà un caso che lo ritroviamo con Penelope imbarcato in un viaggio verso l’impossibile, disponibile ad “inseguire il sole che fugge” in luogo di un’improbabile serenità domestica troppo stridente dopo tanta barbarie. La riflessione del regista, dunque, resta cupissima benché avvincente, la cronaca della fine di una civiltà, quella che obbediva alla “Legge di Zeus”, simbolo di un mondo propenso ad accogliere chi bussava alla porta. Ed ecco allora la sequenza, nel sottofinale, della terrificante distruzione di Troia, che non può non somigliare a quella di Gaza City, simbolo di un’epoca funesta e disumana, mentre Ulisse pronuncia parole profetiche: “Altre albe verranno, crescerà una nuova civiltà disposta a dimenticare i nostri errori"
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writer58
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lunedì 20 luglio 2026
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il dolore del ritorno
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L' Odissea di Nolan è un bel film, indipendentemente dalle polemiche sulla presenza nel film di attori di origine afroamericana, della scarsa verosimiglianza delle armature o di alcuni effetti speciali un po' forzati.
E' un'opera dal respiro epico, dagli orizzonti ampi, ambientata in un'epoca in cui uomini, donne, semidei e dei interagivano liberamente sulla base di emozioni e desideri primari.
Nolan ne offre una rilettura interessante che si discosta, almeno in parte, dall'opera originale: Ulisse viene descritto come una persona consapevole del male che si annida in ogni guerra, in ogni vittoria, che sa di aver trasgredito le leggi umane e divine con il suo stratagemma del cavallo per conquistare e distruggere Troia.
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L' Odissea di Nolan è un bel film, indipendentemente dalle polemiche sulla presenza nel film di attori di origine afroamericana, della scarsa verosimiglianza delle armature o di alcuni effetti speciali un po' forzati.
E' un'opera dal respiro epico, dagli orizzonti ampi, ambientata in un'epoca in cui uomini, donne, semidei e dei interagivano liberamente sulla base di emozioni e desideri primari.
Nolan ne offre una rilettura interessante che si discosta, almeno in parte, dall'opera originale: Ulisse viene descritto come una persona consapevole del male che si annida in ogni guerra, in ogni vittoria, che sa di aver trasgredito le leggi umane e divine con il suo stratagemma del cavallo per conquistare e distruggere Troia. Un uomo che rischia di smarrire la propria identità, che in qualche modo desidera dimenticare (mangiando la pianta del loto), a cui il ritorno a Itaca non dona una vittoria piena e il ripristino della situazione precedente, consumato com'è dal senso di colpa per aver perso i suoi uomini e infranto la legge di Zeus.
Girato in formato Imax e con un cast "stellare", il film di Nolan predilige alcuni segmenti narrativi e ne trascura altri, per esempio la permanenza nel paese dei lotofagi è omesso e spostato sul rapporto con la ninfa Calipso, a volte ci sono sottolineature quasi horror (la sequenza di Circe che trasforma gli uomini di Ulisse in maiali mi è parsa angosciante e molto efficace, come anche la sequenza dei morti che dall'Ade interloquiscono con Odisseo). Matt Damon fornisce una prova equilibrata, il suo Ulisse è un eroe fragile, devastato dalla consapevolezza del peso delle sue azioni e dall'usura del tempo, la Hathaway invece interpreta con sensibilità una Penolope che abita il tempo e lo trasforma in strategia di logoramento degli avversari.
L'operazione che Nolan propone con la sua opera è quella di traformare un monumento della narrativa mondiale, con le sue mitologie, icone, paradigmi, eventi soprannaturali, simboli e commistioni tra umano e divino in una riflessione -molto moderna- sulla responsabilità, le regole, la violazione dell'ordine naturale, il senso di colpa e il peso del tempo.
L'operazione riesce solo a metà, ma l'Odissea rimane un film significativo, nonostante e forse anche grazie alle sue imperfezioni.
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alex2044
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martedì 21 luglio 2026
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finch? c''? nolan c''? speranza
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Se non è un capolavoro siamo nei paraggi . In altre mani avremmo, forse, assistito alla solita baracconata un po' crepuscolare e di maniera . Non sono un appassionato dei film storico- mitologici e nemmeno delle riletture pedestri delle opere oriìginali . Quindi ho guardato il film come se fosse una rappresentazione a se stante che prende spunto , si ma in dosi assolutamente leggere dal capolavoro di Omero , insomma solo un'ispirazione .Nolan è un gran regista al punto di trasformare, nella mia mente , i 172 minuti del film .in un'attesa di 100 minuti , con le scene che si inseguono quasi senza soluzione di continuità .Come quando si legge un libro e non si è ancora finito una pagina e si pensa già a quella successiva per vedere cosa succederà .
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Se non è un capolavoro siamo nei paraggi . In altre mani avremmo, forse, assistito alla solita baracconata un po' crepuscolare e di maniera . Non sono un appassionato dei film storico- mitologici e nemmeno delle riletture pedestri delle opere oriìginali . Quindi ho guardato il film come se fosse una rappresentazione a se stante che prende spunto , si ma in dosi assolutamente leggere dal capolavoro di Omero , insomma solo un'ispirazione .Nolan è un gran regista al punto di trasformare, nella mia mente , i 172 minuti del film .in un'attesa di 100 minuti , con le scene che si inseguono quasi senza soluzione di continuità .Come quando si legge un libro e non si è ancora finito una pagina e si pensa già a quella successiva per vedere cosa succederà .La regia è impeccabile e tecnicamente perfetta , gli attori sorprendenti ed intensi ., con una citazione di merito per Anne Hathaway , una Penelope iconica , dolente ma determinata . Matt Damon un Ulisse impeccabile sia da giovane che da più anziano . Robert Pattison un cattivo che più insopportabile non si può . Bravi tutti gli altri anche nelle parti più minimali . Le ambientazioni sono lussureggianti nella loro maestosità , i trucchi poco evidenti e quindi credibili . Le musiche ammiccanti e ammaglianti e si posano nelle tue orecchie con dolcezza e forza a seconda delle scene che accompagnano .
Ho visto il film in un cinema di periferia , la sala era esaurita e all'uscita una coda paziente attendeva di entrare . Gli spettatori erano in prevalenza giovani e festosi , una buona notizia per il cinema tutto .
Bravo Nolan hai fatto centro ancora una volta . Finchè ci sranno registi ed autori come te il "vecchio" cinema , per la data della sua invenzione , esisterà e ci farà passare ottimi momenti della nostra giornata , insomma alla prossima e continua così !
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ruger357mgm
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sabato 18 luglio 2026
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odisseo che visse molte volte
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Immaginiamo per un attimo che questo film non avesse immagini.Come era nella notte dei tempi quando un aedo, cieco come il padre Tiresia, indovino che fu uomo e donna, cominciò a declamare a sola voce, in rima e cantando, l'eterna lotta tra il bene e il male, tra amore e morte, tra Achei e Troiani, tra i bizzosi Dei e un uomo recalcitrante al fato.E immaginiamo adesso che il film che abbiamo appena visto fosse invece privo del sonoro, moncò cioé di una non indimenticabile sceneggiatura. Grazie alle magie holliwoodiane le immagini della storia che giá sappiamo ci arrivano potenti, immediate, nitide, afferriamo anche Atena che veglia e protegge il suo favorito. Avremmo saputo cogliere lo stesso il racconto a più voci che si accavallano, quello di Ulisse a Calipso e viceversa, quello di Menelao a Telemaco, quello di Ulisse a Penelope.
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Immaginiamo per un attimo che questo film non avesse immagini.Come era nella notte dei tempi quando un aedo, cieco come il padre Tiresia, indovino che fu uomo e donna, cominciò a declamare a sola voce, in rima e cantando, l'eterna lotta tra il bene e il male, tra amore e morte, tra Achei e Troiani, tra i bizzosi Dei e un uomo recalcitrante al fato.E immaginiamo adesso che il film che abbiamo appena visto fosse invece privo del sonoro, moncò cioé di una non indimenticabile sceneggiatura. Grazie alle magie holliwoodiane le immagini della storia che giá sappiamo ci arrivano potenti, immediate, nitide, afferriamo anche Atena che veglia e protegge il suo favorito. Avremmo saputo cogliere lo stesso il racconto a più voci che si accavallano, quello di Ulisse a Calipso e viceversa, quello di Menelao a Telemaco, quello di Ulisse a Penelope. La fotografia di Nolan, che non smentisce le nouances tendenti al cupo, restituisce drammaticitá ai racconti, caratterizzando un rapporto claustrofobico con il mare giá emerso in Dunkirk. La narrazione dobbiamo immaginarla come la vivrebbe un borghese del Midwest e non noi colti europei con i nostri licei classici e l'epica insegnata alle Medie. Perdoniamo quindi sottigliezze che fanno storecere il naso agli addetti ai lavori e approviamo lo sforzo pedagogico che forse potrá portare al cinema anche quelli che guardano trasmissioni televisive trash in cui si parla di altre isole, complici una Charlize Theron da urlo e un Robert Pattinson cattivissimo e assetato di sangue...La durata del film giustifica il prezzo del biglietto e il profluvio di mari tempestosi e guerrieri spietati ci fanno tornare ad una dimensione fanciullesca, anche se qualche riflessione sulla decadenza del nostro mondo rimane impressa. Damon all'altezza della prova, omerica e in odor di statuetta. Penelope a noi piaceva di più francese.
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franco bartoli
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martedì 21 luglio 2026
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l?odissea di omero, l?odissea di nolan
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Nessuno oggi è in grado come Nolan di coniugare la padronanza assoluta del mezzo filmico, nella sua declinazione tecnica più avanzata, con la capacità di scrivere storie che toccano corde psicologiche profonde.
Quella che oggi è nelle sale non è solo l’Odissea di Omero, è l’Odissea di Nolan. Un film che ci riconcilia con il Cinema della grande tradizione, quello capace di meravigliare, emozionare e commuovere.
Chi si aspettasse un action movie hollywoodiano in salsa peplum o approcciasse il film testo alla mano, cercandone la messa in scena didascalica, resterebbe deluso.
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Nessuno oggi è in grado come Nolan di coniugare la padronanza assoluta del mezzo filmico, nella sua declinazione tecnica più avanzata, con la capacità di scrivere storie che toccano corde psicologiche profonde.
Quella che oggi è nelle sale non è solo l’Odissea di Omero, è l’Odissea di Nolan. Un film che ci riconcilia con il Cinema della grande tradizione, quello capace di meravigliare, emozionare e commuovere.
Chi si aspettasse un action movie hollywoodiano in salsa peplum o approcciasse il film testo alla mano, cercandone la messa in scena didascalica, resterebbe deluso.
Il nucleo dell’Odissea, il tema eterno del viaggio dell’uomo dentro sé stesso, viene interpretato da Nolan con un lavoro profondo sulla sceneggiatura e la regia attoriale senza cedere alla tentazione di attualizzare temi che accompagnano l’uomo da sempre.
Per questo ci identifichiamo ancor di più in questo Ulisse, reso umano e credibile da un magnifico Matt Damon, nel suo viaggio fra eventi e simboli, entriamo nel suo continuo riflettere sul senso del vivere, sugli affetti, sulla responsabilità come uomo e come comandante.
La realizzazione filmica è di una qualità altissima ma la tecnica più moderna non è mai finalizzata all’effetto wow, serve invece ad elaborare visivamente i simboli estraendone il significato profondo, a volte inconscio.
La scena del cavallo arenato sulla spiaggia rende il senso della sfida estrema dell’inganno, anche morale, con le inquadrature all’interno sui greci ammassati e semiannegati ma determinati nel loro compito di morte. E i troiani trascinano l’enorme cavallo in città con uno sforzo collettivo che è psicologico, il voler credere all’inganno, all’illusione della pace, prima ancora che fisico.
Colpo di vero genio aver modellato il ciclope sul Saturno di Goya, un’operazione visiva meta-culturale che rende memorabile un momento che nelle varie edizioni dell’Odissea si è sempre scontrato con l’impossibilità della resa realistica.
E questa rielaborazione simbolica e psicologica culturalmente mediata è la cifra che caratterizza anche altri episodi del film.
La maga Circe è una donnetta tranquilla e inoffensiva che trasforma gli uomini in bestie non tanto per la potenza della magia, qui occultata in un disarmante quotidiano, ma perché sa vedere gli aspetti bestiali nascosti nel loro profondo.
Calipso è l’oblio che tanti vorrebbero, trovandolo nei fiori di loto che Ulisse mangia avidamente per cercare pace dai suoi tormenti morali, e nella dolce, lenta, serena accoglienza che la ninfa, resa perfettamente dal viso chiaro e intenso di Charlize Theron, gli offre su spiagge assolate senza confini, su un mare calmo dove il tempo non scorre.
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jonnylogan
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sabato 25 luglio 2026
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cantami o diva
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Un kolossal che solo alcuni registi potevano ambire nel rendere efficace sia da un punto di vista d’incassi, sia di critica. E di certo il regista britannico, ma naturalizzato americano: Christopher Nolan, reduce dal successo di Oppenheimer (id.; 2023), biopic dedicato al fisico che diede vita al progetto Manhattan, e tra i protagonisti della creazione della bomba atomica, rientra nel novero di questi pochi eletti. Non abbandonandosi a effetti speciali creati a PC. Cercando di prediligere una trama universale e millenaria: Il ritorno dell’eroe nella sua terra, dove nel frattempo il caos si è insediato a beneficio di traditori e approfittatori. Tutti elementi che nelle mani di Nolan diventano un modo per dare libero sfogo all’avventura di un uomo le cui scelte si ripercuotono sulle vite di sudditi e soldati; pronti a seguirne le decisioni sia belliche, sia personali e aprendo anche a una chiave di lettura pacifista, se però cercate negli anfratti di quest’opera monumentale tracce del poema Omerico, forse rimarrete delusi.
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Un kolossal che solo alcuni registi potevano ambire nel rendere efficace sia da un punto di vista d’incassi, sia di critica. E di certo il regista britannico, ma naturalizzato americano: Christopher Nolan, reduce dal successo di Oppenheimer (id.; 2023), biopic dedicato al fisico che diede vita al progetto Manhattan, e tra i protagonisti della creazione della bomba atomica, rientra nel novero di questi pochi eletti. Non abbandonandosi a effetti speciali creati a PC. Cercando di prediligere una trama universale e millenaria: Il ritorno dell’eroe nella sua terra, dove nel frattempo il caos si è insediato a beneficio di traditori e approfittatori. Tutti elementi che nelle mani di Nolan diventano un modo per dare libero sfogo all’avventura di un uomo le cui scelte si ripercuotono sulle vite di sudditi e soldati; pronti a seguirne le decisioni sia belliche, sia personali e aprendo anche a una chiave di lettura pacifista, se però cercate negli anfratti di quest’opera monumentale tracce del poema Omerico, forse rimarrete delusi. Nolan ha saputo riscriverne le parti salienti. Omettendo volontariamente i riferimenti più classici e mitologici. Dando vita a una storia dalla trama lineare e facilmente comprensibile. Omettendo di approfondire la figura di Telemaco, impersonato da Tom Holland, riducendone al minimo il peregrinare alla ricerca della figura paterna. Ma al contrario incentrando tutta la narrazione sulla figura di Ulisse, un Matt Damon che riesce a eccellere nel bel mezzo di una pletora di super star, fra le quali sono da segnalare, oltre al già citato Holland: Anne Hathaway nei panni di Penelope, Robert Pattinson in quelli di Antinoo e soprattutto John Leguizamo in quelli del fido servitore Eumeo, riuscendo a svettare come protagonista assoluto. Offrendoci prestanza fisica e appeal da condottiero. Diventando il protagonista di un ruolo non semplice, ma incarnato con profonda bravura, senza sbavature e senza sembrare l’epigono di un eroe epico. Perché l’Ulisse di Damon non è un eroe, ma un uomo normale che non riesce a darsi pace per quello che ha visto a Troia: per i saccheggi e per gli interrogativi irrisolti. Un uomo segnato nel corpo e nello spirito a causa di decisioni prese, e che come tali possono risultare fallibili, e perdite personali che lo hanno segnato profondamente. E soprattutto un uomo che desidera solamente una cosa; tornare a casa dopo anni lontano dalla sua terra, da sua moglie e dal figlio.
Le riprese sono durate oltre tre mesi. Quattro i continenti attraversati e otto le location maggiori, tra le quali svettano le Isole Eolie, le Egadi e Ostia antica. Gli incassi stanno dando ampiamente ragione a Nolan, ma le critiche per l’“americanizzazione” di un’epica, che con il nuovo continente non ha nulla a che vedere, non sono prevedibilmente mancate. Ma come detto siamo di fronte ad altro; alla rilettura di un personaggio le cui gesta si tramandano da secoli e alla visione dei suoi interrogativi più intimi e se questo vi basta potete accomodarvi.
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finmat92
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lunedì 20 luglio 2026
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il film epico che non mi ha deluso
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Un ottimo fim, veramente con certi picchi che non sono comuni lato tecnico, e pellicole così non escono tutti i giorni. Sono contento di esserlo andato a vedere in una sala IMAX e non aver ceduto alle critiche che i detrattori(?) di Nolan, prima dell'uscita in sala, hanno mosso andando ad ingigantire certi piccoli difetti. Non è un capolavoro in senso assoluto, è certamente un film epico a cui non manca l'epicità, non è solenne come può essere Dune, il che per me è solo che un bene, ma sa mantenere un buon ritmo dall'inizio alla fine spezzando le scene ed intervallandole con intelligenza.
A livello tecnico primo film girato interamente in IMAX e su questo nulla da dire, un film da esperienza cinema al 102%.
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Un ottimo fim, veramente con certi picchi che non sono comuni lato tecnico, e pellicole così non escono tutti i giorni. Sono contento di esserlo andato a vedere in una sala IMAX e non aver ceduto alle critiche che i detrattori(?) di Nolan, prima dell'uscita in sala, hanno mosso andando ad ingigantire certi piccoli difetti. Non è un capolavoro in senso assoluto, è certamente un film epico a cui non manca l'epicità, non è solenne come può essere Dune, il che per me è solo che un bene, ma sa mantenere un buon ritmo dall'inizio alla fine spezzando le scene ed intervallandole con intelligenza.
A livello tecnico primo film girato interamente in IMAX e su questo nulla da dire, un film da esperienza cinema al 102%. Purtroppo l'audio sparato a palla ha fatto si che i miei timpani esplodessero in determinati punti, non se è stato dovuto ad una pessima gestione dell'audio da parte dei gestori della sala o del team sonoro di Nolan.
Parlando brevemente della trama senza fare spoiler per chi conosce l'opera di Omero, per me è riuscita. Ciò che mi preoccupava tanto, ascoltando e leggendo le critiche mosse, prima dell'uscita in sala, era che Nolan si fosse preso così tante libertà creative che avrebbe stravolto il senso dell'opera originale andando ad intaccare gli elementi critichi dell'avventura di Ulisse, quando così non è stato. Come chi vuol farti credere che, andando in un certo ristorante, ti verrà servito un merdone gigante, ma andandoci e provando di persona noti un piatto masterchef con un piccolo pelo, il pelo è presente e dà fastidio, certo, ma è un pelino in un piatto da 3 stelle michelin. Vero, i costumi non sono accurati al 100%, un po' come gli spartani in 300, ma non stonano. L'armatura pacchiana simil Batman ci sta per il personaggio che la indossa, ed è una sola.
Il cast? unici due nei sono Ellen Page e Lupita Nyong'o, però entrambi appaiono in 2-3 scene per poco tempo che, in 172 minuti di film, te li fai scorrere senza troppi problemi. Una è un personaggio totalmente secondario e l'altra è Elena di Troia, forse il difetto più grande del film. Tuttavia sono convinto che con una discussione faccia a faccia con il caro Menelao tutti starebbero zitti quando il re di Sparta tuonerebbe "state dicendo che mia moglie non è la più bella?". Riderei. Io ben accetto che, in una cultura multietnica e meticcia come quella mediterranea e greca, qualche pelle scura possa apparire ANCHE per ruoli importanti. Se si accetta che esistano due interpretazioni rappresentative per Scilla (idra a 6 teste o corpo femminile), si può anche dire che non è il colore bianco della pelle a rendere universalmente bella una donna.
Trovo che è mancata anche un po' di cura nel dettaglio fisico degli attori, laddove ti aspetti barbe incolte, capelli lunghi, pelle ustionata dal sole, corpi dimagriti e deperiti a causa del digiuno trovi uomini palestrati in forma con capelli e barba ordinati, si poteva lavorare di più su questo aspetto. Il film manca anche di certe scene coreaografiche o iconiche che sappiano regalare una immortalità alla Il Gladiatore o Troy per capirci, almeno secondo me.
Pellicola, al netto dell'audio spaccatimpani, da 9+/9,5, ergo 5 stelle.
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imperior max
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sabato 25 luglio 2026
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un bel kolossal epico, ma inutilmente retorico.
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ODISSEA.
13esimo film per Christopher Nolan, uno dei cineasti più in voga e più discussi sia dal pubblico giovane che da quello più maturo, dove si cimenta per portare su grande schermo un pilastro della letteratura classica greca. Per diversi mesi, tra notizie e trailer, se ne sono dette di cotte e di crude per la Elena nera e l’Achille transgender (poi rivelatosi Sinone) e dividendo puristi dell’opera omerica o presunti tali. Una mossa di marketing molto conveniente alla fine dati gli incassi registrati e appena cominciati. Ovviamente sapevo che ci sarebbero stati dei cambiamenti e che Nolan avrebbe adattato l’Odissea per andare a parare in una direzione precisa con tanto di cifra stilistica.
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ODISSEA.
13esimo film per Christopher Nolan, uno dei cineasti più in voga e più discussi sia dal pubblico giovane che da quello più maturo, dove si cimenta per portare su grande schermo un pilastro della letteratura classica greca. Per diversi mesi, tra notizie e trailer, se ne sono dette di cotte e di crude per la Elena nera e l’Achille transgender (poi rivelatosi Sinone) e dividendo puristi dell’opera omerica o presunti tali. Una mossa di marketing molto conveniente alla fine dati gli incassi registrati e appena cominciati. Ovviamente sapevo che ci sarebbero stati dei cambiamenti e che Nolan avrebbe adattato l’Odissea per andare a parare in una direzione precisa con tanto di cifra stilistica. E per quanto mi riguarda l’obiettivo è stato portato a casa, tra alti e bassi.
Ad Itaca Telemaco, figlio di Ulisse ed erede al trono, sente i canti delle imprese di Agamennone e dei micenei nella guerra di Troia durante un banchetto dei proci, nobili pretendenti della regina Penelope, e discute con la madre sul ritorno del padre, tra speranze e disillusioni. Una volta chiesto il parere del fedele e amico di Ulisse Eumeo e dopo un confronto acceso con Antinoo, a capo dei proci, per aver maltrattato il cane Argo decide di recarsi a Sparta per chiedere notizie più dettagliate a Menelao, fratello del re Agamennone, e di cercare rinforzi per prevenire ulteriori rovesciamenti di potere ad Itaca. Nel frattempo Antinoo sta’ progettando di fare fuori Telemaco, così da non avere più ostacoli per diventare re di Itaca a fianco di Penelope.
Ulisse è nell’isola di Ogigia, tenuto al sicuro dalla dea Calipso, senza i ricordi del suo passato a causa dei fiori di loto offerti da lei, ma che gli donano conforto. Notandolo sempre più incupito, introverso, svuotato, devastato e con una grande voglia di tornare a casa nonostante gli anni passati, Calipso decide di non farglieli mangiare, in modo da recuperare lentamente la memoria. Comincia così il racconto di Ulisse su ciò che ha vissuto: dalla fine della guerra di Troia al saccheggio di un villaggio, dall’isola di Polifemo ai Lestrigoni, dall’isola di Circe a Tiresia nell’Ade, dalle Sirene a Scilla e Cariddi, fino ai sacri buoi di Trinacria e l’ultimo naufragio della sua nave. Il tutto arrivando alla resa dei conti ad Itaca per riprendersi il trono fino ad un finale particolare.
Anche stavolta Nolan gira tutto in IMAX e produttivamente parlando è già un’impresa titanica e questo lo si nota dall’uso pratico della filigrana e la compattezza della fotografia tendente a colori leggermente desaturati negli esterni e con luce naturale negli interni, specie con i fuochi accesi, donando enormi contrasti tra la luce e il buio più totale. Inutile dire che il rapporto di visione cambia a seconda della sala e il formato fisico scelto, ma senza troppe differenze nei particolari messi in campo. Delle ottime inquadrature, diversi campi e controcampi ben studiati nelle scene dialogate, dei primi piani e piani sequenza che in più di un’occasione mostrano una solennità epica non da poco, come l’entrata di Agamennone a Troia, l’apparizione di Polifemo e dei Lestrigoni, ma anche nei campi larghi del cavallo di Troia o nelle sequenze delle Sirene e di Scilla e Cariddi. Perfette le scene in mare, molto realistiche e immersive di notte. Possiamo dire ottime le scenografie delle città e dei paesaggi, i costumi, gli effetti speciali analogici, di trucco e prospettici nel ricreare Polifemo e i Lestrigoni e in piccola parte digitali in Scilla e Cariddi. Un montaggio parallelo fino alla parte finale con Calipso e senza linearità narrativa che in alcuni punti può disorientare nella comprensione, ma volutamente per dar forma alla frammentazione della memoria. Mentre da Itaca in poi si rimane più lineari con risultati generali di un ritmo ben contenuto. Ludwig Göransson ritorna alle musiche, stavolta meno invasive rispetto ad Oppenheimer, ma più concentrate nelle atmosfere, nelle azioni dei personaggi e con un sonoro veramente bomba come nelle scene di Polifemo, delle Sirene e dell’arco di Ulisse.
Le scene d’azione, soprattutto nelle battaglie e con più persone a schermo, sono dinamiche e anche impattanti, ma non sempre fluide e chiare, riconfermando che non sono mai state la specialità del regista. Interpretazioni buone nella media. Un Matt Damon anche calato fisicamente e nelle espressioni, ma non sempre di faccia, Anne Hathaway fa’ una Penelope credibile nella sua algidità e austerità, Tom Holland ci prova a fare Telemaco, ma rimane sempre lui, Robert Pattinson è un ottimo e viscido Antinoo, Zendaya e Mia Goth se la cavano come Atena e la serva Melanto, buonissima Charlize Theron nel fare Calipso, Jon Bernthal come Menelao è convincente, molto sorprendenti Benny Safdie e John Leguizamo nei ruoli di Agamennone e Eumeo (i migliori a mio avviso), direi ottimi anche Lupita Nyong'o ed Elliot Page con buona pace dei detrattori e un’accesissima Samantha Morton nel ruolo di Circe.
Prendendo ispirazione dalla traduzione di Emily Wilson il film cambia un bel po’ di cose dal poema classico inserendo personaggi, modernizzando il linguaggio, modificando dinamiche e contesti e tagliando molte scene, soprattutto nella prima parte. Ma tutto ciò per approfondire due elementi principali, già presenti nel racconto, ma con una chiave di lettura diciamo più progressista, pacifista e anche attuale: la legge dell’ospitalità greca e i popoli del mare. L’infrazione della prima e la nascita dei secondi con conseguente decadenza della civiltà occidentale e la fine dell’Età del Bronzo. E queste sono intrecciate con un Ulisse molto più schivo, complessato, pieno di rimorsi e sensi di colpa con conseguente sindrome da stress post traumatico, dunque più umanizzato e vengono meno l’eroicità, l’arguzia e l’arroganza verso gli dèi e il destino. Con un percorso emotivo via via più in crescendo di conoscenza, impotenza, consapevolezza, elaborazione, rassegnazione e requiem con il mostruoso e distaccato Polifemo, i corazzati e forzuti Lestrigoni, una Circe rancorosa da puro bodyhorror animalesco e stregonesco, un Ade incenerito rivelatorio, consigliere e sconsolante, Sirene tentatrici e letali, gli inevitabili Scilla e Cariddi, un’isola dei buoi con dura prova di lealtà divina e umana e una Calipso come ago della bilancia per trattenere o liberare Ulisse. Un’ultima ora ad Itaca con l’ultimo saluto al cane Argo, un dialogo da confessionale vero e proprio tra Penelope ed Ulisse sotto mentite spoglie dove un colpo di scena mette in discussione la figura di Ulisse e della dea Atena e tutto ciò che ne è conseguito. Diverse rinfacciate tra personaggi, la prova dell’arco, un combattimento corale e rocambolesco e un finale da espiazione e aperto alla speranza.
Dei personaggi più o meno squadrettati: Penelope in conflitto tra la disillusione e l’amore per Ulisse sigillato dalla promessa per il suo ritorno e con un’isola da regnare, Telemaco speranzoso e incuriosito dalla figura del padre e con rancori verso i Proci, Antinoo che serpeggia nella coorte del palazzo reale e per tentare Penelope nel voltare pagina, Sinone che mostra la sua lealtà ad Ulisse a caro prezzo, Elena ridotta a trofeo di guerra di Menelao con amara consapevolezza, quest’ultimo messo più in positivo come alleato di Telemaco e come compagno d’arme di Ulisse, l’aureggiante Agamennone che con austera compattezza conquista Troia, ma con conti in sospeso successivi a suo sfavore e il fedele e cieco Eumeo con un carisma bello profondo e per nulla sprovveduto.
Tanti pregi e tante ambizioni che, anche per un gigante come Nolan, comportano dei rovesci di medaglia non da poco. Già da anni il regista è noto per la sua freddezza e algidità e i personaggi da lui trattati non sempre sono ben bilanciati tra emotività e percorsi emotivi credibili. In questo caso, almeno dalla maga Circe in poi, Ulisse diventa più credibile. Prima però il suo invadere un villaggio pacifico, l’impeto di arroganza con una frecciata contro Polifemo e l’essere incauto contro i Lestrigoni non combaciano con il suo stato d’animo. E non sarebbe un problema se non fosse per quel colpo di scena rivelatorio ad Itaca che mette a repentaglio il rapporto di causa ed effetto. E anche le questioni della legge dell’ospitalità infranta e i popoli del mare vengono intaccate diventando alla fine pretesti retorici e poco concrete, tranne per i Proci che disonorano l’ospitalità ad Itaca prendendo ad esempio i canti della guerra di Troia.
Senza contare alcune cadute nella messinscena dove vedono anemiche certe scene di fatto cruente come Polifemo che divora un soldato, accompagnato tra l’altro da stacchi di montaggio troppo netti, i Lestrigoni che rimangono troppo puliti e anche poco approfonditi. La sequenza di Telemaco e nel suo tentato omicidio è sbrigativa e quasi incastrata a forza. Scene di combattimento appunto non sempre eccellenti nel campo d’azione, soprattutto in massa e in particolare nel massacro dei Proci ad Itaca che diventa alla lunga confusionaria, caciarona e sopra le righe. Antinoo diventa a tratti la macchietta di se stesso pur rivelandosi volutamente un codardo e il duello tra Telemaco e il procio che getta le armi ai compagni diventa anch’esso forzato. Il finale, per quanto intenzionato allo spiraglio di speranza e di espiazione, diventa troppo retorico e poco affettivo, visti lunghi trascorsi dei personaggi.
Un film tutto sommato buono, più fruibile di Oppenheimer, ma decisamente inferiore che vive di una grandissima tecnica, soluzioni di messinscena sublimi, una trama interessante, ma con una sostanza che si sposta più sulle cause che sugli effetti.
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luciano sibio
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mercoledì 22 luglio 2026
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ulisse il super eroe
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Diciamo la verità ma a Hollywood i film servono a fare soldi in termini di profitti e stipendi per chi ci ha messo del suo,e per fare soldi significa chiamare più gente a vedere il film perchè la gente ci si diverta. Quindi qui, chi rimarca gli strappi dall'originale di Omero, o alcune sviste nella sceneggiatura oppure nella scenografia per cui, non so, si usano navi vichinghe con sopra gli antichi greci, sta solo perdendo tempo e lo sta facendo perdere a chi legge. Il film sotto il punto di vista della gradevolezza scenica e dell'azione è appena sufficente,sicuramente al disotto del "Gladiatore". Alcuni effetti sono simpatici, anche se le ricostruzioni scenografiche alcune volte lasciano un pò a desiderare e si nota troppo il posticcio.
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Diciamo la verità ma a Hollywood i film servono a fare soldi in termini di profitti e stipendi per chi ci ha messo del suo,e per fare soldi significa chiamare più gente a vedere il film perchè la gente ci si diverta. Quindi qui, chi rimarca gli strappi dall'originale di Omero, o alcune sviste nella sceneggiatura oppure nella scenografia per cui, non so, si usano navi vichinghe con sopra gli antichi greci, sta solo perdendo tempo e lo sta facendo perdere a chi legge. Il film sotto il punto di vista della gradevolezza scenica e dell'azione è appena sufficente,sicuramente al disotto del "Gladiatore". Alcuni effetti sono simpatici, anche se le ricostruzioni scenografiche alcune volte lasciano un pò a desiderare e si nota troppo il posticcio. Quello che mi ha colpito invece è che nonostante quanto sopra Nolan fa una scelta di montaggio che mi ha lasciato molto perplesso perchè rinuncia alla consecutio temporum, per cui passato, presente e futuro si intrecciano.Questo succede sempre quando si privilegiano le tematiche o le descrizioni psicologiche, cose che entrano in aperto conflitto però con tutto il resto rendendo meno fluida l'azione e la storia stessa.Anche perchè,Nolan come qualsiasi regista che abita dalle parti di Hollywood non ha nè le capacità intellettuali per farlo in maniera accettabile, nè i giusti appoggi della produzione. Quindi non mi attarderò a sottolineare la pateticità e ruffianeria di certi richiami alle denunce della guerra,all'amore per la pace e per la famiglia. Un discorso a parte merita invece il finale da super eroe di Ulisse ma si sa che chi di Hollywood si ciba di Hollywood deve anche saper digerirne il vacuo .
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