Il film, attraverso il rapporto tra un giovane cresciuto in Norvegia e lo zio arrivato dal Kurdistan iraniano, affronta con ironia e sensibilità il tema della migrazione e il rapporto con le proprie radici. Espandi ▽
Akam, giovane di origine curda che lavora come insegnante di letteratura in una scuola di Oslo, riceve a sorpresa la visita di suo zio Khdr, apparentemente appena arrivato dal Kurdistan. L'ospite inatteso si mette subito a proprio agio e nonostante l'imbarazzo di Akam non mostra alcun segno di volersene andare. Diviso tra il senso del dovere e il bisogno di libertà, Akam comincia a sospettare che, in realtà, la visita di Khdr nasconda qualcosa.
Il film gioca ironicamente con gli stereotipi culturali, opponendo il tradizionalismo un po' grezzo dell'uomo mediorientale allo schizzinoso senso di superiorità dei norvegesi, «le persone con i capelli gialli» come le chiama Khdr.
Il film di Brwa Vahabpour è un'ideale operazione di riscrittura: non di una fiaba, come si vede nel finale intenso e per l'appunto metaforico, ma il suo contrario, di una tragedia affrontata con inevitabile leggerezza. Tocca poi al singolo individuo, ad Akam e di rimando a ogni spettatore del film, comprendere fino a che punto la storia di Khdr - il suo dramma, la sua fuga dall'ingiustizia, la sua condizione di clandestino - sia in realtà una condizione universale.