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Rassegna stampa di Ousmane Sembene

Ousmane Sembene (Sembene Ousmane) è un attore senegalese, regista, scrittore, sceneggiatore, è nato il 1 gennaio 1923 a Zinguinchor (Senegal) ed è morto il 9 giugno 2007 all'età di 84 anni a Dakar (Senegal).

UGO CASIRAGHI

Hanno scritto libri su di lui in Francia e in Gran Bretagna. Lui stesso ha scritto una decina di romanzi (o raccolte di novelle). E ha realizzato una decina di film, di corto, medio e lungo metraggio. Ma nessuno dei libri su di lui, nessuno dei suoi romanzi (o raccolte di novelle) è stato mai tradotto in italiano. E fino a oggi nessuno dei suoi film era stato distribuito regolarmente in Italia. Nemmeno Il vaglia che pure fu premiato alla Mostra di Venezia del 1968 dalla critica internazionale.
Oggi la tendenza si è invertita con l'uscita di Campo Thiaroye. Si porrà finalmente rimedio alla nostra colpevole inerzia culturale anche per il passato? Non osiamo sperarlo. L'ultimo film, premio speciale della giuria l'anno scorso a Venezia, è uscito a Milano perché ci ha pensato un locale «storico», l'Anteo, legato alle battaglie di cultura cinematografica condotte fin dagli anni Quaranta-Cinquanta.
Stiamo parlando, è chiaro, di Ousmane Sembene o, alla senegalese, Sembene Ousmane, dato che in Senegal il cognome precede il nome come in Ungheria, Cina, Giappone e altri paesi. Notevole come scrittore, è notevolissimo come cineasta. Da un quarto di secolo è anzi il più grande cineasta africano, il più popolare e premiato, il più famoso e intervistato nel mondo. Per accompagnare i suoi film Sembene ha percorso in lungo e in largo non solo l'Africa, ma l'Europa, l'Asia, le Americhe.
Titoli come Borom sarret (Il carrettiere, 1962), Niaye (1964), La Noire de... (1966), Mandabi o Le Mandat (Il vaglia, 1968), Emitai (Il dio del tuono, 1971), Xala (1975), Ceddo (1977) e ora, dopo dieci anni di silenzio, Campo Thiaroye, costituiscono le tappe essenziali nel cammino di un regista che, per la sua attività artistica ma anche di promozione culturale e politica, è stato chiamato «il papa (ma anche il papà) del cinema africano», e la cui conoscenza è indispensabile per chiunque voglia avere del Continente nero un quadro autentico.
Come produzione e come spirito, del resto, Campo Thiaroye è un film non soltanto senegalese ma africano. E nel farlo Sembene si è certamente dimostrato più papà che papa, associando nell'impresa Thierno Faty Sow, che firma con lui la sceneggiatura e la regia, ed era un bambino all'epoca degli avvenimenti narrati. Diciassette anni di differenza tra i due e, quindi, anche un diverso modo di guardare alle cose e al cinema. Proprio questo ha stimolato Sembene, un uomo che discute sempre con tutti, che vive come vive la sua gente, che portava in bicicletta le bobine di Ladri di biciclette per proiettarle in tutti i villaggi senegalesi. Un giorno ci disse che noi italiani non potevamo capire Ladri di biciclette. Per capirlo fino in fondo, avremmo dovuto fare come lui.
Nato il 1 gennaio 1923 a Ziguinchor in Casamancia, nella sua vita ha fatto molti mestieri: pescatore, meccanico, muratore, artigliere nelle truppe coloniali francesi durante la guerra (in Emitai, il film suo che più assomiglia all'ultimo, appariva egli stesso in divisa da fuciliere); poi per soli :tre mesi operaio alla Citroën di Parigi, e per parecchi anni portuale e sindacalista militante a Marsiglia. L'esperienza di lavoratore immigrato gli dettò il primo romanzo, Docker noir (Portuale nero), pubblicato in Francia nel 1956. Seguirono, sempre in francese, O pays, mon beau peuple (1957), Les bouts de bois de Dieu (1960), Voltaique (1961), L'Harmattan (1963), Véhi-Ciosane e Le Mandat (1964), Xala (1973) e, in due parti, Le dernier de l'Empire (1981). Noterete che Le Mandat e Xala hanno preceduto i rispettivi film. Ma anche La Noire de... si basava su un racconto di Voltaique.
Questi libri dimostrano che un autodidatta può diventare scrittore, e scrittore di primo piano, se ha cose da raccontare. Sembene ne ha sempre avute tante, e sempre più di soggetto senegalese. Tuttavia un corso di cinema a Mosca, dove ebbe per insegnante il grande Donskoj della Trilogia di Gorkij (in certo senso Sembene è diventato scrittore partendo dalla vita, esattamente come Gorkij), lo introdusse a una diversa scelta. Pur non abbandonando, come s'è visto, la letteratura, capi che i suoi racconti non avrebbero mai raggiunto la maggioranza analfabeta del suo popolo. All'analfabetismo si reagisce meglio col cinema, che è una lingua più diretta e può essere seguita da tutti.

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