Quanti sapevano che il più scandaloso gay della folle Parigi delle avanguardie aveva avuto due passioni femminili? La prima, per un'allegra ballerina, forni materia per il suo romanzo d'esordio ora tradotto in italiano. Una storia infelice, quasi uguale alla seconda. Con una nipote dello zar.
A vent'anni, Jean Cocteau andava a teatro e all'Opera con la madre. Nei salotti del Faubourg SaintHonoré li invitavano in coppia. La signora, indulgente sui gusti gay del figliolo, si allarmò moltissimo due volte: quando Cocteau si legò a due donne. La prima volta fu nel 1910. Madeleine Carlier aveva le guance tonde, una capigliatura torrenziale e un piccolo broncio fisso; una Brigitte Bardot anzitempo. Dimostrava vent'anni, ma ne aveva 28, sette più del Principe frivolo - come chiamavano Cocteau, dal titolo di una sua deplorevole raccolta di versi. Con la sorella, erano «più famose dei loro numeri di ballo»; erano insomma due cocottes. Madeleine ispirò subito a Cocteau dei meravigliosi disegni erotici, in cui lei gli prendeva il sesso tra i seni; e gli ispirò anche il desiderio di avere un figlio. Madeleine era incinta quando Cocteau la presentò alla madre. Parlò di nozze; la signora scuoteva il capo: «Povero Jean, con una vecchia...». Madeleine comunque non ricambiava il poeta, che soffriva terribili dolori; girava «con un coltello molle nel petto», e vertigini «da montagne russe»; quando lei abortì, fu la fine della storia.
Una cosa simile gli sarebbe capitato pure, vent'anni dopo, con il suo altro amore eterosessuale Natalie Paley. Natalie era parente di due assassini di Rasputin, e nipote di zar; con i tratti perfetti dei Romanov, bionda e algida, «la banchisa si richiudeva sempre» sul suo volto versatile. Anche con Natalie, Cocteau si era preparato a allevare un suo piccolo zar: lei si liberò di entrambi.
L'amore per Madeleine riaffiorò nel primo romanzo di Cocteau, «magro, febbrile» e spiritosissimo, come era lui. Le grand écart, La spaccata, compare ora per la prima volta in italiano, tradotto da Francesco Bergamasco per Castelvecchi, e con le illustrazioni originali, sottili e profonde come nervature (pp. 144, euro 16,50).
Nel 1923 Cocteau tesse il suo romanzo come una conversazione mondana: si avvicendano a ritmo accelerato e svagatissimo battute, osservazioni paradossali, aneddoti divertenti; le strazianti vicende del suo amore infelice e della «notte del corpo umano» sono raccontati di profilo, come pettegolezzi. Delle sorelle Carlier (nel romanzo, Louise e Germaine) si dice: «Louise assomigliava a Germaine come il calco in gesso al' statua di marmo. Ovvero: erano uguali, salvo in tutto il resto».
Il protagonista le scopre allacciate nel sonno: «Dormivano, avvinghiate come delle iniziali. Immaginatevi la regina di cuori senz'abito». La madre delle ragazze è una signora semplice. Si parla di una «superba statua di Enrico IV; le chiedono se si trattava di una statua equestre. Lei esitò, poi rispose: "così così", dando in un baleno la definizione di centauro».
Un intero romanzo costruito - come la fulminante carriera mondana di Cocteau - su un eccesso di spirito, potrebbe sembrare, in quel '23 di tutte le avanguardie, un esperimento. Ma Satie, Stravinsky e Picasso hanno insegnato a Cocteau «a correre più svelto della bellezza, il che dà l'impressione di voltarle le spalle».
La natura unica di questo primo romanzo di Cocteau è sorretta da palizzate che circoscrivono ogni esuberanza, ogni tic, facendo riposare l'impasto magnifico del rischio d'amore in una lingua purissima e scarna, nervosa e affilata come il profilo dell'autore. E poi era entrato nella sua vita Ravmond Radiguet, che a quindici anni, con la sua faccia pesante e ostinata, sapeva tutto, e diceva - nell'epoca in cui era indispensabile essere originali -: «bisogna t scrivere come tutti gli altri», e anzi: «bisogna copiare».
Per farlo lavorare, «toccava chiuderlo, e scappava dalla finestra». Cocteau, - che si era innamorato di quel genio adolescente, lo aveva requisito e portato vicino a Tolone, nel Lavandou, che era allora un deserto di sabbia e mare. Sulla terrazza di legno di un alberghetto (l'elettricità? si era informato Cocteau: «arriva da un momento all'altro», avevano assicurato; l'acqua si tirava su coi secchi) Radiguet scriveva diligentemente, come uno scolaro. E mentre lui componeva il racconto asciutto e amorale che radeva al suolo i valori della Grande Guerra, Il diavolo in corpo, primo bestseller del secolo, Cocteau sentì ricomporsi la sua storia fallita con Madeleine. La chiamò, all'inizio, La pietà d'ombra - «metà ombra, metà luce: così sono illuminati i pianeti. Una metà del mondo riposa, l'altra lavora»; la forza, misteriosa, è tutta dalla parte della metà che sogna. Alla madre scriveva: «Sarà un cuore ricco che cammina sui bordi di Parigi come un sonnambulo sui cornicioni di un tetto».
Fu così la storia del suo lato in ombra, sensibile a morte, ma colto dal punto di vista della ribalta, brillante di tutti i riflettori, i proiettori di scena, il lamè e le paillette di quello spirito mirabolante. L'impasto era, è rimasto, unico e inimitabile; essenziale, scucito; abbagliante, specialmente quando si tratta di descrivere la distanza di due diverse forme d'amore: «Germaine si concedeva il lusso di un mazzo di fiori composto dal fiorista. Quanto a lui, metteva radici».
Perciò il titolo cambiò; diventò La spaccata, una prodezza del balletto, figura danzante della distanza, di una distorsione e di uno squarcio. Bisognava infatti ricomporre alla svelta la maschera, «il cuore è un capo che non si porta più».
Da Il Venerdì di Repubblica, 12 giugno 2009