GIULIA D'AGNOLO VALLAN
Brasiliana, ha 24 anni e porta il cognome della più famosa attrice carioca, che infatti è sua zia. Ecco come questa rappresentante della seconda generazione sta dando la scalata a Hollywood. Con successo: esce ora negli stati uniti il kolossal I am a legend, dov'è: protagonista con Will Smith. Siamo andati a intervistarla mentre girava il film.
«Very nice», «really vice», «truly special»,… «very nice». Nello spazio freddo e cavernoso di im arsenale di Brooklyn, la conversazione di Alice Braga è inframmezzata di continue, sincere (per quanto generiche) esclamazioni di apprezzamento e piccole pause di esitazione - quando una parola in inglese le rimane sulla punta della lingua. Ogni tanto abbassa le ciglia lunghissime, ti guarda dal giù in s o e, sorridendo: «Scusi, la mia pronuncia…».
L’autopresentazione è timida, modesta, piena di meraviglia e di voglia di imparare - perfetta per una ventiquattrenne brasiliana appena «arrivata a Hollywood». Eppure non puoi fare a meno di pensare che, sotto le spoglie di questo agnello, ci sia, se non proprio un lupo, almeno una volpe.
Dove l'avrebbe trovato se no, Alice Braga, il fuoco per farsi definire «una delle presenze sessuali più forti ed esplicite del cinema mondiale» da A. O. Scott, critico del New York Times abitualmente assai frigido? Il film (il suo terzo) si intitolava Cidade Baixa, un livido Jules et Jim degli slum di Bahia, diretto dall'esordiente Sergio Machado, dove Braga è una spogliarellista/prostituta che s’innamora contemporaneamente di due amici fraterni. I risultati disastrosi del triangolo - coreografato in un elaborato numero di strip tease («La sequenza più difficile, non perché ero nuda ma perché dovevo sedurre due uomini allo stesso tempo e con la stessa intensità») e numerose scene di sesso appassionato e consumato in fretta, su uno sfondo di miseria, traffici criminali e pugilato - si possono facilmente immaginare.
A Cannes 2005 il film, ribattezzato Lateer City, aveva fatto sensazione. Altrettanto sensazionale il suo lavoro precedente, Cídade de Deus, un Los Olvidados carioca ambientato nell'omonimo ghetto di Rio, per la regia di Fernando Meireilles (l'altro export brasiliano di successo «global» dopo Walter Salles). Proprio Meirelles, da allora, è diventato uno degli sponsor più entusiasti della giovane attrice.
In realtà un po' di fuoco Alice Braga (figlia di un giornalista di San Paolo e di un'attrice/regista di teatro) lo ha comunque garantito nel Dna, visto che la sorella di sua madre è la «Brazilian sensation» degli anni Ottanta Sonia Braga. Una zia che dice di non aver frequentato molto («Mentre crescevo lei viveva negli Stati Uniti. Adesso che ci vivo io lei è spesso in Brasile») ma il cui percorsa-oltre che l'uso esplicito, ardito della sensualità - l'ha ispirata di sicuro. Anche se per Alice (in sync con i nostri tempi meno spericolati e ironici) sono un «no» sia le telenovelas sia i servizi su P1ayboy, mentre la famosa zia era una habitué di entrambi. E che dalla zia voglia, in definitiva, prendere le distanze si capisce quando, alla domanda: chi è l'attrice di casa sua che preferisce?, invariabilmente risponde: Fernanda Montenegro. Una grande interprete, senza dubbio (sfiorò l'Oscar con Central do Brazil), ma tutto fuor che una bomba del sesso.
Quando nel 1981 Hollywood aveva. Scoperto Sonia Brago (in Eu te Amol'Europa ci aveva messo meno: di Sonia si era innamorata nel 1976, all'uscita di Dona Fiore i suoi due maritiprima che la sua fama esplodesse con Il bacio della donna ragno), la star brasiliana era l'unica attrazione latina sul mercato americano, una rarità esotica. Oggi con Salma Hayek, Jennifer Lopez e altre emergenti come Eva Mendes il panorama è più competitivo. Ma l'arrivo in terra yankee di Alice è passato tutt'altro che inosservato. Al momento impegnata nelle riprese di Repossession Man, al fianco di Jude Law e Forest Whitaker, la ragazza ha già finito di girare il nuovo film di Meireilles, Blindness (con Julianne Moore e Gael García Bernal), il nuovo film di David Mamet, Redbelt, e Crossing Over con Harrison Ford e Sean Penn, un attore non poco esigente che però (a dar retta ai gossip) sarebbe rimasto a bocca aperta davanti a Brago. Per la stia bravura. E per i suoi begli occhi.
Brago dichiara di non avere nessuna intenzione di lasciare nella polvere «A Piccoli film brasiliani o i cortometraggi che mi chiedono di interpretare i miei amici: tornerò sempre a lavo rare giù a casa». Intanto, però, prossimamente sui vostri schermi (a dicembre negli Usa, a gennaio in Italia) la vedrete in tiri film costato una cifra sufficiente a coprire per un anno l'intera produzione cinematografica del sito Paese., I am a Legend, l'ultimo adattamento del capolavoro fantascientifico di Richard Matheson. Già portato due volte al cinema (Man on Earth, con Víncent Price, girato a Roma, e The Omega Man, con Charlton Heston) e ispiratore del ciclo-zombie di George Romero, il romanzo di Matheson arriva adesso in sala nella stia versione più opulenta - compresa una New York postapocalittica invasa l'alberi e belve, ponti di Brooklyn minati, mostri cannibali. Will Smith è Neville, «l'ultimo uomo rimasto sulla terra» dopo un'epidemia che ha lasciato il pianeta deserto a eccezione dei mostri di cui sopra.
«Il mio personaggio si chiama Anna, una donna che lotta per sopravvivere in un luogo senza futuro, quasi senza senso. Che senso ha essere vivi senza nessun altro?», si chiede Braga (che non ha letto il libro né ha visto i dite vecchi adattamenti). L’intervista si svolge in un arsenale di Brooklyn perché li sono collocati i set del film; ci riceve nella casa dove si rintanano lei e il protagonista assediati dai mutanti. «Ma Anna è anche un emblema di speranza. Un controcanto alla paranoia e al nichilismo di Neville»,, si infervora.« Lei vuole recuperarlo…», aggiunge -prima di girarsi con apprensione verso una signorina dell'ufficio stampa Warner Bros per assicurarsi di non stare rivelando dettagli top secret della trama. «Vede», dice rivolgendosi di nuovo a me, «sono veramente nuova di questo business. Piena di incertezze. Ma è magnifico avere l'occasione di capire come funziona tino Studio, l'industria del cinema. Ho il permesso di lavoro e un'assicurazione! E mi mantengo facendo quello che mi piace di più, mentre tutti i giovani attori, in Brasile, sono costretti a fare anche pubblicità, tv o teatro per andare avanti».
Per il suo partner da molti milioni di dollari a film, Brago ha (naturalmente) Parole di totale ammirazione: «Will m'ha insegnato a credere nella magia dei momento, a buttarmi in una scena con passione. Da lui ho imparato tantissimo. Mi ha presa sotto la sua protezione…». Come tutto, del resto, anche Will Smith ë
Da Lo Specchio, Dicembre 2007