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michael direnzo
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lunedì 12 gennaio 2026
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e'' stato un atto politico!
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Premetto, questa recensione è solo per chi il film l'ha già visto. Non farò alcuno Spoiler.
Io, che avrei voluto in una sola recensione combattere il mondo intero. L'autoreferenzialità dei cinefili assetati di minuti dorati, quelli che vendeva Warhol nelle gallerie spente del mondo, che colorava senza saggezza sulle bocche stanche della borghesia. Difatti ne esiste una nuova di borghesia oziosa e viziata, quella del sentito dire. Quella della presunzione egocentrica-narcisistica, che presuppone di posizionare un piedistallo accanto a chi fa, così da giudicare da una posizione sufficientemente alta. La giusta altezza per credersi in grado di accostare Fellini a Sorrentino.
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Premetto, questa recensione è solo per chi il film l'ha già visto. Non farò alcuno Spoiler.
Io, che avrei voluto in una sola recensione combattere il mondo intero. L'autoreferenzialità dei cinefili assetati di minuti dorati, quelli che vendeva Warhol nelle gallerie spente del mondo, che colorava senza saggezza sulle bocche stanche della borghesia. Difatti ne esiste una nuova di borghesia oziosa e viziata, quella del sentito dire. Quella della presunzione egocentrica-narcisistica, che presuppone di posizionare un piedistallo accanto a chi fa, così da giudicare da una posizione sufficientemente alta. La giusta altezza per credersi in grado di accostare Fellini a Sorrentino. Citare e controcitare qualcosa che non solo il film dichiara, ma delinea con purezza e candido tepore di esserne rapito. Fellini è la mano di Dio per Sorrentino. Fellini è nato, ha prodotto ed è vissuto per essere la salvezza di questo uomo tormentato dal più profondo dei dolori. Quale saccenza si dichiara al regista? Quella di raccontarsi e confessarsi come salvato dall'ispirazione di un idolo?. Quella di richiamare immagine agli amanti del suo stesso amore? Quello di pensare che tale bellezza andasse conosciuta attraverso la sua contemporanea e risonante medialità? Con estrema presunzione, la stessa di chi difende le proprie idee, giuste o sbagliate che siano, impongo il mio pensiero. Sorrentino ha dato sé steso. Ha dato il suo tributo all'uomo che lo ha iniziato sul cammino della passione, che non l'ha fatto impazzire di dolore. Il popolo aveva Maradona, Sorrentino aveva Fellini ed io avevo Carlos Santana. Beh, il popolo ha inventato la borghesia del vacuo itenere, commentatori spiccioli di opinioni altrue. Io non sono mai diventato un chitarrista. E noi tutti, stiamo commentando l'opera di un uomo coraggioso.
A i posteri, l'ardua sentenza.
Voto 8,5.
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ferdybeat
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domenica 3 novembre 2024
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trito, vetusto e melenso
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Trama inesistente, atti di pedissequo servilismo all'onirismo felliniano, esposizione di corpi femminili di un erotismo più squallido della pornografia stessa, messo a bella posta per fare da contraltare alla sinuosità di un paesaggio napoletano costantemente "da cartolina".
Tragedie umane presentate con un taglio palesemente umoristico perché, diciamocela tutta, se uno fa un film "napoletano" deve essere per forza simpatico ed un po' mattacchione. Non un dialogo con lo spettatore, ma un monologo sorrentiniano fatto di idee vetuste che nulla aggiungono al dibattito culturale di una Città (con la C maiuscola), ma che forse contribuiscono ancor di più nel farla affossare nei suoi problemi.
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Trama inesistente, atti di pedissequo servilismo all'onirismo felliniano, esposizione di corpi femminili di un erotismo più squallido della pornografia stessa, messo a bella posta per fare da contraltare alla sinuosità di un paesaggio napoletano costantemente "da cartolina".
Tragedie umane presentate con un taglio palesemente umoristico perché, diciamocela tutta, se uno fa un film "napoletano" deve essere per forza simpatico ed un po' mattacchione. Non un dialogo con lo spettatore, ma un monologo sorrentiniano fatto di idee vetuste che nulla aggiungono al dibattito culturale di una Città (con la C maiuscola), ma che forse contribuiscono ancor di più nel farla affossare nei suoi problemi.
Come se non bastasse, apparizioni di "munacielli" con Napule è del compianto maestro Pino Daniele in sottofondo.
Ma come di consueto d'appresso Sorrentino si alza la fanfara della fan-base!
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tess
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lunedì 17 ottobre 2022
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noioso
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Ho trovato questo film veramente molto noioso. Non mi spiego come abbia avuto un certo successo, forse per la fiducia cieca nelle capacità del regista (innegabili) e sull’onda del successo di altri suoi film. Ma questo proprio si segue a fatica e la storia personale è priva di empatia e sentimento. Non lo consiglio.
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moon in june
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venerdì 6 maggio 2022
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biografia di un immaginario autoriale
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“È stata la mano di Dio” è un romanzo di formazione, uno spaccato di vita che ci racconta da dove arrivano le suggestioni, le visioni, l’immaginario di un autore. Perché quando un autore racconta davvero, racconta sempre un po’ anche di sé e per sé, in un gesto che vuol essere catartico, necessario, ma anche generoso e artificiosamente sincero. Quello che era necessario raccontare per Sorrentino, arrivato a questo punto del suo percorso, è da dove fosse partito tutto. Ne è nata una dichiarazione intima, un flusso di ricordi che si succedono liberi, e che vanno ad affrescare un diario colmo del folclore e della grande vitalità della città dell’infanzia, della formazione: Napoli.
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“È stata la mano di Dio” è un romanzo di formazione, uno spaccato di vita che ci racconta da dove arrivano le suggestioni, le visioni, l’immaginario di un autore. Perché quando un autore racconta davvero, racconta sempre un po’ anche di sé e per sé, in un gesto che vuol essere catartico, necessario, ma anche generoso e artificiosamente sincero. Quello che era necessario raccontare per Sorrentino, arrivato a questo punto del suo percorso, è da dove fosse partito tutto. Ne è nata una dichiarazione intima, un flusso di ricordi che si succedono liberi, e che vanno ad affrescare un diario colmo del folclore e della grande vitalità della città dell’infanzia, della formazione: Napoli. Una città che nella propria dicotomia, sempre in bilico tra allegria e disperazione, è popolata da personaggi più che da persone. Figure variopinte, caratteristiche, macchiette, uomini e donne medie alla ricerca di un figlio, di un marito, di un riscatto, della verità. In questo scenario si muove Fabietto, il protagonista, un adolescente a cui piacerebbe “fare il cinema”, che passa i pomeriggi a guardare C’era una volta in America di Sergio Leone, appassionato del Napoli e di Maradona. Il tema del calcio accompagna tutto il film e ritorna con forza nell’espressione che il regista Antonio Capuano utilizza per rivolgersi a Fabietto: “non disunirti” gli dice. Un monito che rimanda al gergo calcistico e che significa “stai concentrato sul tuo obiettivo”. E qual è l’obiettivo di Fabietto? Forse, come Sorrentino fa dire alla vecchia baronessa, è semplicemente “guardare avanti”, o forse, come fa dire al fratello di Fabietto, è “godersi l’estate, l’amore, le canne, essere felice”, o forse, come fa dire ad Antonio Capuano, è “avere qualcosa da raccontare”, o forse ancora, come ci suggerisce il finale, è allontanarsi dal dolore, consci che lo scenario di quel dolore forgerà, nonostante tutto, la propria poetica, la propria urgenza espressiva.
“La vita, ora che la mia famiglia si è disintegrata, non mi piace più. Non mi piace più. Ne voglio un'altra, immaginaria, uguale a quella che tenevo prima. La realtà non mi piace più”. In queste frasi sono racchiuse la disperazione e la speranza del protagonista, un ragazzo degli anni Ottanta che si affaccia alla vita con il sogno di costruire per sé una nuova realtà, proiettata nel futuro ma “immaginaria”, come quella vissuta prima del grande dolore, della cesura che segna il prima e il dopo della sua vita, il passaggio alla vita adulta.
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stefano mantini
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domenica 27 marzo 2022
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l''oscar per me è stato già vinto
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L’Oscar per me è stato già vinto perché E’ stata la mano di Dio mi ha fatto rivivere emozioni forti e vive. Questo film dovrebbe essere un racconto autobiografico ma è molto di più: è vita di tutti noi. Quella dell’affarista, della prostituta, del genitore e del figlio. Della sorella e del fratello, del vero amico, degli incontri casuali, delle prime esperienze amorose, delle pazzie e delle speranze future. Ma chi può dire cos’è la pazzia? E quante speranze scompaiono in un tuffo nel mare. Il mare… da dove tutto comincia e tutto abbraccia. Una grande opera d’arte si. Una tremenda litania, ma anche un’inconsueta lode all’amore eterno e a ciò che siamo e che possiamo essere.
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L’Oscar per me è stato già vinto perché E’ stata la mano di Dio mi ha fatto rivivere emozioni forti e vive. Questo film dovrebbe essere un racconto autobiografico ma è molto di più: è vita di tutti noi. Quella dell’affarista, della prostituta, del genitore e del figlio. Della sorella e del fratello, del vero amico, degli incontri casuali, delle prime esperienze amorose, delle pazzie e delle speranze future. Ma chi può dire cos’è la pazzia? E quante speranze scompaiono in un tuffo nel mare. Il mare… da dove tutto comincia e tutto abbraccia. Una grande opera d’arte si. Una tremenda litania, ma anche un’inconsueta lode all’amore eterno e a ciò che siamo e che possiamo essere. Bravo Fabietto, anzi… Paoletto. Ora sei Paolo, Paolo Sorrentino, un uomo intelligente, umile e coraggioso che ha saputo regalarci con grande maestria cinematografica un pezzo di mondo chiamato Napoli, nel suo aspro dolore o nel suo purissimo candore. Un luogo-non luogo che si contraddice sempre. Che sbaglia, arretra, si affanna, si confonde tra sacro e profano, virtù e villanie, dialettismi e latinismi. Una Napoli ingombra e confusa, ma che poi vince sempre. E quel treno infine è il treno dei malinconici ricordi, ma anche delle speranze future che ci aspettano lieti al di là del binario.
Stefano Mantini
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signorbagheri
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venerdì 18 marzo 2022
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l''ultima volta
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Non desta meraviglia il grosso enorme lampadario sul pavimento dell’arcaico salone surreale del palazzone fatiscente al centro di napoli mentre il sedicente sangennaro decaro tocca e qui dovremmo sorprenderci il sedere della ziaranieri malata di nervi sogno proibito dell’imberbe alter ego del regista e non stupisce tanto meno scandalizza la sequenza pseudo erotica horror con la nave scuola contessa paragonata al papa ma semmai disgusta e non commuove finanche la messa in scena della tragedia personale dell’autore nemmeno nella rievocazione realistica ed autobiografica della concitazione strillata del ragazzo al pronto soccorso e nonostante l’ottimo servillo e la dimenticata per troppo tempo dal cinema nostrano saponangelo si prodighino per fare del v
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Non desta meraviglia il grosso enorme lampadario sul pavimento dell’arcaico salone surreale del palazzone fatiscente al centro di napoli mentre il sedicente sangennaro decaro tocca e qui dovremmo sorprenderci il sedere della ziaranieri malata di nervi sogno proibito dell’imberbe alter ego del regista e non stupisce tanto meno scandalizza la sequenza pseudo erotica horror con la nave scuola contessa paragonata al papa ma semmai disgusta e non commuove finanche la messa in scena della tragedia personale dell’autore nemmeno nella rievocazione realistica ed autobiografica della concitazione strillata del ragazzo al pronto soccorso e nonostante l’ottimo servillo e la dimenticata per troppo tempo dal cinema nostrano saponangelo si prodighino per fare del vero teatro con un copione capuanesco mutuato in gran parte dalla famiglia di achille tarallo più che felliniano in mano più di tanto non si poteva fare e così scivola via senza un perché tra lazzi e lacrime e qualche macchietta improvvisata di carpentieri gallo e musella che sono la cosa migliore del film che talvolta per ridondanza estetica ricorda gli spot dolcegabbaneschi del gozzo a mare con la nudità esposta tra l’imbarazzo generale soffermandosi sul mito calcistico religioso partenopeo per antonomasia con l’insistenza esasperata di chi non ha altro per la testa allora come ora o ricorrendo disperante alla rievocazione del maestro riminese per finire con la bonanima di daniele a rincorrere l’ultimo spettatore prima dell’abbandono della sala tirandogli la giacchetta con napul’è
ma come nemmeno adesso ti commuovi che rifaccio i vitelloni mentre vanno le note del tuo artista preferito e andando via giuro di non ricascarci più con sorrentino
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[+] j.joice è resuscitato
(di robert1948)
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felicity
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lunedì 21 febbraio 2022
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autobiografia (in parte) immaginaria
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È Stata la Mano di Dio è un’autobiografia (in parte) immaginaria.
Ovviamente, il riferimento calcistico del titolo è solo un pretesto per inquadrare con un’immagine di grande forza evocativa tanto un punto di svolta del film (e nella vita dell’autore) quanto l’essenza di una città antropologicamente altra. È infatti proprio questo, È Stata la Mano di Dio: una reinvenzione autobiografica di quando Sorrentino perse i genitori a 16 anni e un ritratto partecipato e lontano dallo stereotipo dello spirito di Napoli.
Il personaggio principale perde improvvisamente tutta la stabilità e la ricchezza emotiva che gli offriva la sua famiglia.
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È Stata la Mano di Dio è un’autobiografia (in parte) immaginaria.
Ovviamente, il riferimento calcistico del titolo è solo un pretesto per inquadrare con un’immagine di grande forza evocativa tanto un punto di svolta del film (e nella vita dell’autore) quanto l’essenza di una città antropologicamente altra. È infatti proprio questo, È Stata la Mano di Dio: una reinvenzione autobiografica di quando Sorrentino perse i genitori a 16 anni e un ritratto partecipato e lontano dallo stereotipo dello spirito di Napoli.
Il personaggio principale perde improvvisamente tutta la stabilità e la ricchezza emotiva che gli offriva la sua famiglia.
Non è vittima delle proprie scelte ma anzi subisce suo malgrado il caso. Quello scioccante momento di rottura di un equilibrio rappresentato dalla morte dei genitori è, soprattutto, un amarissimo inizio. Anziché a una parabola discendente, prelude a un percorso ascendente; alla crescita, alla scoperta, alla realizzazione.
Al contempo, però, quello stesso evento catalizzatore è come un interruttore che improvvisamente accende la solitudine nella vita del protagonista. Una solitudine dalla quale, per quanto ne sappiamo, un giorno potrebbe felicemente fuggire. Ma, ipoteticamente, anche una solitudine che potrebbe intrappolarlo in un percorso di trasformazione; una strada che un giorno potrebbe farne uno di quei personaggi che da sempre Sorrentino mette al centro delle proprie opere.
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domenica 20 febbraio 2022
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complimenti
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Sei bravissima. Una scrittura splendida
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massarazzu
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giovedì 17 febbraio 2022
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un lieve seme che crescerà forte albero
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Non ho mai amato i film di Sorrentino..questo però, a parer mio e spero di molti, lo reputo un capolavoro dove c'é tutto..é Cinema..un film che ti rimane dentro, che cresce piano piano nel tuo animo, nella tua mente, che ti fa sorridere nel ricordare alcune scene, anche un pò scorrette ma in senso bonario (quella del pranzo e della barca) ..è un film atipico che regala emozioni in un climax a specchio ...dove l'inizio e la fine cioé sembrano specchiarsi ...a me é arrivato il dolore del regista ma anche la voglia di celebrare finalmente i propri genitori, la propria città (a Napoli non ci sono proprio mezze misure), la propria vita.
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Non ho mai amato i film di Sorrentino..questo però, a parer mio e spero di molti, lo reputo un capolavoro dove c'é tutto..é Cinema..un film che ti rimane dentro, che cresce piano piano nel tuo animo, nella tua mente, che ti fa sorridere nel ricordare alcune scene, anche un pò scorrette ma in senso bonario (quella del pranzo e della barca) ..è un film atipico che regala emozioni in un climax a specchio ...dove l'inizio e la fine cioé sembrano specchiarsi ...a me é arrivato il dolore del regista ma anche la voglia di celebrare finalmente i propri genitori, la propria città (a Napoli non ci sono proprio mezze misure), la propria vita. Bellissimo il finale.
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fidejabba
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martedì 1 febbraio 2022
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sorrentino apre le porte del suo cuore
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Napoli. Metà anni 80. In una città che spera nell’arrivo di Maradona, l’adolescente Fabio, ragazzo introverso e solitario, vive una vita tutto sommato felice circondato da una famiglia numerosa dove spiccano figure eccentriche, delle vere caricature. In questo contesto apparentemente spensierato gli eventi portano il ragazzo a diventare improvvisamente uomo. Il passaggio si compie drammaticamente quando il giovane trova in se la forza per intraprendere un percorso, quello del cinema, che é forse in quel momento solo il germoglio di una passione potente ma ancora inespressa. Decisivo l'incontro con un cineasta, una figura severa, cattiva, ma che forse per primo percepisce il genio del ragazzo.
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Napoli. Metà anni 80. In una città che spera nell’arrivo di Maradona, l’adolescente Fabio, ragazzo introverso e solitario, vive una vita tutto sommato felice circondato da una famiglia numerosa dove spiccano figure eccentriche, delle vere caricature. In questo contesto apparentemente spensierato gli eventi portano il ragazzo a diventare improvvisamente uomo. Il passaggio si compie drammaticamente quando il giovane trova in se la forza per intraprendere un percorso, quello del cinema, che é forse in quel momento solo il germoglio di una passione potente ma ancora inespressa. Decisivo l'incontro con un cineasta, una figura severa, cattiva, ma che forse per primo percepisce il genio del ragazzo.
Sorrentino celebra qui il suo personale pantheon dei ricordi della giovinezza: una Napoli quasi silente, distaccata, moderatamente chiassosa, lontana dagli stereotipi, ma anche tutto il corollario di personaggi, famigliari e non, costituito da macchiette di felliniana memoria, da una zia bella da impazzire, da un piccolo delinquente che è forse l'unico amico, da un fratello troppo debole per diventare uomo, e soprattutto da Maradona, potente e lontano, onnipotente come solo un Dio.
Bel film, grazie al regista per avere le porte del suo cuore, condividendo il dramma della sua gioventù in un modo leggiadro e potente, mai stucchevole e banale.
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