| Titolo originale | My Father's Shadow |
| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Gran Bretagna |
| Durata | 94 minuti |
| Regia di | Akinola Davies |
| Attori | Sope Dirisu, Efon Wini, Godwin Egbo, Chibuike Marvelous Egbo, Tosin Adeyemi Adesina McCoy Babalola, Wale Davies, Martha Ehinome, Uzoamaka Aniunoh. |
| Uscita | venerdì 6 febbraio 2026 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Mubi |
| MYmonetro | Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 3 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 29 gennaio 2026
Due fratelli viaggiano in Lagos insieme al padre, in un contesto politico minaccioso. Il film ha ottenuto 1 candidatura a BAFTA, 1 candidatura agli European Film Awards,
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CONSIGLIATO SÌ
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Due fratelli della campagna nigeriana, i piccoli Remi e Aki, accompagnano il padre Folarin in un viaggio nella capitale Lagos. È il 12 giugno 1993, giorno delle elezioni presidenziali, e l'atmosfera è tesa. Mentre aspetta d'incontrare il datore di lavoro che non lo paga da mesi, Folarin porta i figli al parco e al mare. Giunta sera, e ancora senza soldi, i tre vengono a sapere dalla tv dell'annullamento delle elezioni e assistono allo scoppio dei disordini. Remi e Aki scoprono così che il padre è accusato d'attività sovversiva e temono per la sua vita. Chi è veramente l'uomo che dovrebbe proteggerli? E che ne sarà di loro al termine della giornata?
Nato a Londra ma cresciuto a Lagos, Akinola Davies Jr esordisce nel lungometraggio con una storia semi-autobiografica che unisce il tema della scoperta del padre alla riflessione politica sul passato della Nigeria.
La cornice storica delle elezioni democratiche del 1993, annullate dalla stessa giunta militare che le aveva indette, inserisce la vicenda dei fratellini protagonisti in un contesto che attenua e al tempo stesso accentua la dimensione privata del film. L'ombra del padre, dentro la quale si rifugiano i suoi figli, si fa metafora del potere politico che opprime un intero popolo, ma ne diventa anche il segno di una distanza, di un mistero che offusca la visione. Padre affettuoso o violento oppositore - o più facilmente entrambe le cose - Folarin (interpretato dal bravissimo Sope Dirisu, anche lui di origini nigeriane) è per i suoi bambini un totem, una divinità, e come tale ha bisogno di essere idolatrato e poi metaforicamente ucciso.
Il film aderisce completamente alla visione mitizzante dei fratelli; come una storia classica è costruito secondo l'unità di tempo della giornata, da mattina a sera, e secondo l'unità di luogo della metropoli, a parte l'incipit e l'epilogo che non a caso sono geograficamente e cronologicamente staccati dal racconto. Folarin, dunque, è il film stesso, è Lagos, è la Nigeria, è il padre della famiglia e il padre della nazione, accogliente e pericoloso, evidente e ambiguo.
La forza di My Father's Shadow, scritto dal regista con il fratello Wale, sta però nella capacità di superare l'evidente dimensione metaforica e trasformare i suoi piccoli protagonisti, legati da affetto e da antagonismo, in un centro non solo fisico ma anche morale. Le tappe del loro viaggio sono quasi scontate - il parco divertimenti, la nuotata al mare, il momento rivelatore in cui il padre racconta la traumatica morte del fratello da bambino - ma non le reazioni dei bambini, che da scapestrati e rivali si fanno composti e silenziosi nel momento in cui viaggiano con il padre. Dal loro punto di vista osservano l'insorgere della violenza e in tale contesto sono chiamati a ridimensionare, o quanto meno a riconsiderare, il loro papà. La macchina da presa è calata alla loro altezza, ne coglie la curiosità, lo smarrimento, a un tratto la paura, l'insofferenza.
Nel corso del film, così, agli occhi dei figli, Folarin si fa gigantesco, accogliente, solido, ma anche fragile, ambiguo, fiaccato dalle continue epistassi che diventano anch'esse la metafora di un sangue pronto a essere versato e che lo stesso padre ha forse contribuito a versare.
My Father's Shadow è un film di scoperta; un racconto di formazione in cui i personaggi evolvono, come da tradizione, ma lo fanno soprattutto interiormente, di nascosto, in silenzio, come se in un paese violento e schiacciato da una dittatura militare nessuno potesse mostrare la propria presa di coscienza.
Uscire dall'ombra del padre è impossibile. Al massimo è il padre che può sottrarsi alla visione dei figli, rivelando la propria fragilità e umanità. «Nei miei sogni ti vedrò», dice la voce narrante di uno dei fratelli all'inizio del film: laddove svanisce il corpo, resta l'immagine. Mitizzante, celebrativa, forse bugiarda.
Si fa tanta fatica a considerare My Father's Shadow il lungometraggio di un esordiente. Perché l'odissea quotidiana di due fratellini a Lagos durante le elezioni del 1993 di Akinola Davies JR trasuda già raffinatissimo, simpatetico umanismo, prodigiosa coscienza del mezzo e una promettente estetica dell'immagine. Se ne sono accorti sia in Inghilterra - è il cavallo su cui puntano per riconquistare [...] Vai alla recensione »
Alice nella Città 2025 ha il suo Ladri di biciclette. Certo il paragone è forte, e non è intenzione di questa recensione mettere sullo stesso piano il capolavoro neorealista del 1948 con questo esordio del pur interessante e interessato sguardo socio-politico-poetico di Akinola Davies Jr. - specie nell'anno in cui a Roma un bravo De Sica c'è già, ed è l'Andrea di Gli occhi degli altri.