| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | USA |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | Kent Jones |
| Attori | Willem Dafoe, Greta Lee, Clark Johnson, Edmund Donovan, Michael Everett Johnson William Hill (II), Dan Jablons, Stephen Badalamenti. |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | I Wonder Pictures |
| MYmonetro | 3,34 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 1 settembre 2025
Un vecchio poeta dimenticato viene riscoperto da un gruppo di giovani ammiratori, ma presto dubita della sincerità del loro entusiasmo.
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CONSIGLIATO SÌ
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Il sessantenne newyorchese Ed Saxberger, un tempo giovane poeta e oggi dimenticato, vive solo e lavora all'ufficio postale. Un giorno di fronte a casa sua si presenta un ragazzo pieno d'entusiasmo, grande ammiratore del suo unico libro pubblicato nel 1979. Poco tempo dopo, intimidito e lusingato dall'attenzione Saxberger si ritrova accolto come un genio da una cerchia di giovani artisti e intellettuali che vorrebbero rinverdire la tradizione dei circoli letterari. Insieme organizzano anche una serata di presentazione, chiedendo a Saxberger di riprendere a scrivere per l'occasione: ma cosa c'è di vero nell'entusiasmo dei suoi ammiratori? E cosa la poesia potrà ancora dare a Saxberger?
Kent Jones, regista e ricercatore, abituale collaboratore di Martin Scorsese, racconta in tono dolce e minore la solitudine di un poeta, ricordando nel corpo della New York di oggi una cultura e una città che non esistono più.
Sono pochi i film dedicati alla poesia americana contemporanea. Tra questi, Paterson di Jim Jarmusch è forse l'unico veramente noto, laddove La follia di Henry di Hal Hartley oggi è quasi dimenticato e i lavori dei registi indie sono spesso invisibili. La presenza in Late Fame di un interprete come Willem Dafoe, misurato e bravissimo nella parte di un poeta anni '70 dimenticato, potrebbe contribuire alla popolarità del film, nonostante il suo tono sia quello di una piccola commedia newyorchese gentile e malinconica.
La sceneggiatura di Samy Burch porta in modo naturale e un po' svagato (come se ci si ritrovasse in un film di Lodge Kerrigan o dei Safdie Brothers, ma in tono minore) in una città invisibile ai più, autentica ma altezzosa, bugiarda (i giovani intellettuali amici del poeta giocano soltanto a fare i reietti, dal momento che sono studenti ricchissimi con la strada spianata...) eppure in qualche modo onesta.
Non c'è dramma, in Late Fame, e anche l'illusione di "tarda notorietà" del suo protagonista, che vive una vita umile e non ripiegata sul passato (alla maniera di Wallace Stevens e T.S. Elliot, dice lui), dura giusto un istante, così come il suo amore per Gloria, l'attrice del gruppo di sedicenti intellettuali, più matura e tormentata del resto della banda, finisce immediatamente di fronte alle preoccupazioni della vita vera.
Se il film ha un tono disilluso e dolceamaro, è perché il mondo di cui parla non esiste più. Non esiste più la New York anni '70 e primi '80 di cui Sazberger è un sopravvissuto (artisti di Soho senza un soldo, reading, performance, libertà assoluta...) e non esiste nemmeno quella che oggi vorrebbe produrre arte, ma è parte come ogni altra cosa di una società ossessionata dal denaro.
I giovani sognatori del circolo letterario (che in passato sarebbero stati celebrati come negli anni '20 i famigerati membri del circolo di Mrs Parker) non sono perciò dei rivoluzionari, come amano pensarsi, ma l'ennesimo pezzetto di un mosaico in cui tutto si perde e niente ha senso.
«Tu non leggi me e io non leggo te», dice nel finale il protagonista a un ammiratore che in realtà non ha mai sfogliato il suo unico libro, e le sue parole non suonano nemmeno tristi o rassegnate: semplicemente, Late Film racconta come in questo mondo non ci sia più posto per l'arte (letteralmente e idealmente) e come ogni voce, vecchia o nuova che sia, si perda in un mare indistinto di comunicazione. Nei locali della città non c'è nemmeno posto per i fantasmi di un tempo glorioso, ma solo esibizioni - splendide poesie, balletti seducenti, canzoni emozionanti - che valgono il tempo di un'esibizione, e poi svaniscono.
Non c'è fuga, insomma, dall'indistinta realtà del presente, ma solo una strada vuota, di notte, prima di tornare a casa e il mattino dopo risvegliarsi in un altro giorno da contare. È normalità questa, o morte?
È un altro tuffo nel passato il Late Fame di Kent Jones, secondo lungometraggio fiction del regista statunitense (dopo Diane, 2018) selezionato nella categoria Orizzonti dell'82° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Un progetto che, infatti, arriva in sala a dieci anni di distanza dalla distribuzione a Cannes del documentario Hitchcock/Truffaut e del quale, seppur con modalità e obiettivi diversi, [...] Vai alla recensione »
Dopo aver realizzato alcuni documentari - di cui due dedicati al mondo del cinema - Kent Jones porta al Lido, in concorso Orizzonti, il suo secondo lungometraggio di finzione, Late Fame, con protagonista Willem Dafoe. Tratto dal romanzo Später Ruhm (Fama tardiva) di Arthur Schnitzler, Late Fame segue le vicende di Ed Saxberger (Dafoe), un poeta newyorchese che, alla fine degli anni Settanta, ha pubblicato [...] Vai alla recensione »
Già autore di due tra i documentari sul cinema più importanti degli ultimi 15 anni (A Letter to Elia e Hitchcock/Truffaut), il critico e regista americano Kent Jones realizza il suo secondo film di finzione sette anni dopo Diane (inedito in Italia) e porta sullo schermo Late Fame (dal romanzo omonimo di Arthur Schnitzler), in Orizzonti a Venezia 82 e acquistato per l'Italia da I Wonder Pictures.