| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico |
| Regia di | Kornél Mundruczó |
| Attori | Amy Adams, Murray Bartlett, Chloe East, Jenny Slate, Brett Goldstein Rainn Wilson, Dan Levy, Maria Breese, Henry Eikenberry, Pamela Jayne Morgan, Octavia Chavez-Richmond, Naheem Garcia. |
| MYmonetro | 2,17 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 16 febbraio 2026
Dopo la riabilitazione, una donna torna alla casa sulla spiaggia della sua famiglia, riadattandosi alla sua vecchia vita senza la carriera che le ha dato l'identità. Affronta il prossimo capitolo, costretta a voltare pagina.
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CONSIGLIATO NÌ
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Figlia di un famoso ballerino ed erede della sua compagnia di danza, Laura fatica a elaborare gli abusi ricevuti dal padre e a mantenere un rapporto equilibrato con la sua famiglia, composta dal marito Martin, dalla figlia adolescente Josie e dal piccolo Felix. Laura, che negli anni ha sviluppato un problema di alcolismo, si decide a provare la strada del rehab in seguito a un incidente d'auto da lei causato in cui ha rischiato la vita anche Felix. Dopo sei mesi la donna fa ritorno nella grande villa appartenuta al padre, nel meraviglioso contesto marino di Cape Cod, ma oltre al suo trauma c'è da ricostruire un rapporto con l'intera famiglia e decidere finalmente le sorti di un business in pericolo.
Ritratto intimista al femminile che scava nel privilegio materiale per indagare i traumi personali e familiari di una donna al bivio, At the sea è la seconda opera in lingua inglese del regista ungherese Kornél Mundruczó dopo Pieces of a woman.
Quel film, scritto prima in forma teatrale e poi per lo schermo dalla compagna Kata Wéber,
rielaborava la dura vicenda della perdita di un figlio per la coppia, ed era valsa alla protagonista
Vanessa Kirby la Coppa Volpi a Venezia. Sei anni dopo, rimane l'ambientazione statunitense
nel Massachusetts, stavolta passando da Boston ai litorali ricchi e idilliaci di Cape Cod, e c'è un
altro corposo ruolo femminile - più maturo - che va nelle mani di Amy Adams, brava a mediare
tra le molte anime in lotta interiore, senza lasciarsi annegare nella miseria emotiva né farsi
trascinare dalla leggerezza degli aquiloni.
Per lo spettatore, però, c'è un netto scarto rispetto al materiale del film precedente, che aveva
delle asprezze anche discutibili ma della cui visceralità non si poteva dubitare. Mundruczó,
cineasta d'esperienza e dalla poetica visionaria (si vedano White god, che vinse Un certain
regard a Cannes, e il successivo, sottovalutato, Jupiter's moon), opera qui come un artista
stranamente sopito, alle prese con una storia dai contorni molto inflazionati - l'America delle
famiglie altolocate e delle location pittoresche, i rimossi che vengono a galla tra le onde, i
postumi di una dipendenza. L'unico elemento distintivo, il fil rouge della danza che
oltre a eredità paterna si fa anche linguaggio terapeutico tra madre e figlia, non viene mai
liberato pienamente come presenza filmica, lasciando invece spazio a blande schermaglie
relazionali di cui è pieno il grande come il piccolo schermo.
Qualche motivo di interesse lo suscita la prova di Adams, per una protagonista colta a una
giuntura impossibile: madre sfiduciata che deve ri-dimostrare di potersi prendere cura dei figli,
capo d'azienda chiamata a essere leader, persona adulta che deve seppellire una volta per
tutte il rapporto con il genitore. Molto materiale, forse troppo, di certo largamente dimenticabile;
ma se qua e là sembra avere una sembianza umana e drammaturgica, lo si deve a lei.
Un altro film sulla "famiglia disfunzionale" nel Concorso berlinese questo At The Sea di Kornél Mundruczó ma non è una vera novità se si guarda alla filmografia del regista romeno-ungherese che a quasi cinque anni dall'ultimo, Quel giorno tu sarai - a nostro ricordo un film molto originale su tre generazioni di una famiglia di ebrei ungheresi - si è avventurato in una trasferta oltre oceano negli States. [...] Vai alla recensione »