| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 129 minuti |
| Regia di | Daniele Vicari |
| Attori | Gabriel Montesi, Vinicio Marchioni, Selene Caramazza, Andrea Fuorto, Thomas Trabacchi Pier Giorgio Bellocchio, Francesco La Mantia, Vincenzo Zampa, Aglaia Mora, Cristiana Vaccaro, Rocco Papaleo, Georgia Lorusso, Vincenzo Iantorno. |
| Uscita | giovedì 4 dicembre 2025 |
| Distribuzione | 01 Distribution |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 |
| MYmonetro | 3,16 su 16 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 1 gennaio 2026
L'autobiografia di un ragazzo che si ribella al suo destino criminale. Si chiama Antonio Zagari e la sua è una storia vera. In Italia al Box Office Ammazzare stanca ha incassato nelle prime 4 settimane di programmazione 84,3 mila euro e 50,5 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Antonio Zagari, figlio di un boss calabrese trapiantato in Lombardia, capisce di non essere adatto alla malavita: uccidere per lui è fisicamente insostenibile. A poco più di vent'anni, dopo aver ammazzato, rapinato, rapito, finisce in galera. Dove decide di fermare tutto: scrivendo. A metà degli anni '70, mentre i suoi coetanei si ribellano nelle fabbriche, nelle università, nelle piazze, Antonio lotta contro il padre, e lo farà con una vendetta peggiore della morte.
Vicari è attento a costruire un racconto sulla prima espansione della 'ndrangheta nel profondo Nord, tra i primi movimenti operai e studenteschi, con uno stile mai indulgente sostenuto da una profonda tensione morale.
Ammazzare stanca, liberamente ispirato all'omonimo libro di Antonio Zagari, inizia filologicamente con le sue parole vergate su un quadernetto in carcere. È un flusso di coscienza, tortuoso e tormentato, che ricostruisce gli anni d'oro, chiamiamoli così, dell'emigrazione al Nord delle organizzazioni criminali del Sud. Qui siamo in una famiglia calabrese che vive a Buguggiate nella provincia di Varese ma che ha fortissimi legami con i boss di San Ferdinando, nella piana di Gioia Tauro.
Gabriel Montesi presta al suo protagonista tutta la sua capacità attoriale per interpretare uno spietato esecutore degli ordini criminali paterni. Il suo personaggio però è continuamente percorso da un'insofferenza per quello che, in qualche modo, è costretto a perpetuare (interessante notare gli accenni alla predestinazione e quasi alla mancanza di libero arbitrio per chi nasce in questi contesti anche perché la 'ndrangheta è la più familiare tra le quattro grandi organizzazioni mafiose italiane) fino a che, anche gli assassinii, diventano un peso insostenibile, proprio fisicamente con la repulsione del sangue. Sangue che plasticamente viene evocato anche a pranzo o a cena quando tutta la famiglia si ritrova a mangiare la pasta al sugo di pomodoro rosso 'vivo' e la carne poco cotta con il suo sughetto al sangue. In questo senso Daniele Vicari è molto attento a mettere in scena il lato più politico e antropologico della vicenda (c'è anche il viaggio iniziatico di affiliazione in Calabria) con un'attenzione spasmodica ai dettagli delle relazioni padre-figlio e 'padrini'-figli.
Ma anche al ruolo delle donne in una società criminale più che patriarcale. Il personaggio di sua moglie Angela Rallo, a cui presta tutta la complessità necessaria Selene Caramazza, è in questo senso emblematica. In un'ambiguità solo apparente perché per amore, e solo per amore, lei gli rimane legata nonostante tutto, all'inizio magari facendo pure finta di non sapere. Anche perché, uno dei passaggi molto interessanti della storia di questa 'ndrangheta in trasferta, è proprio quello del lavoro 'normale', un altro degli aspetti che deve aver sicuramente affascinato il regista. Le pratiche della famiglia Zagari infatti implicano che, azioni criminali a parte, i suoi membri lavorino normalmente e anche umilmente per dare meno nell'occhio possibile. Siamo negli stessi anni ad esempio del film Netflix di Renato De Maria, Lo spietato con Riccardo Scamarcio, dove un astro nascente della mala lombarda è anche il riflesso della Milano da bere tra macchinoni e lusso. Gli Zagari invece comprano al figlio una Fiat 128 e il ragazzo si vede superare dalle Porsche di chi, in fin dei conti, ha pure meno soldi di loro.
Parallelamente alle dinamiche familiari, Vicari allarga lo sguardo a quelle dell'epoca, inserendo gli echi della ribellione dei coetanei del protagonista nelle fabbriche, nelle università e nelle piazze. Un momento storico in cui il magistero dei padri è stato più contestato e che, probabilmente, favorisce il processo di messa sotto accusa del genitore da parte di Antonio Zagari che si spingerà fino alle estreme conseguenze.
Il regista sceglie di sostenere il suo racconto attraverso uno stile di racconto 'classico', mai adrenalinico o iperbolico, questo per non dare la sponda a possibili romanticizzazioni dei suoi protagonisti con la fascinazione delle loro azioni. Certo è una scelta che, nell'estetica cinematografica contemporanea, spiazza e forse allontana per la sua coerente inattualità ma dà conto perfettamente della posizione morale del suo regista.
AMMAZZARE STANCA.Il cinema di genere italiano ritorna a colpire e pure bene con questo film liberamente tratto dall?omonima autobiografia di Antonio Zagari.Lombardia anni ?70. Antonio Zagari ? un sicario dell??ndrangheta che compie omicidi su commissione per conto di suo padre Giacomo e della famiglia calabrese del boss Peppino Pesce impegnati nella malavita tra rapine, estorsioni, ricatti e rapimenti [...] Vai alla recensione »
Ottimo cast e splendida interpretazione di Papaleo in panni davvero inediti del boss di ndrangheta. Ci? posto la trama risulta piatta, grigia, noiosa. La ribellione alla famiglia ndranghetista e in particolare al padre che ne incarna i principi ? il cuore della storia ma non emerge come dovrebbe. La trama rimane stagnante, non decolla, non coinvolge e non mostra evoluzioni santificative.
Ispirato all'autobiografia di un (raro) pentito di 'ndrangheta, Ammazzare stanca di Daniele Vicari celebra nel titolo il richiamo alla raccolta poetica di Cesare Pavese (Lavorare stanca), che il protagonista sfoglia in carcere. Una lettura che, più avanti nel corso della sua esistenza, gli suggerirà parole che estrinsecano le ragioni per dire basta a una lunga tradizione di sangue e dare una svolta [...] Vai alla recensione »
Ispirato all'autobiografia di un pentito di 'ndrangheta, «Ammazzare stanca» celebra nel titolo il richiamo alla raccolta poetica di Cesare Pavese («Lavorare stanca»), che il protagonista legge in carcere. È la storia di Antonio Zagari, figlio di un boss calabrese che, trasferitosi al Nord, ha creato un avamposto per la casa madre. In principio di anni Settanta, il giovane si divide tra fabbrica e lavoretti [...] Vai alla recensione »
Sullo sfondo degli anni Settanta, il giovane calabrese Antonio vive nel Varesotto e lavora in un'officina. Si tratta di una copertura: primogenito di un boss della 'ndrangheta, ne esegue gli ordini, dalle rapine ai rapimenti, fino all'assassinio. Quando anche il fratello minore viene affiliato alla cosca, comincia a incrinarsi la fedeltà di Antonio, che frequenta una ragazza e vorrebbe una vita normale, [...] Vai alla recensione »
Si apre con il metallo incandescente di un altoforno, dai bagliori rosso fuoco, e con un passo dall'autobiografia di Antonio Zagari Ammazzare stanca (1992, rieditata nel 2008 e nel 2024), il film che Daniele Vicari ha ricavato dalla stessa e sottotitolato Autobiografia di un assassino, passato a Venezia Spotlight lo scorso settembre. Nella prima scena del quale si assiste all'uccisione di un uomo che [...] Vai alla recensione »
Primi anni Settanta: siamo nel varesotto dove agisce una cosca affiliata della ndrangheta calabrese. Chiedono il pizzo alle tante piccole industrie, compiono rapine ai negozi di gioielleria, ma non trattano la droga che sta iniziando a trovare il suo mercato. Sono malavitosi di cui fa parte Antonio Zagari e il cui padre è il capo della banda che di copertura fa il muratore e vive in un'anonima villetta [...] Vai alla recensione »
Buguggiate, provincia di Varese, paese con fortissimi legami con i boss di Gioia Tauro, primi anni '70. Antonio Zagari, figlio di Giacomo, boss calabrese trapiantato in Lombardia, dopo aver ucciso più volte, capisce di non essere adatto a quella vita: per lui ammazzare diventa un peso insostenibile, fino alla ripulsa per il sangue, una ribellione del corpo prima che della coscienza.
Daniele Vicari -regista eccellente (non solo) del cinema noir italiano- ha scritto con Andrea Cedrola e diretto un romanzo criminale in cui l'innegabile tendenza alla ripetitività del genere è compensata dalla buona tenuta etica, espressiva e antropologica. "Ammazzare stanca", tratto dall'omonimo libro-verità di Antonio Zagari dal pertinente sottotitolo "Autobiografia di un assassino" (Aliberti editore), [...] Vai alla recensione »
Ammazzare stanca è una locuzione che, per analogia, potrebbe riportare a Lavorare stanca, la raccolta di poesie di Cesare Pavese nella quale, con un crepuscolare struggimento, si esprimeva quel sentimento di inadeguatezza e di solitudine dell'individuo immerso nei passaggi e nelle scelte della vita, tra l'immobilità di un' idealismo bucolico e la spinta pulsionale e desiderante verso un movimento [...] Vai alla recensione »
La famiglia Zagari vive a Buguggiate, provincia di Varese. Ma non è originaria della zona, viene dalla Calabria, peggio, il capofamiglia Giacomo è un boss legato alla 'ndrina di Taurianova. Praticamente è un agente dislocato sul territorio sin dagli anni '50. Altri tempi, dove anche i malavitosi evitavano di ostentare ricchezza, vivevano defilati, con profilo basso.
Dicono le statistiche che i collaboratori di giustizia della 'ndrangheta sono in aumento. Sempre meno rispetto a mafia e camorra, ma ormai sono parecchi. Antonio Zagari (classe 1954, "pentitosi" nel 1990, morto durante il regime di protezione nel 2004) è stato uno dei primi. Durante l'arresto scrisse un'autobiografia intitolata Ammazzare stanca come il film che Daniele Vicari ne ha tratto.
Anni 70-80. Una locale di 'ndrangheta nel varesotto, quando la mafia calabrese molti manco sapevano esistesse. Eppure i sequestri di persona, nel nord industrializzato, erano all'ordine del giorno. Il rampollo della "famiglia", Antonio, nato e cresciuto in Lombardia, dopo un apprendistato da killer spietato, spronato da un padre più spietato di lui e da un big boss che fa paura (bravissimo Rocco Papaleo, [...] Vai alla recensione »
"Di che pasta sei impastato tu? C'è chi nasce pecora e chi nasce lupo". La realtà non è così semplice, anzi è piuttosto contraddittoria. E le sue contraddizioni emergono a tutto tondo dalla storia di Antonio Zagari. Ce la racconta Daniele Vicari nel suo ultimo film, presentato nella sezione Spotlight a Venezia 82 e dal 4 dicembre in sala con 01 distribution, tratto dall'omonimo libro scritto da Antonio [...] Vai alla recensione »
Se i milanesi, come insegnava Giorgio Scerbanenco, ammazzano al sabato, chissà quali sono le tempistiche per l'omicidio nel varesotto. A rispondere non prova neanche Daniele Vicari con il suo Ammazzare stanca, perché l'atto dell'uccisione, che pure viene messo in scena in più di un'occasione - a partire dall'incipit, su cui si tornerà tra poco - fa parte di quella prassi della criminalità organizzata [...] Vai alla recensione »
Femminicidi, podcast e serie true crime, le immagini e i racconti che arrivano da Ucraina e Gaza, perfino le incessanti interviste e dichiarazioni - o sarebbe meglio dire menzogne? - di certi leader politici: ormai la criminalità e la violenza sono talmente radicate nella quotidianità da essere diventate quasi un'ossessione. Si sa, cercare di comprendere la logica contorta della mente criminale è irresistib [...] Vai alla recensione »
Molto diverso dall'ultimo doc Fela, il Mio Dio vivente, e i precedenti Il giorno e la notte e Orlando, Daniele Vicari presenta alla 82. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia il suo nuovo Ammazzare stanca. Autobiografia di un assassino, prossimamente nelle sale distribuito da 01 Distribution. Una storia vera, liberamente ispirata all'omonimo libro biografico di Antonio Zagari (edito [...] Vai alla recensione »