| Anno | 2024 |
| Genere | Documentario |
| Produzione | Italia |
| Durata | 66 minuti |
| Regia di | Francesco Pacini |
| Attori | Paolo Ruffini . |
| MYmonetro | Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento martedì 15 aprile 2025
Il Boccabugia, un festival di poesia improvvisata, è arrivato alla 50.ma edizione. Un grande evento per la piccola cittadina di Vergemoli che ora ha anche un nuovo cittadino: Paolo Ruffini.
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CONSIGLIATO NÌ
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Ogni anno a Vergemoli, un paesino tra le montagne della Garfagnana, si tiene il Boccabugia, un festival di poesia improvvisata. Come tante altre piccole realtà locali, Vergemoli è ormai da anni un paese spopolato, ma in almeno un giorno d'estate si riempie di persone e di vita. Dopo aver presentato in passato un'edizione del festival, il comico livornese Paolo Ruffini è diventato cittadino onorario di Vergemoli e ora si sta preparando per la prossima edizione, la cinquantesima (o forse no). E grazie ai rapporti d'amicizia instaurati nel corso degli anni, sta quasi per convincersi a comprare casa a Vergemoli: un rudere da restaurare, prezzo d'acquisto un euro.
Ruffini sfrutta la sua popolarità e il legame con la sua terra per cantare la bellezza della piccola vita di provincia e dei suoi abitanti.
La cornice narrativa del film è del resto un puro pretesto. Dopo aver spiegato la ragione del suo legame con Vergemoli (nato qualche anno fa, quando il sindaco lo chiamò per presentare un'edizione del Boccabugia facendo così nascere una lunga e sincera amicizia con diverse persone del paese), Ruffini finge di essere coinvolto in un raggiro collettivo e di allestire a sua volta una truffa: il primo sarebbe il tentativo di alcuni vergemolini (guidati dalla bella e giovane Camilla) di vendergli al prezzo simbolico di 1 euro un rudere da restaurare, così da aumentare il numero di abitanti del paesino (drasticamente sceso dalle 2000 unità circa d'inizio '900 ai 140 degli ultimi anni - un destino che divide con tutte le comunità montane d'Italia, simbolo di un mondo cancellato e destinato a tornare solo nella versione turistica di sé stesso), mentre la seconda sarebbe la decisione di allestire in pompa manga (l'anno è il 2023) "la 50°edizione del Festival Boccabugia", quando in realtà si tratterebbe della 51°o addirittura della 52°.
Tutto fasullo, o quasi (non si sa se poi Ruffini abbia per davvero comprato la casa), dal momento che il solo scopo del film, come dichiara alla fine lo stesso Ruffini, è raccontare al pubblico la realtà di Vergemoli, splendido villaggio sulle montagne della Garfagnana, abitato al massimo da qualche famiglia locale e d'estate pieno di turisti danesi e qualche villeggiante. Con una certezza, però, e cioè il successo di pubblico del Boccabugia, e una speranza: la nascita di un bambino, il "vergemolino" del titolo, figlio di Mattia, il tuttofare del paese e grande amico di Ruffini.
I passaggi più sinceri di Vergemolino sono quelli in cui i suoi abitanti (quasi tutti anziani, ovviamente, più qualche adolescente che dichiara quanto sia dura vivere in un paesino di montagna soprattutto l'inverno) mostrano i loro volti, raccontano le loro storie, ricordano episodi o personaggi del passato, oppure quando lo stesso Ruffini, accompagnato dalla guida Camilla, si reca in visita a un misterioso eremita che ha attaccato alle pareti della casa centinaia di altoparlanti da cui diffonde musica classica, e ne viene ancora più misteriosamente scacciato... A parte questi momenti, tra l'etnografico e il sinistro, Vergemoli si affida totalmente all'istrionismo del suo protagonista-narratore, sempre in scena e sempre intento a commentare in voce over le sue azioni con il suo fare da toscanaccio sboccato, l'aria da guascone, il compiacimento compagnone della piccola star arrivata in un mondo ancora più piccolo e alla fine pure la zuccherosa riflessione sul piacere delle cose minute e preziose.
Il film fa simpatia, sia chiaro, ma è vampirizzato dallo stesso Ruffini, che concentra tutta l'attenzione su di sé e finisce per mettere in disparte lo stesso Boccabugia, smarrendone per strada le potenzialità comiche (che ci sarebbero, in quanto espressione di una creatività popolare senza freni inibitori), e per celebrare ancora una volta lo spirito di una toscanità da esportazione, o peggio ancora sé stesso.