| Anno | 2024 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 94 minuti |
| Regia di | Sara Fgaier |
| Attori | Andrea Renzi, Sara Serraiocco, Emilio Francis Scarpa, Lise Lomi, Stefano Rossi Giordani Amira Chebli, Elyas Turki, Maria Fernanda Cândido. |
| Uscita | giovedì 28 novembre 2024 |
| Tag | Da vedere 2024 |
| Distribuzione | Cinecittà Luce |
| MYmonetro | 2,80 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 26 novembre 2024
La storia di un uomo senza più memoria alla ricerca di un vecchio amore di gioventù. In Italia al Box Office Sulla terra leggeri ha incassato 20,9 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Professore di etnomusicologia, Gian si affaccia ormai alla terza età e viene tradito dalla memoria. A volte non riconosce Miriam, sua figlia, che è venuta a vivere con lui assieme al figlioletto Elyas, e tenta perfino il suicidio. Vedendolo perso nei frammenti di un passato che non riesce più a tenere insieme, Miriam gli consegna un diario da lui scritto in gioventù, raccontando l'incontro con il suo primo amore, Leila. Dal fatidico incontro fino all'appuntamento che i due ragazzi si erano dati in Tunisia per rivedersi, Gian deve ripercorrere le tappe di quell'amore per ritrovare se stesso.
Film d'amore nel senso più profondo del termine, il primo lungometraggio di Sara Fgaier pone il sentimento amoroso come base di tutto, non solo del rapporto con l'altro ma come mappa di noi stessi.
In questa meditazione sul potere dell'attrazione romantica, la regista costruisce un lavoro ambizioso che poggia su un raffinato impianto stilistico e alterna vignette, frammenti e materiali d'archivio.
Una scelta forse inevitabile per Fgaier, autentica esperta in materia che ha lavorato per anni con Pietro Marcello come montatrice, produttrice e occupandosi in prima persona della ricerca di quei filmati di repertorio che hanno fatto la fortuna dell'autore sin dai tempi de La bocca del lupo. Il metodo narrativo è quindi simile, con gli inserti del reale che si fanno spazio nella finzione, la illustrano e la contrastano, ne espandono il senso. Vengono da raccolte di famiglia private, da cineteche e da musei, e la regista italo-tunisina li utilizza come finestra sul mondo interiore di un uomo che è ridotto a essere spettatore della sua stessa storia, che si domanda cosa sia successo a quell'amore così fulmineo di un giorno in riva al mare, di cui resta la foto scattata da uno sconosciuto.
È un cinema di squisito livello tecnico che dialoga con vari eccellenti autori del panorama italiano contemporaneo e con le sue promettenti frontiere di ibridazione del racconto. C'è però anche un aspetto mono-dimensionale nel focus di Fgaier sulla semiotica del sentimento, tanto da chiedere allo spettatore di mettere da parte qualunque istinto cinico-ironico. La materia la si prende di petto con poche sfumature e una dedizione totale, rischiando di rendere indigesta una tale disarmante sincerità di tono.
Del resto l'idea è avvolgerci nella percezione sfuggente del Gian di Andrea Renzi, che è giocoforza ossessiva e limitata perché quel rapporto è l'unica cosa a cui può aggrapparsi nel tentativo di non scivolare nell'oblio. Fgaier lo segue con convinzione, dimostrando di avere una sua voce autoriale che non aspetta altro di evolversi e prendere il volo.
Nella casa di Gian, professore di etnomusicologia senza più memoria, si vive un lutto a cui l'uomo assiste come se fosse un estraneo, perduto dentro una nebbia in cui non riconosce nemmeno la figlia Miriam. Che gli consegna un diario da lui scritto in gioventù, in cui parla del suo primo amore, Leila, e di un rendez-vous mancato in Tunisia: Gian vi si aggrappa per riannodare i frammenti di un discorso [...] Vai alla recensione »