| Anno | 2024 |
| Genere | Biografico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 96 minuti |
| Regia di | Tomaso Aramini |
| Attori | Luca Iervolino, Pasquale Abatangelo, Tiziana De Giacomo, Alessia Alciati Rosario Sparno. |
| Uscita | venerdì 17 gennaio 2025 |
| Tag | Da vedere 2024 |
| Distribuzione | No.Mad Entertainment |
| MYmonetro | 3,96 su 2 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 24 gennaio 2025
Nell'Italia degli anni' 70 un giovane hippie diventa protagonista della lotta peri diritti civili dei carcerati nelle più importanti ribellioni nelle carceri italiane. In Italia al Box Office Pensando ad Anna ha incassato 7 mila euro .
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Pasquale Abatangelo è stato uno dei fondatori dei NAP, i Nucleo armati proletari che negli anni '70 furono protagonisti della lotta armata e poi delle rivolte carcerarie che miravano al miglioramento delle condizioni dei detenuti politici. Con un metodo di lavoro brechtiano, che rende palese la struttura del film fatto di interviste al vero Abatangelo, ricostruzioni storiche con interpreti, discussioni tra il regista, il giornalista Fulvio Bufi e lo stesso Abantangelo, Pensando ad Anna (dal nome della moglie del terrorista, morta nel 2018 e rimasta fino all'ultimo vicina al marito), ricostruisce una storia privata e collettiva di violenza e militanza, amore e dedizione, illusione e fallimento.
L'originale metodo del film ne racchiude l'essenza, poiché la presenza di Abatangelo, mai dissociatosi dalla lotta armata, richiede che la storia della sua vita sia squadernata nel modo più aperto per accoglierne tutte le contraddizioni.
Il regista Tomaso Aramini allestisce il progetto all'interno di uno spazio chiuso che replica le condizioni di un carcere: luce scarsa, spazi disadorni, muri scrostati, impossibilità di uscire... Come a dire che il film si cala totalmente nell'esperienza del suo protagonista, nel bene e nel male. Su un set trasformato nel palcoscenico di una rappresentazione militante, il regista incontra Pasquale Abatangelo, oggi ultrasettantenne libero e disposto a parlare; il giornalista Fulvio Bufi, autore di libri dedicati alla lotta armata in Italia negli anni '70 e '80; gli interpreti dei vari ruoli: Abatangelo, sua moglie Anna, il compagno di lotte Luca Mantini, i carabinieri e le guardie carcerarie, il direttore del carcere dell'Asinara Luigi Cardullo, Renato Curio delle BR, a un certo punto anche Pasolini...; alcuni protagonisti dell'epoca, come i nappisti Giovanni Gentile Schiavone e Fiorentino Conti, anch'essi intervistati o come Abatengelo chiamati a interagire con gli interpreti in alcune scene di ricostruzione che rimettono in scena discussioni, rapine, processi, rivolte nelle carceri. Ad arricchire (o complicare) il quadro, i lunghi piani sequenza con camera a mano che rendono evidente il passaggio continuo dal campo al fuoricampo, dalla realtà del film alla sua messinscena, e il materiale d'archivio (fotografie, ritagli di giornale, video) proiettato su fondi in green screen o manipolati con effetti stranianti con l'intelligenza artificiale.
Pensando ad Anna è un esperimento, come lo stesso Aramini dice alla fine, e per questo rende plausibili, o accettabili da un punto vista critico, il suo disordine, il suo eccesso di espedienti visivi e narrativi, il suo movimento incessante. Rifiutando un approccio documentaristico, mischia i caratteri tipici dell'inchiesta (interviste, ricostruzioni, testimonianze, fonti dichiarate, date, nomi, luoghi, punti di vista personali, attacchi, difese...) per raccontare la storia di Abatangelo «alla maniera degli strutturalisti», come fa dire a Pasolini in Pensando ad Anna: uno spazio vuoto in cui i protagonisti del tempo, vere e finti, compagni e nemici, dentro la finzione e fuori da essere, si riuniscono e innescano nuovamente la macchina dal tempo con i suoi conflitti e le sue tensioni. Se però il metodo è interessante (al netto di forzature, lungaggini ed effetti kitsch), il tono del film è quantomeno discutibile, dal momento che non solo il bandolo della vicenda, ma anche i suoi aspetti emotivi (ricordi, idee, amori, illusioni, anche prese di responsabilità, per quanto un po' sbrigative) sono entrambi nelle mani di Abatangelo, mentre solo a tratti le domande di Bufi e dello stesso regista mettono in difficoltà il protagonista o mostrano il fallimento storico delle sue lotte, dagli espropri proletari ai sequestri, dal rapimento Moro alle rivolte nelle carceri. Senza scivolare nel giustizialismo o nella macchietta (a parte, forse, nella descrizione di Cardullo, figura in realtà macchiettistico di per sé), Pensando ad Anna vuole mostrare l'uomo dietro il terrorista, il criminale politicizzato dietro il leader di una banda, e poi ovviamente il detenuto con diritti dietro la carne da macello del sistema giudiziario italiano del tempo. Se però nella seconda parte, dedicata alle rivolte dell'Asinara e di Trani, al termine delle quali lo Stato italiano finì per riconoscere buona parte delle richieste dei detenuti, nella prima parte (e poi nel finale) gli eccessi nel fare del punto di vista Abatangelo lo sguardo principale del film avvicinano ai territori scivolosi dell'agiografia. Tutto sommato, però, Pensando ad Anna regge al peso delle sue ambizioni e dei suoi troppi elementi: «la somma degli anni doveva tornare, capito?», dice del resto Abatangelo nell'ultimo incontro con la moglie...
Il duplice sold out delle due proiezioni del film “Pensando ad Anna” svoltesi lo scorso 17 gennaio presso il Nuovo Cinema Aquila di Roma stanno a testimoniare il grande interesse che rivestono ancora oggi gli anni Settanta dal punto di vista storico-politico e dell’approfondimento teorico, soprattutto quando a raccontarli è la vivida testimonianza di Pasquale Abatangelo, [...] Vai alla recensione »
«Rivendico di essere un delinquente politicizzato, ma sono in buona compagnia: George Jackson e Malcolm X». Per dieci giorni Pasquale Abatangelo, leader della lotta armata, ha rievocato, assieme a Luca Iervolino che lo impersona, e discusso con il giornalista Fulvio Bufi, i momenti chiave della sua vita privata e della sua guerra pubblica. Tra i 13 detenuti di cui le BR chiesero la scarcerazione in [...] Vai alla recensione »