| Titolo originale | Ran dong |
| Anno | 2023 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Cina |
| Durata | 97 minuti |
| Regia di | Anthony Chen |
| Attori | Zhou Dongyu, Chuxiao Qu, Haoran Liu . |
| Uscita | giovedì 13 marzo 2025 |
| Distribuzione | Tucker Film |
| MYmonetro | 3,00 su 15 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento lunedì 10 marzo 2025
Il film esplora la relazione tra tre ventenni. In Italia al Box Office The Breaking Ice ha incassato nelle prime 12 settimane di programmazione 11,5 mila euro e 6 mila euro nel primo weekend.
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Haofeng si reca a Yanji, città al confine tra Cina e Corea del Nord, per presenziare a un matrimonio. Sempre più depresso, medita il suicidio, ma cambia idea quando vede Nana, guida turistica, e decide di salire sul suo bus per unirsi alla comitiva nel tour di Yanji. Nana è incuriosita e affascinata da Haofeng e lo coinvolge nella sua vita privata, del tutto dissimile da quella professionale, in cui frequenta locali notturni in compagnia di Han Xiao. Tra Nana e Xiao la relazione è oltremodo complicata e, con l'aggiunta di Haofeng, diventa un insolito ménage à trois, guidato dalla voglia di stare insieme fino alle ore piccole e soffocare così le rispettive malinconie.
Rivelato al mondo del cinema da Ilo Ilo e da allora proiettato nell'empireo degli autori con un posto riservato a Cannes, Anthony Chen si sofferma nuovamente su relazioni interrotte e complicate, su psicologie fragili e incastri che danno vita a un puzzle difforme e irregolare.
Per raccontare di tre "cuori in inverno", Chen ambienta la vicenda tra le nevi invernali di Yanji, città di frontiera popolata sia da cinesi che da transfughi coreani. La macchina da presa si sofferma su ghiaccio e neve a più riprese, individuando ogni crepa che possa aprire il metaforico gelo emozionale dei personaggi alle nuove opportunità offerte dalla vita. Il lavoro di cesello nella costruzione psicologica di Nana, Haofeng e Xiao, tuttavia, lascia spazio troppo presto ad arnesi classici del mestiere di regista, strumenti con cui è difficile lavorare di fino. Si tratta di una scelta, secondo cui Chen adotta un approccio semplice, che non lascia spazio all'immaginazione, per raccontare il vissuto dei suoi tre protagonisti. Ma resta da capire fin dove si spinga il lato volontario di questa e dove invece la situazione sfugga al controllo di Chen per sfociare nel didascalico, senza ombreggiature o ellissi che inducano lo spettatore alla suggestione. Chen non può fare a meno di mostrarci, come atteso, il confine tra Cina e Corea del Nord, con una scena emblematica in cui il grido liberatorio all'amore si alza nel cielo della dittatura; ci deve altresì sottolineare, attraverso pianti e cicatrici, la sofferenza che è evidente nei personaggi in cerca di affetto; fino a far fermare l'orologio di Haofeng, simbolo del suo divario di classe sociale, evidenziando il cambiamento in atto nel suo animo.
Ogni metafora è esplicitata, dal sogno di riprendere la carriera nel pattinaggio artistico di Nana all'orso che terrorizza il trio, ma si rivela docile come un agnellino (e solitario come loro). Una autoevidenza che lascia interdetti e incappa troppo spesso nella rivisitazione di luoghi comuni consunti da romance segnato dal destino e incompatibile con la gioia. Gli omaggi cinefili procedono di pari passo, in particolare quando Chen riprende la scena iconica del Louvre di Bande à part, nonostante questa sia già stata rivisitata - tra gli altri - da Bertolucci in The Dreamers, con i tre ragazzi intenti a correre in una libreria per onorare una scommessa puerile. Solo Zhou Dongyu, regina delle nevi dal doppio volto di guida turistica ottimista e tormentato vertice di un triangolo amoroso, si eleva rispetto alla sceneggiatura, con un'altra memorabile interpretazione dopo quella da protagonista in un film (Better Days) che ha entusiasmato pubblico e critica in egual misura. Ma è troppo poco perché The Breaking Ice possa persistere nella nostra memoria e onorare la carriera di un cineasta promettente come Anthony Chen, qui avviato su un cammino che sa di involuzione.
Il film The Breaking Ice di Anthony Chen ha toccato profondamente dei tasti della mia vita, sebbene conosciuti, in perenne dolorosa ebollizione, con i quali è difficile scendere a patti. Nato dopo otto anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, ho avuto la fortuna di vivere dei decenni in cui era possibile programmare la propria vita, e vivere in attesa del realizzarsi dei sogni, scegliendo [...] Vai alla recensione »
Il triangolo amoroso fra giovani ribelli, due maschi e una femmina, è legato nel cinema alla Nouvelle Vague francese: pensiamo a Jules e Jim di Francois Truffaut o a Bande à part di Jean-Luc Godard. Sono racconti che descrivono un preciso momento, il’68 francese (anche se Jules e Jim è ufficialmente ambientato nel 1907) come un periodo storico di libertà e anarchia, tanto a livello politico e sociale quanto nel privato dei sentimenti e delle relazioni fra giovani uomini e donne. Anche The Dreamers di Bernardo Bertolucci, pur essendo uscito all’inizio del Ventunesimo secolo, faceva riferimento a quell’immaginario, ed era ambientato proprio nella Parigi del maggio ’68.
The Breaking Ice fa omaggio a quello stesso cinema, ma non respira la stessa aria dei tempi, perché i tempi, nel ventennio del 2000, sono molto cambiati, anche, e soprattutto, per chi oggi ha vent’anni. Ambientato al confine fra la Cina e la Corea del Nord, il film diretto da Anthony Chen vede protagonisti tre ventenni legati fra di loro da una profonda malinconia e da un’incertezza verso il futuro che li porta a pulsioni autolesioniste e persino autodistruttive: Haofeng è rassegnato ad occuparsi di finanza a Shanghai e animato da istinti suicidi; Nana, che voleva fare la pattinatrice artistica, si è fatta male “volontariamente”, ed è diventata una guida turistica che chiede mance ai clienti e mazzette ai rivenditori per arrotondare i compensi; e Xiao cucina controvoglia nel ristorante di famiglia, dove Nana convoglia i turisti per dargli una mano, mentre lui si sente un emerito nessuno.
Ma The Breaking Ice non è una storia deprimente, al contrario, è fortemente romantica, sia nei confronti dell’amore che dell’amicizia, e apre la porta alla speranza che proprio l’amore e l’amicizia possano rivelarsi motori di resistenza e di azione, anche oggi, anche per quei ventenni che credono che nulla sia riservato a loro, e che non ci sia più nulla da fare se non rassegnarsi ad un presente ingeneroso. Il loro riscatto arriverà sotto forma di sogni ritrovati, di desiderio di fuga, di fame di contatto umano e connessione profonda.
C'è sempre uno spiraglio di luminosità che avvolge il cinema del singaporiano Anthony Chen, come se lo sguardo sull'oggi tenesse conto di una possibilità di apertura verso il domani, nonostante tutto. Come se fosse inevitabile immaginare un mondo, altrove, diverso, magari meno doloroso con squarci di salvezza. Un aspetto limpido già nel suo esordio Illo Illo del 2013 (Camera d'Or a Cannes), film che, [...] Vai alla recensione »