| Titolo originale | Sur l'Adamant |
| Titolo internazionale | On the Adamant |
| Anno | 2023 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Francia, Giappone |
| Durata | 109 minuti |
| Regia di | Nicolas Philibert |
| Attori | Linda De Zitter, Nicolas Philibert . |
| Uscita | lunedì 11 marzo 2024 |
| Tag | Da vedere 2023 |
| Distribuzione | I Wonder Pictures |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,56 su 14 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 11 marzo 2024
Un documentario che racconta il grande lavoro di un centro per malattie mentali che galleggia sulla Senna. Il film è stato premiato al Festival di Berlino, ha ottenuto 1 candidatura agli European Film Awards, ha ottenuto 1 candidatura a Cesar, ha ottenuto 1 candidatura a Lumiere Awards, In Italia al Box Office Sull'Adamant - Dove l'impossibile diventa possibile ha incassato nelle prime 8 settimane di programmazione 23,2 mila euro e 22,8 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Parigi. Sulla Senna è ormeggiato un edificio galleggiante denominato l'Adamant. Si tratta di un centro diurno inaugurato nel 2010 e messo a disposizione dei primi quattro arrondissement della capitale francese. I pazienti con problematiche psichiatriche possono frequentarlo quotidianamente oppure andarci ogni tanto. Il lunedì mattina, dopo una colazione fatta insieme (i pazienti sono di tutte le età) si stabilisce l'agenda della settimana con l'equipe formata da infermiere, psicologi, psichiatri ed altri professionisti.
Un documentario che osserva con rispetto le persone fragili consentendo loro di esprimere disagi ed aspettative.
Chi conosce il cinema di Nicolas Philibert sa con quanta delicatezza e attenzione nei confronti dei soggetti ripresi si pone dietro alla telecamera. In questa occasione la sua coscienza gli imponeva un doppio esame. Perché era consapevole che basta pochissimo per passare dalla testimonianza alla violazione dell'intimità quando si ha di fronte un diversamente abile sul piano psichiatrico. Ha anche questa volta saputo trovare il modo per far sì che ciò che compare sullo schermo favorisca la conoscenza e quindi la disponibilità all'attenzione e all'integrazione e non il voyeurismo fine a se stesso. Il fil rouge che guida il film è affidato in apertura ad uno dei frequentatori dell'Adamant che canta una canzone dei Téléphone. Alcuni dei suoi versi dicono: "Voglio parlarti di te, di me/Vedo dentro immagini e colori/Che non sono mie, che a volte mi fanno paura". Seguono poi le riunioni in cui si decide l'agenda settimanale e numerosi interventi di coloro che nell'Adamant trovano un luogo in cui potersi liberamente esprimere. Philibert, con una camera che si mette a disposizione di chi parla senza mai cercare la bella inquadratura, consente loro di raccontarsi, di esprimere le proprie insicurezze ma anche il proprio bisogno non solo di essere aiutati ma anche, a volte, di aiutare. Abbiamo così l'uomo che ritiene che gli psicofarmaci non siano una gabbia ma piuttosto il sostegno per permettergli di continuare una vita dignitosa. C'è chi afferma di aver detto al proprio padre di riconoscersi come l'unico fallimento della sua vita oppure una madre consapevole del fatto che a 5 anni il proprio figlio sia stato dato in affido perché lei non era più in grado di garantirgli uno sviluppo sereno. Come c'è chi, esperta di terapie che prevedono la danza, vorrebbe metterle a disposizione della comunità pur essendo consapevole che l'ostacolo è dato dal fatto di essere a sua volta una paziente.
A tutti Philibert offre la possibilità di lanciare non proclami ma messaggi dettati dalle singole esperienze di vita e di disagio. Le immagini che aprono questo suo lavoro diventano così emblematiche. Le serrande che al mattino si sollevano in seguito all'arrivo della prima degli operatori sanitari sono analoghe a quelle che le immagini, i corpi, le voci che ci propone si dovrebbero sollevare nelle nostre coscienze di cosiddetti 'normodotati' per permetterci di non appartenere alla schiera di 'quegli altri'. Quelli che in "Non al denaro non all'amore né al cielo" Fabrizio De André fotografava così: "Continuarono gli altri fino a leggermi: matto".
Il cinema, in ogni sua forma e genere, ha affrontato tante volte il tema del disagio mentale, facendo luce su uno spicchio di umanità molto spesso emarginato, ed esercitando una funzione anche sociale — basti solo pensare alla spinta propulsiva che Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975) di Miloš Forman diede ai movimenti per la chiusura dei manicomi.
Nei giorni in cui si celebra il centenario della nascita di Franco Basaglia (l’11 marzo 2024), il più grande rivoluzionario nel campo della disciplina psichiatrica in Italia (la Legge 180 del 1978, che abolì gli ospedali psichiatrici, porta il suo nome), esce nelle nostre sale grazie a I Wonder Pictures il documentario di Nicolas Philibert Sull'Adamant - Dove l'impossibile diventa possibile, vincitore dell’Orso d’oro al Festival di Berlino nel 2023.
Il regista francese (classe 1951) offre il suo sguardo discreto alla quotidianità del centro diurno per la terapia dei disturbi psichiatrici L’Adamant, situato nel cuore di Parigi lungo la Senna, in una raffinata struttura galleggiante in legno realizzata nel 2010 su progetto dell’architetto Gérard Ronzatti. Si tratta di un modello virtuoso e innovativo, che coniuga sostenibilità ambientale e psicoterapia istituzionale, ovvero quel metodo sviluppato in Francia sin dagli anni ’60 secondo cui i pazienti possono diventare co-autori della propria cura, in un’ottica costruttiva di accettazione e consapevolezza.
Al centro ci sono le persone e le relazioni, in una dimensione più aperta e accogliente, favorita in questo caso dall’ambiente suggestivo e soleggiato, cullato dall’effetto calmante dell’acqua del fiume parigino. I medici non indossano camici bianchi e non si distinguono visivamente dai pazienti di cui si prendono cura.
Per Philibert, da sempre attento alle realtà isolate e marginali, come la scuola del paesino rurale del suo grande successo Essere e avere (2002), non si tratta di una tematica nuova. Aveva già girato La Moindre des choses (1996) all’interno di una clinica psichiatrica, e si era occupato delle condizioni dei non udenti in Nel paese dei sordi (1992). Inoltre, Sull'Adamant - Dove l'impossibile diventa possibile è il primo film di una trilogia sulla cura delle malattie mentali, di cui il regista ha presentato il secondo capitolo, Averroès & Rosa Parks, alla Berlinale di quest’anno.
L’approccio empatico e delicato di Philibert, che ha trascorso alcuni mesi insieme ai pazienti a partire dall’estate del 2021, è quello più giusto per restituire dignità a persone vulnerabili che cercano un nuovo equilibrio nella loro vita e in quell’isola sospesa possono sentirsi uguali agli altri, come spesso purtroppo non avviene nella società.
Privo di retorica e senza mai sfociare nel patetismo, il docufilm ci fa salire a bordo e percepire il dramma umano legato alla condizione di disagio dei pazienti, ai traumi vissuti e ai rapporti familiari difficili, ma lasciando spazio anche a momenti di allegria e speranza. E sottolinea, oltre all’importanza della terapia psicofarmacologica, il valore della condivisione e la funzione curativa dell’arte: dalla pittura alla musica (il film si apre con la cover di un paziente della canzone "La bombe humaine" del gruppo Téléphone), dalla danza al cinema (nel loro cineclub compaiono le locandine di 8 ½ ed Effetto notte). E, a proposito di citazioni cinematografiche e di inclusività, Philibert ci ricorda che, come recita il ritornello di un brano cantato da una paziente, “personne n'est parfait”, “nessuno è perfetto”.
Sull'Adamant. Orso d'oro a Berlino, il documentario di Philibert è ambientato nel centro diurno per la salute mentale di Parigi sulla Senna, dove i pazienti si esercitano nelle arti. Un ritratto delicato, ironico e acuto della nostra società La sensazione è quella di vedere e sentir parlare profeti senza filtri, un po' come accadeva quando incontravi Letizia Battaglia, che pure aveva attraversato [...] Vai alla recensione »