| Titolo originale | At Averroès & Rosa Parks |
| Anno | 2024 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 143 minuti |
| Regia di | Nicolas Philibert |
| Tag | Da vedere 2024 |
| Distribuzione | I Wonder Pictures |
| MYmonetro | 3,84 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 2 dicembre 2024
Nicolas Philibert filma il confronto continuo tra pazienti e operatori sanitari delle due unità psichiatriche.
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CONSIGLIATO SÌ
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Ogni giorno c'è un confronto continuo tra pazienti e operatori sanitari delle due unità psichiatriche "Averroès" e "Rosa Parks" dell'ospedale Esquirol di Parigi. Tra dialoghi individuali e attività di gruppo, Nicolas Philibert si prende le parti di una psichiatria che si sforza di accogliere e riabilitare le parole dei pazienti. In un sistema sanitario che ogni giorno va avanti tra enormi difficoltà, ognuno dei pazienti cerca di aprire le porte del proprio mondo.
"Cosa posso fare per aiutarti?". Non è un dialogo, né un'intervista. È proprio la ricerca prima di un contatto poi di un (possibile?) legame, lo stesso che caratterizzava il rapporto tra medici e pazienti del precedente Sur l'Adamant.
Tra i due documentari c'è un'impressionante continuità, anzi forse a posteriori andrebbero visti insieme: proprio Philibert adotta lo stesso metodo nel modo di filmare che è così trasparente da diventare invisibile. La sua presenza nascosta permette di far emergere, principalmente attraverso la parola, parte del vissuto dei pazienti, fa toccare con mano il disagio, il dolore e prova a cercare in qualcuno di loro uno sguardo verso il proprio futuro. Ancor più che Sur l'Adamant, forse per la maggiore durata (oltre due ore e venti minuti), Philibert analizza più a fondo il funzionamento della struttura basata essenzialmente su un rapporto dove si cerca il punto d'incontro tra operatori sanitari e pazienti proprio per cercare di abbattere i ruoli ed entrare ancora più a fondo nel disagio mentale. Tra chi pensa che i medicinali hanno peggiorato la propria condizione di salute, alle allucinazioni olfattive, dai tentativi di suicidio a sogni negati (i genitori che hanno impedito a uno di loro di giocare a calcio), in Averroès & Rosa Parks vengono fuori tanti mondi privati che s'incrociano, interagiscono tra loro oppure restano separati. Resta poi fondamentale il rapporto che i pazienti hanno con lo spazio in cui vivono. In Sur l'Adamant la struttura è un battello ormeggiato sulla Senna, qui invece si vede l'esterno all'inizio del documentario con l'inquadratura del drone all'immagine finale dove c'è improvvisamente il vuoto e il silenzio. Certo, quasi tutto si svolge all'interno dell'edificio.
Però Averroès & Rosa Parks è pieno di luce, proprio come la scuola di Essere e avere. Ed è proprio questa illuminazione che esalta volti che raccontano parte della propria storia anche soltanto con un primo piano, come quella del senzatetto o dell'anziana donna che fuma sigarette durante il colloquio, è ancora scossa dalla morte della sorella e cerca un abbraccio. Già la distanza. Prima le parole, poi i gesti. Averroès & Rosa Parks non ne ha bisogno perché ogni momento diventa un'esperienza vissuta. La grandezza del cinema di Philibert è quella di farla diventare condivisibile. Per questo il suo è davvero un documentario che non ha più mura. Anche quelle della struttura possono ormai essere soltanto degli spazi e limiti mentali. L'urlo improvviso da lontano, fuori-campo, nel corso di un colloquio diventa uno squarcio. Prima si sente, poi diventa più forte e il paziente non può più proseguire. È uno dei tanti modi in cui si avverte la sofferenza e di come non c'è la necessità di filmare quello che accade. Basta avere la percezione di cosa sta succedendo in quel momento. Philibert, oltre quello che si stanno dicendo operatori sanitari e pazienti, fa avvertire anche quello che provano mentre parlano e ascoltano. Il metodo diventa così ancora più efficace e coinvolgente, perché profondamente umano, nella sua presunta assenza.
Seconda parte, più dura e scioccante, di un trittico - cominciato con con Sull'Adamant - Dove l'impossibile diventa possibile (Orso d'oro a Berlino 2023) - che l'anticonformista documentarista francese ha dedicato ai malati mentali, dando loroo per una volta affetto, parola, "respiro" e protagonismo, memore degli studi sulla follia e sul "sorvegliare e punire" di Michel Foucault.