Youth (Spring)

Film 2023 | Documentario, 212 min.

Titolo originaleQingchun
Titolo internazionaleJeunesse (Le printemps)
Anno2023
GenereDocumentario,
ProduzioneFrancia, Lussemburgo, Paesi Bassi
Durata212 minuti
Regia diBing Wang
TagDa vedere 2023
DistribuzioneLucky Red
MYmonetro 3,61 su 10 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Bing Wang. Un film Da vedere 2023 Titolo originale: Qingchun. Titolo internazionale: Jeunesse (Le printemps). Genere Documentario, - Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi, 2023, durata 212 minuti. distribuito da Lucky Red. - MYmonetro 3,61 su 10 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento martedì 4 luglio 2023

La vita dei giovani ragazzi impiegati nella manifattura tessile vicino Shangai. In Italia al Box Office Youth (Spring) ha incassato 1,2 mila euro .

Consigliato assolutamente sì!
3,61/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 3,72
PUBBLICO
CONSIGLIATO SÌ
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Cinema
Trailer
Un documentario fluviale in cui la macchina da presa osserva condizioni di lavoro scioccanti ribaltati dall'incredibile vitalità dei suoi protagonisti.
Recensione di Roberto Manassero
venerdì 19 maggio 2023
Recensione di Roberto Manassero
venerdì 19 maggio 2023

Zhili, 150 km da Shangai, sorgono centinaia di laboratori di manifattura tessile dove vengono cuciti e confezionati indumenti da esportare in tutta la Cina. Qui, accettando condizioni lavorative e di vita estreme, accorrono migliaia di giovani dalle regioni rurali attraversate dal fiume Yangtze. Hanno 20 anni, a volte meno, dormono insieme in stanze fatiscenti, mangiano nei corridoi, flirtano, scherzano, litigano, ogni tanto provano a rivendicare qualche diritto, per la maggior parte del tempo siedono alla macchina da cucire a lavorare instancabilmente. Il film segue la vita di alcuni di questi giovani, ragazzi e ragazze che accettano di farsi sfruttare con l'idea, un giorno, di comprare una casa, crescere dei figli, aprire un laboratorio...

Un documentario fluviale, a volte caotico, in cui l'apparente e quasi paradossale serenità dei protagonisti contrasta con i tempi, gli spazi e le modalità del lavoro.

Fra i massimi documentaristi in attività, Wang Bing è entrato con Jeunesse (Le printemps) nella giungla di laboratori tessili di Zhili, dove si confeziona più dell'80% degli indumenti per bambini destinati al mercato cinese. Per più di tre ore, con una appendice finale in cui uno dei tanti personaggi del film torna a casa al termine della stagione, il film s'immerge in piccoli atelier soffocanti, gestiti da padroncini che godono di una certa libertà all'interno del sistema economico cinese centralizzato. Un luogo a quanto pare unico, «un'isola», come dice lo stesso regista, «o quanto meno una direzione che la Cina potrebbe prendere e che le amministrazioni locali hanno tutto l'interesse a consolidare, perché garantisce buona parte dell'attività economica della zona».

Ciò che si vede nel film, soprattutto agli occhi dello spettatore occidentale, è scioccante: ritmi di lavoro rapidissimi, spazi ridotti al minimo, disordine, sporcizia, salari bassissimi, diritti azzerati. A ribaltare la cupezza che grava sul film sono è però lo spirito vitale e forse salvifico dei lavoratori, ragazzi e ragazze stagionali di cui si conosce solamente il nome. Seduti alle macchine da cucire, ripetono alla velocità della luce le stesse azioni, tagliano, cuciono, assemblano, e nel frattempo ridono, scherzano, litigano, per poi smettere di lavorare e restare lì, nel medesimo luogo, a dormire ancora insieme, a sfottersi o aiutarsi l'un l'altro, a volte provando a imbastire una timida protesta o un maldestro tentativo di seduzione... La macchina da presa filma questo mondo pedinandolo, inseguendo i personaggi dai laboratori ai dormitori, dove divertimento, svago, a volte anche amore, formano un tutt'uno.

Wang Bing divide il racconto in nove momenti, ciascuno dedicato a una coppia di ragazzi o ragazze, passando da un atelier all'altro, osservando e cogliendo ciò che vi accade: il possibile aborto di una ragazza, i tentativi di due compagni di stanza di trovare una fidanzata, le schermaglie amorose fra due impiegati.

Il ritratto collettivo che scorre volutamente in maniera indistinta, senza una vera e propria struttura, come se le immagini fossero i rough cut di un film ancora da girare. Magari un film di Jia Zhangke, che rispetto a Wang Bing non si è mai limitato a osservare ma ha sempre provato a raccontare le logiche strutturali del lavoro e del capitalismo. Wang Bing preferisce invece puntare sull'osservazione, incerto se rendere esplicita o meno la sua presenza, a volte svelata dai protagonisti che si rivolgono in camera, altre volte nascosta, altre ancora resa evidente dalla sottile messinscena di alcuni episodi spacciati per spontanei.

Non è un caso, del resto, che i momenti migliori siano quelli in cui il film esce dalla logica del lavoro e della velocità (l'episodio più bello è quello in cui il ragazzino un po' goffo cerca di conquistare la vicina di macchina da cucire) e si incontra lo sguardo attento della finzione. O quanto meno, la capacità del cinema di giocare con la consapevolezza delle persone filmate, donando loro, nello spazio di un'inquadratura, quella bellezza e quella libertà negate dal lavoro.

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STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
martedì 17 febbraio 2026
Maria Sole Colombo
Film TV

Tra i tratti più riconoscibili del cinema di Wang Bing, documentarista di razza purissima, c'è senz'altro la durata. Spring, primo capitolo della trilogia Youth, non fa eccezione: per raccontare le vite degli abitanti di Zhili, schiavi moderni dell'industria del tessile, Wang dilata fino all'ipertrofia il tempo dell'osservazione e della ricerca sul campo, che lo ha impegnato per cinque anni, e poi [...] Vai alla recensione »

NEWS
CANNES FILM FESTIVAL
venerdì 19 maggio 2023
Roberto Manassero

Un documentario fluviale sulla giungla dei laboratori tessili di Zhili. In concorso.  Vai all'articolo »

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