| Anno | 2022 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Gran Bretagna, USA |
| Durata | 96 minuti |
| Regia di | Joanna Hogg |
| Attori | Tilda Swinton, Joseph Mydell, Carly-Sophia Davies, Alfie Sankey-Green, Zinnia Davies-Cooke August Joshi. |
| Tag | Da vedere 2022 |
| MYmonetro | 3,25 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 6 settembre 2022
Una donna e sua madre devono affrontare i misteri che si nascondono dietro la loro ex casa di famiglia. Il film ha ottenuto 1 candidatura a British Independent, Il film è stato premiato a National Board, 1 candidatura a NSFC Awards, Al Box Office Usa The Eternal Daughter ha incassato 33,7 mila dollari .
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CONSIGLIATO SÌ
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In una notte d'inverno, una madre e una figlia viaggiano verso una rivelazione. In fondo al viaggio c'è un hotel che fu antica dimora della famiglia, un'architettura di stanze e saloni, corridoi e camini che 'crepitano' il loro passato. La figlia, regista impegnata, prepara il suo prossimo film, un film quasi impossibile per doppiare il genitore, coperto di attenzioni costanti. La madre, in ascolto degli antenati che ritornano con una folata di vento, sopporta docilmente l'amorevole solerzia della figlia. Fuori intanto, nel bosco che stringe d'assedio la villa, la nebbia sale e qualcosa ritorna.
Il passato si addice a Joanna Hogg, regista britannica radicale che si prende tutto il tempo per arrivare alla radice degli eventi.
Dopo aver scrutato e romanzato il fantasma dell'autrice che fu al debutto della sua carriera (The Souvenir e The Souvenir: Part II), apre la scatola nera della relazione madre-figlia. Quel legame segreto prende la forma di una ghost story, il cui mistero nasconde una seducente propensione alla ricostruzione dei suoi drammi intimi. Come nel suo dittico, folgorante racconto della sua relazione tossica con un giovane uomo che nasconde i traumi dietro l'arroganza, The Eternal Daughter è un tuffo altrettanto autobiografico che riscrive il suo passato, dona a Tilda Swinton un doppio ruolo e garantisce al pubblico la vertigine totale. L'attrice stabilisce con la sua sola presenza la continuità del lavoro di Joanna Hogg, che l'aveva già scelta come madre (la sua) in The Souvenir. A tornare con l'attrice scozzese è anche un abito 'di motivi geometrici', precipitato verde di una storia che ritorna come uno spettro che vuole chiudere i conti col mondo. Joanna Hogg fa un cinema puro e duro, che non cede mai alle tentazioni pop. Qualche nota di musica e poi ci priva del suono, delle spiegazioni. Il film guadagna allora in sensazioni. La regista elabora uno stile in opposizione ostinata con la televisione, scene che perdurano, piani fissi, campi lunghi. La sceneggiatura importa poco o nulla, ad appassionare Joanna Hogg sono gli attori, che incoraggia ad approfittare della libertà di parola e di movimento.
Madre e figlia insieme, Tilda Swinton si conferma grande attrice singolare al cuore del suo cinema maniacale, che crede sempre nel potere riparatore e rivelatore della fiction. Come nel film di Apichatpong Weerasethakul (>Memoria), il suo personaggio è costantemente destato da un rumore che intende solo lei nella vecchia casa di famiglia. E attorno alla sottile silhouette della Swinton, porzioni di realtà si sgretolano mentre una nebbia gotica si allunga sul film che cerca le origini di una relazione d'amore, col primo oggetto d'amore, la madre. Una madre accudita, interrogata e registrata per indovinare da qualche parte nella sua voce atona un sentimento. Più cerebrale e meno tattile dei suoi film precedenti, The Eternal Daughter resta un'esperienza sensibile, una prodezza estetica, un sogno speculativo che scuote le certezze e mette in moto emozioni e pensieri. La protagonista abdica l' 'obbligo genetico' della maternità, supera la madre e partorisce un film. Un atto di ri-creazione dove esistere solo per se stessa. Non più eterna figlia ma artista eterna. Perché prima di essere femminile, lo sguardo di Joanna Hogg è d'artista.
Tilda Swinton è una icona: dello stile, del gender, della recitazione. Amata da uno stuolo di ammiratori e seguaci, viene adorata come la dea Venere della cinematografia mondiale. Col suo fisico androgino si presta a ruoli disparati, ha un caleidoscopio di declinazioni come i verbi latini, abbraccia i progetti a cui prende parte anima e corpo: tutti la vogliono, tutti la bramano.
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