| Titolo originale | Mrak |
| Titolo internazionale | Darkling |
| Anno | 2022 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Serbia, Danimarca, Bulgaria, Grecia, Italia |
| Durata | 104 minuti |
| Regia di | Dusan Milic |
| Attori | Danica Curcic, Slavko Stimac, Flavio Parenti, Fulvio Falzarano, Ivan Zerbinati Nikola Kent, Darren Pettie, Nikola Rakocevic, Slavisa Curovic, Nikola-Kole Angelovski, Sladjana Bukejlovic. |
| Uscita | giovedì 21 aprile 2022 |
| Tag | Da vedere 2022 |
| Distribuzione | A_Lab, Lo Scrittoio |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,32 su 10 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 14 aprile 2022
Una dodicenne e la sua famiglia vivono nella paura che nella notte il male arrivi dalla foresta. In Italia al Box Office Darkling ha incassato 2,7 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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È il marzo del 2004 e siamo nell'entroterra del Kosovo. La piccola Milica vive in una casa diroccata, circondata da una foresta che, al calar delle tenebre, sembra nascondere oscure presenze. Vive con la madre Vukica e il nonno Milutin: il padre e lo zio, usciti di casa un giorno, non vi hanno più fatto ritorno. È da quel momento che il nonno per aspettarli si rifiuta di lasciare la casa, nonostante lui, la figlia e la nipotina, la notte siano costretti a barricarsi in casa, rischiando la vita ogni momento. Intorno a loro i vicini intanto si arrendono pian piano agli attacchi subiti, e più passa il tempo più Milica, scortata nei carri armati dai funzionari della KFOR, vede la sua scuola svuotarsi gradualmente.
Milic è abile nella regia e nell'utilizzo di certi stilemi dell'horror, come l'invisibilità del fuoricampo e la potenza del sonoro, delegando così al genere il compito di mettere in scena l'orrore della guerra.
Il regista serbo Dusan Milic racconta con Darkling, il suo quarto lungometraggio, il pogrom che nel 2004 i serbi cristiani ortodossi del Kosovo hanno subito a opera degli estremisti albanesi. Un terribile evento che causò, oltre a morti e scomparsi, la distruzione di un patrimonio artistico e culturale di grande bellezza.
Per raccontare questa triste pagina della storia del suo Paese, Milic segue una buonissima intuizione e cioè quella di evocare atmosfere cinematografiche che vanno dall'horror fino a raggiungere toni lievemente fantastici, rendendo il pericolo reale che incombe su Milica e la sua famiglia, un'entità quasi paranormale, un mostro invisibile nascosto nella foresta che sembra a tratti esser solo frutto dell'immaginazione dei protagonisti. Una minaccia questa, che li condanna all'oscurità, in una casa che la notte assume sempre più le sembianze di un bunker.
D'altronde è proprio il rimando alla claustrofobia del bunker ad essere cinematograficamente molto interessante: non solo perché la casa diventa a tutti gli effetti un personaggio del film, passando dall'essere un luogo di difesa verso l'esterno ad una minaccia anch'essa, ma soprattutto perché permette a Dusan Milic di giocare registicamente, donando al suo film la cifra stilistica che lo nobilita. Le immagini del regista serbo si nutrono infatti del contrasto fra l'esterno e l'interno, che diventa in automatico un movimento di luci e di ombre. Ma non solo, forse il lavoro più bello è quello fatto sui suoni che circondano i protagonisti, dagli scricchiolii vivi della casa, alla suoneria del cellulare che la notte allieta Milica, fino ad arrivare al fischietto come unico oggetto per dare l'allarme in caso di attacchi subiti.
E poi i rumori del fuori a delineare i contorni impalpabili del nemico, che più dell'aspetto visivo restituiscono l'idea di un luogo verde, un tempo fonte di pace e sostegno, come dimora di un pericolo sempre in agguato. Sono lo zirlare del merlo simile all'urlo di una donna o alle grida di un animale abbattuto, o il fruscio degli alberi che lungi dal rilassare l'anima la porta costantemente sull'orlo del terrore e della pazzia. Insomma Milic è abile nell'utilizzare gli stilemi dell'horror, come l'invisibilità del fuoricampo e la potenza del sonoro, delegando al genere il compito di mettere in scena l'orrore della guerra, un po' come il messicano Del Toro con il suo Il labirinto del fauno.
Ecco, se proprio dovessimo fare una critica a Darkling è quella di perdere mordente in certi suoi momenti, di lasciar un po' andare la tensione, come se l'intuizione di spingere sul genere non fosse seguita fino in fondo, quando è lì che il film ci tiene davvero inchiodati alla poltrona.
Ma queste in fondo sono minuzie, e Darkling rimane impresso, rivelandosi anche, volente o no, un'opera legata a due temi che hanno e stanno tutt'ora stravolgendo certi aspetti del mondo come lo conoscevamo: la questione di un nemico invisibile che ci costringe chiusi in casa e quella della guerra, che di certo non è mai scomparsa dal Pianeta ma che oggi, come fu quella del Kosovo, è a noi molto più vicina.
La fiaba gotica come metafora per raccontare sgomenti e angosce che pulsano sotto la pelle, soprattutto durante la fanciullezza, quel momento della vita in cui i corpi e le emozioni ancora sono alla ricerca di una loro forma tra paura e incanto, ha spesso trovato uno spazio di immaginazione e rappresentazione nel cinema. Se oltretutto questo spazio è contaminato e dilaniato dagli orrori della guerra, [...] Vai alla recensione »