| Anno | 2021 |
| Genere | Thriller, Guerra |
| Produzione | Italia, Germania, USA |
| Regia di | Abel Ferrara |
| Attori | Ethan Hawke, Cristina Chiriac, Dounia Sichov, Salvatore Ruocco, Valerio Mastandrea Babak Karimi, Anna Ferrara, Phil Neilson, Valeria Correale, Korlan Rachmetova, Mahmut Sifa Erkaya. |
| Tag | Da vedere 2021 |
| MYmonetro | 2,83 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 14 ottobre 2021
Un soldato americano intraprende un viaggio per difendersi da un nemico sconosciuto che minaccia il mondo intero.
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CONSIGLIATO SÌ
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JJ, un militare americano, arriva in treno in una Roma in pieno lockdown a causa della pandemia. Deserta e spettrale, ma al tempo stesso terreno vivo di scontro tra forze internazionali, la città si rivela a rischio di un attacco esplosivo che prende di mira il Vaticano. Tra alleanze cinesi e insidie russe, JJ deve proteggere la relazione con una donna italiana ed è anche tormentato dalle notizie che gli arrivano sul fratello gemello, un rivoluzionario che sa troppo e la cui vita è ora in pericolo.
È chiaro ormai da un decennio come il periodo di vita romano di Abel Ferrara abbia portato con sé anche una nuova carriera per il grande regista statunitense.
Dopo Pasolini, del 2014, sono venute una serie di opere in cui il talento ribelle di Ferrara si è fuso con l'energia millenaria di Roma, la quale di rimbalzo ha cambiato la forma e i temi del suo cinema, culminando con Tommaso nel 2019, che è anche la summa del rapporto con un altro romano d'adozione, Willem Dafoe.
Zeros and ones continua sullo stesso filone, ma è inevitabilmente influenzato dagli eventi del 2020, le cui conseguenze pratiche diventano parte integrante del film. Perfino per un regista che nella fine del mondo si è sempre sentito a suo agio (4:44 - Ultimo giorno sulla terra), questa opera "pandemica" porta con sé una palpabile energia terminale, ritraendo un mondo concentrato sullo sbrigare le ultime sporche pratiche prima dell'apocalisse.
È inutile cercare di sbrogliare la matassa dei fili narrativi che guidano le vicende di Ethan Hawke, soldato a galla in una Roma dagli incendiari equilibri geopolitici. Ferrara viene del resto da quell'incubo di autoanalisi flagellatoria che era Siberia, e mantiene qui un radicale approccio espressionista in cui ogni scena è al confine tra il reale e il metafisico, tra il ridicolo e il profondo.
Lo aiuta un comparto stilistico che ai fidati collaboratori (le musiche tese e vibranti di Joe Delia, il montaggio di Bianchi, ex-assistente di Nunziata) aggiunge Sean Price Williams (Good time dei fratelli Safdie) alla fotografia per incarnare ancor più convintamente quegli zero e quegli uno del titolo. La Roma di Ferrara, e più in particolare la sua zona attorno a Piazza Vittorio, perde attraverso il digitale "rigurgitato" e residuale di Williams la dimensione quotidiana e domestica che aveva nei film precedenti. Moglie e figlia del regista sono ancora nel cast, ma questa non è più la storia di un uomo che cerca di arrendersi al nucleo familiare; sembra invece di stare nella Vienna de Il terzo uomo, una gabbia di ombre in cui nascondersi e far perdere le proprie tracce, un teatro in cui guerra e spionaggio si confondono. Non è da tutti saper re-immaginare la Roma contemporanea, e Ferrara ancora una volta ci riesce, interpellandola come oggetto cinematografico e non soltanto come superficie di appoggio per gli attori.
JJ, armato di dubbi e videocamera più che di pistola, è un avatar sdoppiato di cui nemmeno lo spettatore può fidarsi (attenzione ai titoli di coda); come un tutt'uno, lui e il film richiedono abbondanti concessioni da parte del pubblico. Per chi vorrà farle, il cinema d'avanguardia di questo arzillo autore ormai "nostrano" promette di sovvertire ancora una volta il paradigma della realtà.
Certo che ce ne vuole di coraggio a proporre una cialtronata del genere. Ma ancora più coraggio nel riuscire ad andare oltre il quarto d'ora di visione. Io, lo ammetto, il coraggio non lo ho avuto e non finirò di vederlo. Per minuti e minuti non succede nulla: se voglio vedermi un tizio che vagabonda da solo per la capitale e fa le faccine di convenienza vado a Roma e mi piazzo [...] Vai alla recensione »
«Ho sempre più l'impressione che il tempo non esista affatto, ma esistano soltanto spazi differenti, incastrati gli uni negli altri, in base a una superiore stereometria». Questo è il giudizio di Austerlitz, come riporta Winfried Sebald nelle pagine dell'omonimo romanzo. Questa è la sensazione che si ha di fronte alle immagini di Zeros and Ones, film con cui Abel Ferrara ha vinto il Pardo per la migliore [...] Vai alla recensione »