| Anno | 2021 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Regia di | Costanza Quatriglio |
| Attori | Anna Foglietta, Michael E. Rodgers, Andrea Bosca, Roberto Citran, Paolo Calabresi Luigi Diberti, Isabel Russinova, Beatrice Fedi, Fulvio Falzarano, Alberto Basaluzzo, Donatella Bartoli. |
| Uscita | lunedì 29 novembre 2021 |
| Distribuzione | Medusa |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,35 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 29 novembre 2021
La vita di una di una ricercatrice sta per essere stravolta da un'inchiesta giudiziaria.
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CONSIGLIATO NÌ
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Irene Colli è una ricercatrice di altissimo livello che lavora per prevenire la possibile diffusione di un'epidemia derivata dal salto di specie fra gli animali e l'uomo. La sua dedizione al lavoro è tale che un possibile compagno di vita chiude il suo rapporto con lei sentendosi invisibile. Per contro, il team di scienziati che la circonda lavora instancabilmente al suo fianco per ottenere i risultati sperati, che non tardano ad arrivare sottoforma di un marker fondamentale per sviluppare un vaccino contro l'aviaria, già transitata dai polli agli esseri umani. Ma Irene incontra continui ostacoli lungo il cammino: il capo dell'azienda per cui lavora non le riconosce nulla, e investe altrove i fondi che lei ha faticosamente recuperato dall'Europa per un laboratorio all'altezza delle sue ricerche; e un giornalista investigativo conduce un'indagine che mira ad attribuirle la responsabilità di un traffico illegale di vaccini e di virus.
Irene Colli ha le stesse iniziali di Ilaria Capua, al cui libro autobiografico "Trafficante di virus" è ispirato il film omonimo diretto da Costanza Quatriglio e da lei sceneggiato insieme a Francesca Archibugi.
Forse proprio il punto di partenza soggettivo della storia è alla radice dei problemi del film, che soffre di una generale confusione di piani narrativi per schierarsi graniticamente dalla parte della protagonista a svantaggio di una maggiore complessità drammaturgica.
Tanto la regia quanto la sceneggiatura scontano infatti una rigidità formale che fa sembrare eccessivamente letterarie le spiegazioni scientifiche volte a rendere più accessibili gli argomenti trattati, ma che finiscono invece per appesantire la narrazione e appiattire le sfumature che avrebbero reso più duttile la narrazione. Allo stesso modo la regia funziona per tableaux statici e ripete spesso alcuni schemi visivi (un esempio: le entrate solitarie della dottoressa Colli nelle stanze del potere).
Il che è davvero insolito poiché Costanza Quatriglio, bravissima documentarista, ha mostrato di saper passare agilmente dal cinema di realtà a quello di finzione fin da L'isola. È come se qui la sua innegabile capacità registica e narrativa fosse raggelata, rendendo quasi televisivi i tanti confronti fra Irene e il suo capo o le scene di gruppo con gli altri ricercatori, con numerose sottolineature che zavorrano la storia invece di farla volare.
Ed è un vero peccato, perché la storia di una scienziata che in Italia fa fatica a far riconoscere il proprio talento e viene osteggiata ad ogni passo nella sua crescita professionale aveva il potenziale per essere davvero rilevante. Il format poteva essere quello del cinema di inchiesta americano degli anni Ottanta, da Silkwood a Gorilla nella nebbia, che aveva al centro figure femminili forti, ma non prive di chiaroscuri, in lotta contro un patriarcato di fondo e una serie di interessi economici che ignorano il valore delle persone.
L'aver scelto una figura reale sembra invece avere limitato la libertà artistica di Quatriglio: ad esempio non appare chiaro il rapporto fra Irene Capua e il denaro, che sarebbe stato invece davvero interessante sviluppare, sia perché ha evidenti radici nel rapporto con il padre, sia perché pone una questione femminile davvero complessa. Invece è come se alcuni temi rimanessero appena abbozzati in favore di una cronologia reiterata di eventi, spesso inframmezzata da flashback che tendono a confondere più che a chiarire, e Trafficante di virus perde l'occasione di diventare un'esplorazione metaforica e metafisica del femminile e del potere in Italia, con lo spessore e il portato storico del cinema di Elio Petri e Francesco Rosi.
La signora del virus. La paladina della scienza libera. Stiamo parlando della virologa Ilaria Capua, che decise di rendere di pubblico dominio la sequenza genica del virus dell'aviaria. A renderla nota purtroppo furono soprattutto le pesanti accuse che subì: la ricercatrice fu indagata per reati che avrebbero potuta portarla all'ergastolo e divenne vittima di un vero e proprio linciaggio giornalistico [...] Vai alla recensione »