Anno | 2020 |
Genere | Documentario, |
Produzione | Italia |
Durata | 100 minuti |
Regia di | Giorgio Verdelli |
Uscita | lunedì 28 settembre 2020 |
Tag | Da vedere 2020 |
Distribuzione | Nexo Digital |
MYmonetro | 3,89 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 14 ottobre 2020
Un itinerario ideale con la voce narrante di Luca Zingaretti per raccontare un personaggio eclettico e, per certi versi, misterioso. In Italia al Box Office Paolo Conte, via con me ha incassato 291 mila euro .
ASSOLUTAMENTE SÌ
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Dagli esordi da vibrafonista all'innamoramento per il jazz, il trombone, il piano, fino alle canzoni prima scritte per altri e poi per se stesso, superando il pudore di interpretarle. E poi le amicizie di una vita, il favore inatteso ottenuto in Francia e poi in in tournée nei teatri di tutto il mondo: una carrellata di oltre cinque decenni di attività di Paolo Conte.
Il cantautore probabilmente più riservato della musica italiana si concede per la prima volta a favore di macchina, non per pavoneggiarsi ma per parlare di musica ("sono solo l'avvocato difensore dell'identità delle mie canzoni"), il che però a tratti lo porta anche aprire ad imprevisti ricordi intimi, come quando rievoca l'empatia materna a proposito di "Azzurro" o rivendica la grandezza dell'amico Enzo Jannacci.
Ciò detto, la più evidente delle tante qualità del film è saper cogliere con finezza la relazione tra la discografia di Conte - non caso anche pittore, come dimostra il progetto Razmataz - e il linguaggio cinematografico. Un amore ampiamente corrisposto, una relazione stretta, che non a caso ha ammaliato un grande pubblico con parole di splendida ambiguità, evocazioni di night club fumosi e sale da ballo, "la sensualità delle vite disperate", la provincia che si fa mondo.
Un immaginario che arriva anche attraverso le smorfie da Popeye, i fuochi d'artificio dell'orchestra, mentre lui, il grigio, si dondola allo Steinway, tra assoli di kazoo e scat liberatori, come quello, celebre, che dà il titolo al film. Creatore di mondi, Conte dà l'illusione di vivere altre vite, spazi e occasioni, tra amori sognati e amari tracannati. Che sia la parte strumentale di Max o il giro di piano di "Via con me", una magia che con la sua lingua rifinita e novecentesca e il suo charme ruvido e sornione ha ammaliato molti.
Verdelli non si limita, come spesso accade in produzioni di questo genere, ad accumulare brandelli di nostalgia ma va in profondità nella natura del suo oggetto di indagine, superando il già detto. Vedere, per credere, i due raffinati ritratti Pino Daniele - Il tempo resterà (2017, premiato con il Nastro d'argento) e Mia Martini - Fammi sentire bella (2019). Semmai scova, grazie soprattutto all'archivio RAI, momenti topici come la "tenzone" tra Benigni e Conte al Premio Tenco, il "tradimento" di "Via con me" (già colonna sonora di Tu mi turbi di Roberto Benigni) di Dalla e De Gregori e quella autorizzata, elettrificata, dei Marlene Kuntz di "Alle prese con una verde milonga", il duetto - l'unico - con Jane Birkin ("Paolo Conte è sexy, per questo che i francesi lo adorano"), Patrice Leconte che lo accosta a Marcello Mastroianni.
Mentre Luca Zingaretti presta la sua voce narrante senza nascondere l'entusiasmo da fan, il montaggio fa sentire quasi per ogni brano una seconda esecuzione più recente (l'ultimo concerto riportato è di gennaio 2020, all'Olympia di Parigi) che si innesta sulla prima. Espediente molto gradevole, che insieme al link finale con la musica napoletana completa la descrizione della versatilità dell'artista. Parimenti incantato da sport e letteratura, pittura e ciclismo, musica ed enigmistica, in "una verde frontiera tra il suonare e l'amare, verde spettacolo in corsa, da inseguire sempre".
Un itinerario ideale con la voce narrante di Luca Zingaretti per raccontare un personaggio eclettico e, per certi versi, misterioso. Una grande storia, non soltanto musicale. È un intreccio di parole, versi e musiche che scattano foto del nostro immaginario attraverso le canzoni, i concerti, gli amici e le riflessioni del grande artista astigiano. Verdelli ha attinto all’immenso patrimonio dell’archivio personale di Conte, unendolo a materiale realizzato ad hoc: interviste, riprese dei tour internazionali e occasioni di una carriera unica. Con una straordinaria carrellata di testimonianze Roberto Benigni, Vinicio Capossela, Caterina Caselli, Francesco De Gregori, Stefano Bollani, Giorgio Conte, Pupi Avati, Luisa Ranieri, Luca Zingaretti, Renzo Arbore, Paolo Jannacci, Vincenzo Mollica, Isabella Rossellini, Guido Harari, Cristiano Godano, Giovanni Veronesi, Lorenzo Jovanotti, Jane Birkin, Patrice Leconte, Peppe Servillo il film si inoltra nel labirinto delle canzoni di Conte, anche quelle scritte per gli interpreti più diversi (Adriano Celentano, Enzo Jannacci, Jane Birkin, Caterina Caselli, Bruno Lauzi), oltre che nel labirinto delle sue passioni (il jazz, l’enigmistica, la pittura, il diritto, il cinema). Alla base del progetto c’è una lunga intervista “intima” di Verdelli a Paolo Conte, in cui i racconti di personaggi, canzoni e vicende umane mescolano tenerezza, ironia e charme tipici dell’avvocato di Asti che ci accompagnano in una scoperta continua tra il noto e l’inedito, tra le storie, i versi e le canzoni di quello straordinario altrove che è il mondo di Conte.
La Topolino amaranto , l'infanzia . Una Giornta al mare , la giovinezza . Gli Impermeabili , la maturità . Un percorso di vita in tre canzoni . Se esiste un genio nella canzone italiana , non può che chiamarsi Paolo Conte ! PS Il documentario vale tre stelle e mezzo. Ma con lui cinque stelle è il minimo :
La Topolino amaranto targata TO 158629 cammina in mezzo a filari di pioppi accanto ai vigneti e lo spettatore capisce subito il perché di quel colore, dato che deve accordarsi con il colore delle foglie delle vigne dell’Astigiano in novembre. E il quadro diventa una canzone: Vincenzo Mollica, che conosce bene Paolo Conte, dice che come cantante è speciale e bravo di suo, perché [...] Vai alla recensione »
E' difficile dire qualcosa di diverso da quanto è stato sintetizzato da Benigni e da altri estimatori. Mi limito a ripetere quanto magistralmente rdetto da Camilleri : " Conte esprime l'eleganza dell'intelligenza"
L'interpretazione di Dalla e De Gregori non era della canzone Via con Me, ma di Gelato al limone. Marta
"Asti è una città in cui non si comunica tanto" dice Paolo Conte, che della città piemontese è tra i figli più illustri. "Non ha avuto poeti" aggiunge, ma il sottotesto è evidente: sono io, il poeta di Asti. E dagli torto, a quello che i colleghi ritengono il più grande cantautore italiano, celebrato - è il caso da dirlo - da Paolo Conte - Via con me, tributo tessuto dall'esperto Giorgio Verdelli [...] Vai alla recensione »
"La canzone, nella sua costruzione, è un po' come il cinema". Parola di Paolo Conte, il cantautore italiano con l'immaginario più cinematografico che ci sia, che sul grande schermo ora ci arriva davvero, nel docufilm diretto da Giorgio Verdelli. Come quasi sempre accade con le iniziative speciali della Nexo Digital, anche nel caso di Paolo conte, Via con me si parte con una programmazione secca di [...] Vai alla recensione »
Difficile immaginare che il documentario che Giorgio Verdelli ha dedicato a Paolo Conte - il cui titolo riprende una delle più celebri (anche e soprattutto al cinema!) canzoni del musicista, cantante, avvocato di Asti ovvero Via con me e che, dopo il passaggio allo scorso Festival di Venezia, viene proiettato nelle sale negli ultimi tre giorni di settembre (28-30/9) - possa diventare un classico del [...] Vai alla recensione »
In sala per tre giorni, 28, 29 e 30 settembre, il documentario di Giorgio Verdelli su Paolo Conte, presentato come Evento Speciale all'ultima edizione del Festival di Venezia. Una lunga intervista, costellata da una squadra di ammiratori e devoti "servitori" (Roberto Benigni, Vinicio Capossela, Luca Zingaretti, Patrice Leconte, Renzo Arbore, Vincenzo Mollica, Francesco De Gregori, Peppe Servillo, Stefano [...] Vai alla recensione »
Un ritratto che regala felicità e commozione, per chi è suo fan (come chi scrive, da tempi ormai lontani). Paolo Conte è l'uomo che ha portato la lirica dolente (e comica) del tinello marron e delle fughe all'inglese sui palcoscenici del mondo, adottato e amato dai francesi che ce lo invidiano. Tra jazz (classico) e pop, fisarmoniche da liscio e cadenze andine, accompagnato sul palco da "vecchie scimmie" [...] Vai alla recensione »
Avvocato e jazzista, enigmatico enigmista, pittore di paesaggi atmosferico-emozionali su ritmi e melodie che sfidano lo spazio-tempo: Paolo Conte è un rebus, per dirla con il titolo di una vecchia canzone. Sarà la sprezzatura irresistibile e sorniona che ne contraddistingue la figura, o quella garbata discrezione con cui si è sottratto alla storia. Le chic, le charm.