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L'acqua, l'insegna la sete: una storia di classe lunga 15 anni per raccontare la scuola (e il suo fallimento)

Valerio Jalongo torna a raccontare il mondo della scuola, questa volta in maniera documentaristica, dieci anni dopo La scuola è finita con Valeria Golino e Vincenzo Amato. Al cinema per tre giorni, dal 22 al 24 novembre.
di Pedro Armocida

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lunedì 22 novembre 2021 - Focus

L’acqua, la insegna la sete.
La terra, gli oceani trascorsi.
Lo slancio, l’angoscia,
La pace, la raccontano le battaglie,
L’amore, i tumuli della memoria,
Gli uccelli, la neve.


Vale la pena riprodurre tutta la poesia di Emily Dickinson che dà il titolo al bel film di Valerio Jalongo che torna a raccontare il mondo della scuola, questa volta in maniera documentaristica, dieci anni dopo La scuola è finita con Valeria Golino e Vincenzo Amato.

L’acqua, l’insegna la sete - Storia di classe si apre proprio con il prof. di lettere Lopez che cerca di trasmettere quella poesia ai suoi studenti. E lo fa quasi interpretandola, da attore, veicolo naturale per arrivare a quel gruppo di ragazzi che lo interrompe in continuazione ma che pure lo videoriprende, incuriosito. È la 1ª E dell’Istituto Rossellini per la cinematografia e la televisione di Roma, anno 2004, dove Jalongo insegnava in quegli anni. Riprendendo il materiale realizzato per un progetto di videodiario collettivo degli studenti, grazie al prof. Lopez che ha conservato tutto di quella classe, compiti e temi compresi, il regista vuole scoprire che adulti sono diventati quei ragazzi, quindici anni dopo.

Nel farlo il racconto si trasforma, in maniera automatica, in una radiografia che, anno dopo anno, non fa altro che registrare le stesse problematiche di cui però in genere si fatica a parlare, molti ragazzi di quella classe sono stati bocciati e molti hanno abbandonato la scuola prima del tempo, senza quindi prendere alcun diploma. Il prof. Lopez scopre che nessuno di quei ragazzi fa il mestiere per il quale aveva studiato. Questo può essere pure un fatto casuale e, alla fine, poco significativo mentre è la direzione, diversa e imprevedibile, che ognuno di loro ha preso a interrogare lo spettatore sui diversi destini che poi sono anche quelli nostri, compagni di scuola inclusi.

Nel film, il prof. Lopez, ora in pensione, fa rileggere ad alcuni dei suoi studenti i temi che avevano scritto quindici anni prima. Ed è un passaggio struggente perché mette a confronto le diverse età di una persona, la memoria obbliga al confronto, al riconoscimento del tempo, di cose che potevano accadere, di promesse non mantenute, di un futuro possibile. Ma Yari, Jessica, Lorenzo, Gianluca, Corinna, Alessio – questi i nomi di alcuni di loro – una direzione comunque l’hanno presa e, curiosamente, per molti di loro ha anche fare con la cura dell’altro che può essere l’assistenza agli anziani, il gioco con i bambini, la cura degli alberi cittadini, una pensione per cani. E qui in qualche modo torna la poesia di Emily Dickinson in esergo.

Presentato in concorso al festival svizzero Visions du Réel e premiato come Miglior Film dalla giuria giovani a Visioni dal Mondo, L’acqua, l’insegna la sete - Storia di classe, scritto da Valerio Jalongo con Linda Ferri e in collaborazione con Gianclaudio Lopez non vuole far assumere alle vicende di quella 1ª E dell’Istituto Rossellini un carattere universale, magari statistico, rispetto al variegato mondo della scuola. È questo un pericolo da cui bisogna cercare sempre di scampare come fa Vanessa Roghi nel recente e importante volume per Einaudi "Voi siete il fuoco. Storia e storie della scuola". Perché è fondamentale raccontare il più possibile le storie della scuola anche per individuare le vere problematiche di cui invece si cerca di non parlare, perché danno fastidio al manovratore, come quella della dispersione scolastica che in Italia, fanalino di coda in Europa, è al 13,1%: un ragazzo su sette non finisce le scuole superiori secondo l’ultimo rilevamento del 2020.

Una delle risposte possibili è sicuramente nello svogliato consiglio di classe in cui si vede la scarsa fiducia che alcuni docenti ripongono negli studenti. Alla fine la macchina da presa scorre dall’alto sui banchi vuoti, tutti scarabocchiati, come le pareti su cui il prof. Lopez ha spinto i ragazzi a scrivere prima dei lavori di imbiancatura.

«Scuola di merda» e «Moriremo tutti», le due scritte paradigmatiche che raccontano esattamente come l’acqua, l’insegna la sete.


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