| Anno | 2020 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 83 minuti |
| Regia di | Matteo Balsamo, Francesco Del Grosso |
| Attori | Sergio Ramazzotti, Gabriele Micalizzi, Francesca Volpi, Andreja Restek Francesco Cito, Arianna Pagani, Ugo Lucio Borga, Pietro Masturzo, Massimo Sciacca, Franco Pagetti, Isabella Balena, Giorgio Bianchi, Livio Senigalliesi. |
| Uscita | giovedì 10 giugno 2021 |
| Tag | Da vedere 2020 |
| Distribuzione | Trent Film |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,42 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento domenica 6 giugno 2021
Le vite di 13 fotografi di guerra come testimoni in prima linea: non un film biografico, bensì un documento inedito su come questo mestiere cambi profondamente le persone che hanno mostrato l'inferno della guerra. In Italia al Box Office In prima linea ha incassato 4,9 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Da una camera oscura prendono vita e definizione su carta, uno dopo l'altro, i ritratti di tredici fotografi di guerra italiani, tra cui Andreja Restek, torinese d'adozione, croata d'origine ("nata in un Paese in cui una donna non poteva avere grandi sogni", dice). Sono loro, una volta tanto, a stare seduti e fermi davanti all'obiettivo, nel tentativo di definire gli scopi e i lati meno noti della loro professione. La struttura a mosaico del documentario offre i loro interventi, alternati agli scatti di scenari bellici a tutte le latitudini: il conflitto israelo-palestinese, la Siria, il fronte ucraino, l'Afghanistan, l'assedio di Sarajevo, il confine tra Kosovo e Albania, l'Egitto.
L'intento dichiarato è sbriciolare la retorica del supereroe, raccogliere un campione variegato di voci che smitizzino, ognuna dal punto di vista della propria esperienza, l'immagine stereotipata del testimone in pericolo, mosso dall'adrenalina del contesto di conflitto e concentrato unicamente sul catturare l'istantanea più significativa e rischiosa.
Nelle voci e negli sguardi ritorna piuttosto la difficoltà di un lavoro sempre più complesso, autogestito e totalizzante, oltre all'isolamento e l'incapacità di rientrare nella realtà quotidiana, dopo il contatto ravvicinato con la morte e la violenza più insensata. Mentre dagli scaffali privati fanno capolino i volumi di Don McCullin e si citano Robert Capa e Ryszard Kapuscinski, in maniera un po' frettolosa, dato il numero degli interpellati, si delimitano i confini di un terreno misterioso, delicatamente sospeso tra il diritto/dovere di cronaca, l'aspirazione a cambiare in chi guarda la percezione della possibilità stessa della guerra, e il rischio di spettacolarizzazione. Paradossalmente, in un consesso di professionisti, quello che resta un po' fuori campo è il concepimento stesso dell'immagine, l'istinto o il pensiero che sta dietro allo scatto, la sua analisi.
Tanti argomenti, forse un po' troppi per essere compiutamente trattati in un lungometraggio: i mutamenti della professione reporter e dell'editoria in generale, le trasformazioni dal passaggio da analogico a digitale, i limiti del rappresentabile, le ricadute anche molto pesanti della professione sul privato. Soggetto estremamente interessante, in un'era di sovraccarico iconico, spunto per una riflessione profonda sul senso dell'immagine, i tempi e le condizioni di realizzazione. Si esce dalla visione con la voglia di saperne di più, e il film sembra suggerire la potenzialità di una serie di monografie più distese e dettagliate.
"In prima linea" è un film che colpisce sicuramente. Gli autori dicono che come progetto è cambiato strada facendo, man mano che i fotografi rilasciavano le interviste. Le varie interviste sono impressionanti. Anche le foto dei reporter che vengono mostrate rimangono impresse, si sente tutto il lavoro che c'è dietro. Rispetto ad altri documentari, la componente delle emozioni è davvero molto forte, [...] Vai alla recensione »
Nella nostra bella e angusta Europa occidentale la guerra è sparita da tempo - almeno se pensiamo alle generazioni dei millennial, nate e cresciute in un continente da cui l'orrore sembra ormai bandito in eterno. Confinate dietro ad un teleschermo o, per essere più precisi, ridotte a fugaci brandelli virtuali, violenza e crudeltà vengono quotidianamente ripulite dalla tragica veridicità che ne contraddistin [...] Vai alla recensione »