| Anno | 2020 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | USA |
| Regia di | Ryan Murphy |
| Attori | David Corenswet, Darren Criss, Patti Lupone, Joe Mantello, Dylan McDermott Jim Parsons, Jeremy Pope, Holland Taylor, Jake Picking, Nicola Bertram, Michelle Krusiec, Rob Reiner, Mira Sorvino, Paget Brewster, Katie McGuinness, Maude Apatow, Laura Harrier, Daniel London, Joe Pacheco, Barry Ratcliffe, David Sampen, Carey Scott, Samantha Sergeant, Samara Weaving, Ashley Wood (II). |
| Tag | Da vedere 2020 |
| MYmonetro | 2,93 su 10 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 20 aprile 2020
Non si può riscrivere la storia, oppure sì? La serie ha ottenuto 1 candidatura a Golden Globes, 1 candidatura a Critics Choice Award, 1 candidatura a Writers Guild Awards, 1 candidatura a ADG Awards,
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CONSIGLIATO SÌ
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Poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, il reduce Jack Castello sogna di sfondare a Hollywood, ma la sua carriera non decolla e in più la moglie è incinta di due gemelli, così Jack accetta l'offerta indecente di Ernie, proprietario di una stazione di servizio in cui i ragazzi si prostituiscono. Per non essere costretto a marchette omosessuali convince Archie, afroamericano gay nonché sceneggiatore, a lavorare da Ernie e occuparsi dei clienti maschi. Questi conosce così il ragazzo che diventerà famoso con il nome di Rock Hudson, da cui è però ossessionato anche il perverso e potente agente Henry Wilson. Nel mentre il copione di Archie, dedicato a una ragazza suicida gettatasi dalla grande scritta "Hollywoodland" sulle colline, finisce in mano al regista Raymond Ainsley, che convive con la promettente attrice afroamericana Camille Washington e sogna di farne una star.
La ricostruzione di una Hollywood scandalosa, tra prostituzione, festini e depravazioni si alleggerisce via via in una mecca del cinema che non è mai esistita, dove le varie minoranze hanno miracolosamente modo di emergere.
Il cinema può riscrivere la storia, l'ha dimostrato più volte negli ultimi Quentin Tarantino che in particolare proprio con il suo ultimo film si è dedicato a Hollywood. Ryan Murphy però porta questa idea molto oltre e se parte con un ritratto leggero ma allo stesso tempo sordido, in una sorta di incrocio tra una commedia e Hollywood Babilonia, finisce in un sogno a occhi aperti, una fantasia superprogressista e ucronica: una sorta di realtà alternativa, dove la correttezza politica si è affermata già a fine anni 40 e a Hollywood si aprono spazi per la diversity, cambiando implicitamente il mondo intero. Solo tre anni fa, Murphy ha realizzato con Feud una fra le sue opere migliori, dedicata alla Hollywood degli anni 60 e alla faida tra Bette Davis e Joan Crawford. Un ritratto degli ingiusti trattamenti subiti dalle donne in una società così maschilista da vampirizzare e vilipendere persino le proprie star femminili. Ora si prende invece la libertà, insieme al coautore Ian Brennan con cui già aveva collaborato su Glee e Scream Queens, di mettere in scena la Hollywood dei suoi sogni, prendendo lo stesso periodo dei romanzi di James Ellroy come "L.A. Confindential" e giocando a ribaltarlo.
Nella realtà sarebbe arrivato il maccartismo con la sua caccia alle streghe rivolta a stanare i comunisti, mentre nella Hollywood di Murphy e Brennan comunista è solo un'offesa generica, usata un paio di volte contro gli alfieri della rappresentanza delle minoranza, senza che di comunismo ci sia effettivamente alcuna traccia. Chiaramente, nonostante Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez, il socialismo non è una questione alla moda come la diversity e si preferisce scoparlo sotto il tappeto. La serie è per certi versi un'operazione riparatoria nei confronti dell'asiatica Anna May Wong, che non ebbe mai le occasioni che avrebbe meritato per via della propria etnia, così come si vuole ricordare la pena subita da Rock Hudson, costretto per tutta la vita a nascondere la propria omosessualità che qui invece può far uscire allo scoperto. C'è dunque un'amarezza implicita nel progetto, rimarcata anche dal taglio metatestuale di alcuni titoli di episodio, in particolare i primi due Viva Hollywood: Parte 1 e 2 e l'ultimo Finale in stile Hollywood, dove Murphy torna sulla cerimonia degli Oscar come in una delle puntate migliori di Feud. Il tono di Hollywood però non è quello musical (usato invece dai Coen nel sognante Ave, Cesare!), non ha nulla del registro onirico e anzi scegliendo la commedia leggera con tanto di lietissimo fine inonda lo schermo di una stucchevolezza quasi insostenibile. Gli ultimi episodi per altro corrono sul piano narrativo e risolvono sempre più rapidamente le situazioni tra i personaggi come se, una volta svelato l'intento immaginifico, non si potesse più credere alle loro vicende e fosse meglio riassumerle che raccontarle, in una frenesia che mette al primo posto il messaggio. Per quanto sia nobile quello che Muprhy e Brennan vogliono dirci, ci appare però anche ovvio e calarlo in modo del tutto inverosimile alla fine degli anni '40 ha l'effetto di una colata di melassa. Si ha la sensazione di passare da una satira sulla Hollywood Babilonia a una edificante serie Disney del 2020, dove possono trovare spazio e felicità omosessuali, donne indipendenti, asiatici e afroamericani, in un arcobaleno di diversity che supera persino il progressismo della Hollywood odierna, ancora poco propensa a premiare con l'Oscar le minoranze. Ci si vorrebbe lasciar trascinare da questa fantasia, ma il gioco è fin troppo esplicito, zuccheroso e, da un certo punto in poi, del tutto prevedibile nel suo predicatorio schematismo.
Questa recente serie TV di sette puntate è stata molto apprezzata da vari critici. Natalia Aspesi, ad esempio ne è entusiasta e gli ha dedicato un intero paginone de “La Repubblica” del 30 aprile scorso. La serie è stata scritta da Ryan Murphy - già autore di altre serie note come “Pose” e “Glee” - e Ian Brennan ed è ambientata [...] Vai alla recensione »
«Vuoi dire che per tutto questo tempo avremmo potuto essere amiche?». Se lo chiedevano, come un'epifania, Bette Davis e Joan Crawford nella puntata finale di Feud, un'altra serie targata Ryan Murphy ambientata dietro le quinte della Hollywood che fu. Se lo chiedevano, comprendendo d'un tratto la quantità di potenziale inespresso e d'infelicità inflitta alle loro vite, ma solo in sogno.