| Anno | 2020 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Italia |
| Regia di | Nick Hurran, Jan Michelini |
| Attori | Patrick Dempsey, Alessandro Borghi, Laia Costa, Malachi Kirby, Paul Chowdhry Pia Mechler, Nathalie Rapti Gomez, Harry Michell, Sallie Harmsen, Jemma Powell, Chris Reilly, Tatjana Nardone, Jane Perry, Nick Cornwall, Yuliia Sobol, Rupert Wynne-James, Kasia Smutniak, Lars Mikkelsen, Vincent Papa. |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,85 su 15 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento sabato 6 aprile 2024
Un'eccezionale storia di finanza, potere e disinganni.
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CONSIGLIATO SÌ
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La serie è ambientata nella sede londinese dell'americana New York - London Investment Bank (NYL), una delle più grandi banche di investimento nella città, dove lo spregiudicato Head of Trading Massimo Ruggero è stato accolto dall'Italia e cresciuto nel mondo finanziario da Dominic Morgan, CEO della banca. Massimo è il perfetto esempio di self-made man: italiano e di origini umili, si è guadagnato il suo posto al sole nell'olimpo della finanza grazie al un intuito straordinario che lo rende il migliore nel suo campo. Dominic è uno degli uomini più potenti della finanza mondiale, ha un profondo legame con Massimo che lo considera il suo mentore, e ha però degli interessi che lo stesso Massimo non può nemmeno immaginare. Quando Massimo si troverà coinvolto in una guerra finanziaria intercontinentale che colpisce l'Europa, dovrà scegliere se allearsi con il suo mentore oppure combatterlo.
Un passo avanti per la serie che però non rende giustizia alla complessità dei temi che tratta
Recensione
di Andrea Fornasiero
Incombe il referendum sulla Brexit e alla banca NYL Massimo Ruggero e il suo team devono scegliere su quale risultato scommettere. I sondaggi sembrano dirgli che vincerà il Remain, ma la Storia insegna com'è andata a finire. Alla vittoria del Leave coincide poi l'assassinio di uno degli investitori di Massimo, Kalim, che era il più vicino al team responsabile dei sondaggi sulla Brexit - il cui principale analista sembra essere scomparso. Nel mentre Dominic Morgan tesse nuove trame, questa volta per arginare gli investimenti europei in Cina, che piacciono invece ai suoi vecchi amici del "tredicesimo piano". La NYL è un perno della strategia cinese e Dominic dovrà neutralizzare Massimo, oppure ottenere il suo aiuto...
Seconda chance per il thriller finanziario prodotto da Lux vide, che quest'anno è meno melodrammatico e più teso, ma sempre troppo ambizioso rispetto alle proprie semplificazioni.
La facilità con la quale, per esempio, si stravolgono in pochi giorni - quando non ore o persino minuti - acquisti multimiliardari lascia assai perplessi. Soprattutto la serie cerca di essere allo stesso tempo cinica e ottimista, dove la finanza è abitata dai "diavoli" che controllano il mondo ma sorge anche la speranza che venga democratizzata. Questo attraverso criptovalute e azioni dal basso, quali il salvataggio in borsa di GameStop - ossia una manovra di investitori geek che ha scioccato il mercato per circa cinque minuti, prima che in molti semplicemente scuotessero la testa realizzando che la gran parte dei piccoli investitori di GameStop finiranno per perderci soldi.
Per restare al nostro mondo del cinema la si può paragonare al surreale Oscar per il film più popolare su Twitter a Army of the Dead di Zack Snyder. Ossia una notizia subito derubricata a esperimento da non ripetere, che non ha certo portato una rivoluzione, ma ha più che altro consumato le energie dei partecipanti. Nel caso di Game Stop - e di altre compagnie - ci sono in ballo soldi veri, ma da qui a pensare che gli hedge fund si stiano davvero preoccupando ce ne passa... Allo stesso modo Diavoli sceglie di credere nelle criptovalute e dedica un intero episodio a una sorta di apologia (che ricordiamo è la specialità della Lux) del misterioso Satoshi Nakamoto, il cosiddetto inventore di BitCoin. La criptovaluta viene rappresentata come una cura per la finanza cattiva, una alternativa, ma nella realtà la finanza stessa non manca certo di specularci sopra.
Oltre a cavalcare temi di attualità, dagli investimenti nel 5G, alla mancata rielezione di Trump e alla pandemia, Diavoli cerca di farsi più moderna aggiungendo molti personaggi femminili. Abbiamo così: la geniale ragazza polacca, timidissima e quasi asociale come da stereotipo; l'investitrice buona, avida ma di sani principi e ovviamente BIPOC (il modo più politicamente corretto oggi per dire di colore); l'investitrice cattiva, bianchissima e amica dei russi e dei nazionalisti; la broker cinese, che vuole apparire come uno squalo ma in realtà incarna i valori più materni della serie, ma con una storia d'amore esilissima. Ci sono infine due donne che tornano dalla precedente stagione: Eleanor, che continua ad avere un ruolo solo da spalla, e Latoyah, la moglie di Oliver, che prima lo spinge al tradimento di Massimo e poi lo accusa di... tradire Massimo!
Tra i maschi, Alessandro Borghi cede il titolo di personaggio più riuscito a Patrick Dempsey. Il suo Dominic Morgan fa dichiarazioni altisonanti ma riesce a rimanere ambiguo, machiavellico eppure capace di affetti genuini. La stagione in fondo racconta, prima di tutto, il suo arco di redenzione. In bocca a lui viene messa anche la sola intuizione davvero interessante di Diavoli, ossia il parallelismo tra la vittoria di un'intelligenza artificiale contro il campione di Go e l'idea che gli algoritmi possano avere allo stesso modo una vittoria su di noi, violando la nostra privacy e influenzando le nostre scelte.
Un'idea che però è subito semplificata in senso manicheo, dove tali manipolazioni sono associate alla Cina e alla Russia, la prima con il suo rigido controllo dei dati e dei social e la seconda con la diffusione delle fake news. Tutti sanno però che gli algoritmi e le IA non sono certo una esclusiva di quei regimi. Anzi, nella nostra quotidianità, incrociamo molto più spesso quelli delle società della Silicon Valley, forse meno insidiosi ma di certo non meno manipolatori.
Diavoli insomma continua a scontare una sorta di confusione e faciloneria, che non rende giustizia alla complessità dei temi che tratta. Se questa stagione è per certi versi un passo avanti, con una regia un po' più sobria e una narrazione più asciutta, rimane comunque insoddisfacente.
Una serie ambiziosa che affronta la finanza a viso aperto, ma con idee confuse e troppi artifici di scrittura
Recensione
di Andrea Fornasiero
Massimo Ruggero è un trader di grande successo presso la sede londinese della banca New York London, diretta dal brillante ma misterioso Dominic Morgan, sposato alla fragile Nina. Massimo è il suo delfino, ha avuto una carriera travolgente nonostante trascorsi umili e problematici, tra cui una moglie tossicodipendente e autodistruttiva. Ora che un collega muore in una caduta che sembra un suicidio, Massimo vuole vederci chiaro e si avvale della collaborazione dei suoi collaboratori più fidati e pure di un geniale giovane: Oliver, con un talento da hacker ma pure studente indisciplinato e in difficoltà economica, che coglie al volo l'occasione di entrare nel mondo della finanza. Nel mentre il gruppo Subterranea, una sorta di associazione giornalistica fuorilegge, dirama comunicati e video contro il sistema finanziario mondiale e un loro membro, Sofia, si avvicina a Massimo.
Affrontare la finanza non è certo facile e se pur Diavoli ha il pregio di farlo a viso aperto, scivola in una serie di artifici di scrittura e di sottolineature stilistiche, inoltre ha le idee confuse e cerca di essere sia europeista, sia complottista.
Un colpo al cerchio e uno alla botte, uno ai banchieri cattivi e uno all'euro buono, uno al tema ambizioso e uno allo stile didascalico. Diavoli non convince mai e in particolare lo stile invece è ostico fin dal principio. La regia è affidata per cinque episodi su dieci a testa all'inglese Nick Hurran e all'italiano Jan Maria Michelini: il primo è noto per Sherlock e sembra ricalcarne il gioco visivo in un contesto però del tutto fuori luogo, privo della giocosità della serie di Moffat e Gatiss sul celebre investigatore; Michelini invece è di casa, visto che appartiene alla scuderia Lux Vide per cui ha già firmato altre fiction come Don Matteo, DOC - Nelle tue mani e I Medici. Da quest'ultima serie torna anche Frank Spotnitz in qualità di producer, ma non è certo da solo: Diavoli vanta un impressionante affollamento dietro la macchina da presa. Ci sono 7 ideatori, spesso altrettanti soggettisti, raramente un solo sceneggiatore e qualcosa come quasi quindici produttori a vario titolo, il tutto per trasporre il romanzo omonimo di Guido Maria Brera.
La serie risulta riuscita solo quando si avvicina alla realtà, con l'uso di materiali di repertorio provocatori, riepilogando fatti incresciosi come la bancarotta Argentina e la crisi americana del 2008, o la scelta di chiamare PIIGS i Paesi europei dell'area mediterranea (più l'Irlanda). Si arriva fino alle difficoltà italiane in Europa e al celebre "Whatever It Takes" di Mario Draghi nel 2012, quando era ancora Presidente della Banca Centrale Europea. In tutto questo la banca al centro di Diavoli finisce per metterci ben più di uno zampino, in un crescendo che sfocia nella cospirazione, sulla scia delle teoria complottiste sul gruppo Bilderberg. Che però nella serie ha un ruolo ambivalente come se, in puro stile Lux Vide, si volesse venire incontro a tutte le possibili idee del pubblico, con la finanza cattiva ma pure l'euro buono e vittima. Il tutto raccontato come in un mélo poco coerente, iperbolico, che perde per strada diversi fili, a partire dal suicidio/omicidio iniziale, il cui mistero alla fine della serie è così trascurato che la sua risoluzione appare pretestuosa.
C'è anche "l'episodio in bottiglia" concentrato sulla costiera amalfitana dove Massimo è cresciuto e vi ritorna a causa della cattiva salute del padre, con il quale ha un rapporto a dir poco difficile. Anche qui però il tono è sempre melodrammatico, senza che lo stile o la scrittura riescano a sostenerlo. Un altro problema della serie è la scarsa caratura dei personaggi secondari, a partire dai colleghi di Massimo molto stereotipati, con la bionda glaciale, l'indiano dalla barba hipster che proprio non ce la fa a essere credibile, l'inglese mollaccione e il giovane nero ambizioso.
Quest'ultimo parte quasi come un coprotagonista, ma la sua linea narrativa perde progressivamente di rilevanza, così come non si riesce mai a dare un barlume di reale umanità al villain, interpretato da Patrick Dempsey e rimane molto sui generis anche la moglie incarnata da Kasia Smutniak. Non va molto meglio neppure con la giornalista interpretata da Laia Costa, mentre Massimo Ruggero è Alessandro Borghi che recita in inglese con una efficace faccia da giocatore di poker e un sorriso tra il sarcastico e il malefico. L'unico a tenergli davvero testa è Lars Mikkelsen, ma il suo personaggio finisce vittima del colpo di scena meno riuscito di tutta la storia. Diavoli insomma delude, più di quanto abbia mai fatto qualsiasi altra serie Sky.
Non vedo l’ora della nuova stagione! Pazzesca serie tv... ti insegna molto
Alcuni luoghi comuni sono davvero difficili da digerire, anche se connaturati ai meccanismi di quella fiction che vuole essere popolare e insieme porre degli interrogativi di una certa sostanza. Ad esempio, perché i top manager si trovano sempre in situazioni di sesso tipo Cinquanta sfumature di grigio, con escort di lusso, bondage, sadomaso e cocaina? Ma una serata più tranquilla, forse romantica, [...] Vai alla recensione »