| Anno | 2020 |
| Genere | Commedia |
| Produzione | Italia, Austria |
| Regia di | Giorgio Pasotti |
| Attori | Claudio Amendola, Giorgio Pasotti, Robert Palfrader, Gerti Drassl, Aram Kian Roberto Nobile, Giancarlo Martini, Lorenzo Renzi, Peter Mitterrutzner, Filippo Vianello, Hannes Perkmann, Marco Boriero, Lorenzo Renzi, Samuel Girardi, Maria Cascone, Davide De Paoli, Martina Tontaro, Carmen Sigillò, Massimo Pietrucci, Armend Tatari, Silvia Ventura, Giordano di Stasio, Maurizio Amoriello, Stefano Francioni, Claudio Sartori, Carl Corradini, Chiara Isaia, Charly Pistoi, Leonardo Marchesan, Paola Pancri, Saverio Dorigotti, Salvatore De Pasquale, Rosalinda de Bertol, Elisabeth De Franceschi. |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,57 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 11 giugno 2020
Un cast corale per una commedia dolceamara, che riflette sulla necessita tutta umana di conservare sempre e comunque la speranza.
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CONSIGLIATO NÌ
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Adamo, energumeno con tanto di croce celtica tatuata sul cranio rasato, viene inviato forzatamente verso una parrocchia sperduta nel cuore delle montagne altoatesine. Presso la parrocchia sono "ospiti" anche Khali, ex terrorista islamico, Gustav, ex campione di sci austriaco condannato per violenza carnale, e Sara, single incinta. A sovrintendere il quartetto c'è Don Ivan, un prete con un passato tragico deciso a negare l'evidenza delle mille sventure a lui capitate, come un moderno Giobbe, e a tramutare in positivo anche la realtà dei suoi "protetti", convinto che il Bene abbia sempre la meglio sul Male. Un atteggiamento che suscita l'irritazione di Adamo, criminale incallito che della vita vede solo l'aspetto negativo. Quale dei due avrà la meglio sull'altro?
Giorgio Pasotti torna alla regia con il remake di una commedia nera danese, Le mele di Adamo di Andres Thomas Jensen, che vedeva protagonisti nei ruoli di Adamo e di Ivan le star scandinave Ulrick Thomsen e Mads Mikkelsen.
Qui al posto di Thomsen c'è Claudio Amendola e al posto di Mikkelsen lo stesso Pasotti, e la vicenda è trapiantata nel nordest Italiano, al confine con l'Austria, che coproduce il film. È questo l'inizio dei guai: perché l'umorismo black dei Paesi scandinavi mal si adatta al nostro, e ha senso solo considerando il carattere (o quantomeno il suo stereotipo) e il genius loci dela zona. Se da un lato è un atto di coraggio proporre in Italia un genere nuovo e volutamente fuori dalla consuetudine, dall'altro il rischio del passo falso è dietro l'angolo, ed è purtroppo quello che succede ad Abbi fede: una commedia che invece di far ridere spiazza per la improbabilità della trama e dei personaggi, il cattivo gusto delle situazioni e la grevità di alcune battute (la sceneggiatura è cofirmata da Pasotti e Federico Baccomo). A fare fiasco è soprattutto la caratterizzazione di Don Ivan, e non aiuta il fatto che il suo look richiama (involontariamente) quello di Taika Waititi travestito da Adolf Hitler in Jojo Rabbit. Don Ivan si esprime in un eloquio forbito che non riflette tanto la sua visione arcaica ed edulcorata del mondo quanto uno sforzo dialoghistico mal direzionato.
Per "portare a casa" (anche in senso culturale e geografico) un film così estremo ci sarebbe voluta una capacità di scrittura sottile, sempre sul filo del rasoio, e una regia stralunata al punto giusto, nonché interpretazioni spinte sopra le righe fino all'eccesso comico. Invece Abbi fede si mantiene su un terreno di mezzo che lo fa sconfinare più nella parodia involontaria che nella farsa politicamente scorretta. Claudio Amendola si salva grazie a una recitazione catatonica che ammortizza quella degli altri comprimari, e l'unico interprete che riesce a cogliere il potenziale comico del suo ruolo è il sempre efficace Roberto Nobile nei panni di un medico dalla deontologia professionale delirante. Purtroppo invece questa parabola di redenzione ispirata al Libro di Giobbe non trova mai il registro adatto (e necessario). Ci auguriamo che il coraggio di Pasotti, che alla regia mostra una bella curiosità e un genuino desiderio di rompere gli schemi, trovi in futuro una direzione meno fuorviata.
mi è piaciuto , film particolare , bene interpretato da tutti , una novità nel panorama italiano,Da vedere
L'incrollabile fede nella bontà umana del sacerdote Ivan (Giorgio Pasotti) viene messa alla prova dall'arrivo di Adamo, un neofascista (Claudio Amendola), nella sua piccola comunità montana. Il braccio di ferro tra i due inizia con la preparazione di uno strudel di mele. Il secondo film di Pasotti regista (dopo lo, Arlecchino), è una commedia dolceamara con un Amendola da paura.