| Anno | 2019 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | USA |
| Regia di | Carlo Mirabella-Davis |
| Attori | Haley Bennett, Austin Stowell, Denis O'Hare, Elizabeth Marvel, David Rasche Lauren Velez, Zabryna Guevara, Laith Nakli, Babak Tafti, Nicole Kang, Olivia Perez, Kristi Kirk, Alyssa Bresnahan, Maya Days, Elise Santora, Myra Lucretia Taylor, Kathleen Butler, McGregory Frederique. |
| MYmonetro | 2,83 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 21 luglio 2021
Una donna si ritrova improvvisamente afflitta da una malattia mentale. Il film ha ottenuto 2 candidature a Critics Choice Super, Al Box Office Usa Swallow ha incassato 31,6 mila dollari .
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CONSIGLIATO SÌ
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Hunter è sposata con Richie, facoltoso manager che lavora nell'azienda del padre, e vive con lui in una villa lontana dalla metropoli. Apparentemente ha tutto, ma nessuno la considera come una persona, con dei bisogni e dei desideri propri. Intanto il picacismo da cui è affetta la induce a inghiottire oggetti sempre più pericolosi per il suo organismo. Un film a due volti, quasi ingannevole nel suo svolgimento. Un primo atto destinato a sconvolgere e avvincere, contornando di punti interrogativi il personaggio di Hunter e il mondo che ruota intorno a lei; quindi un secondo atto in cui il ritmo cresce e il mistero viene svelato; e infine un terzo, che risolve la questione esplicitando sul piano etico e simbolico l'assunto di base dell'operazione.
Inutile dire che è il primo e ingannevole segmento a tenere lo spettatore incollato alla sedia, con un espediente antico ma efficace, che dimostra la qualità della regia di Carlo Mirabella-Davis e della fotografia di Katelin Arizmendi.
Fin dalle prime inquadrature, un montaggio che alterna immagini della vita di Hunter nella splendida villa nello stato di New York in cui vive a quelle di animali al macello in una fattoria, si fa strada il classico binomio horror tra ambientazione asettica e immacolata e turbamenti interiori, incontrollabili e malsani. Dalle parti di Society di Brian Yuzna - il marcio dietro il grande capitale - e di Safe di Todd Haynes - donna isolata e circondata da un asettico lusso, ma gravemente disturbata sul piano psicologico. Tutto è un MacGuffin per Mirabella-Davis: dal nome della protagonista, Hunter, destinata invece a rimanere sostanzialmente una preda, per buona parte del film, alla stessa patologia che la affligge, il picacismo, ossia l'impulso a inghiottire oggetti che non sono qualificabili come cibo in nessuna scala alimentare, quali terriccio o orecchini, che si rivela un mezzo esotico per giungere a uno scopo assai più prosaico. Come risulta fin troppo evidente dalla scenografia scelta per la villa fuoriporta, Hunter è una principessa segregata in una casa di vetro, vulnerabile ed esposta in ogni suo dettaglio psicologico, come un curioso fenomeno da studiare, un bizzarro animaletto domestico. È così che, senza tanti giri di parole o finzioni di sorta, la vedono marito e suoceri, come esemplifica una delle sequenze più forti e meglio recitate di Swallow nei suoi minuti iniziali.
Nello spettatore si forma la convinzione che l'accettazione della tranquillità borghese, garantita dalla facoltosa famiglia di Richie, rappresenti la realizzazione del desiderio di tutto ciò che a Hunter è stato negato, un patto faustiano che richiede come pegno la sua rinuncia a qualsivoglia iniziativa. L'epilogo, a cui si giunge dopo espedienti narrativi di crescente inverosimiglianza, finisce però per spiegare troppo, e troppo chiaramente, le radici del male di Hunter, donando alla storia una rilettura in chiave femminista, che si affanna a unire tutti i puntini e ricucire i fili sospesi. Peccato, perché è proprio l'enigmatico incipit, insieme alla prova recitativa di Haley Bennett (La ragazza del treno, Hardcore!) a far sì che di Swallow si conservi un ricordo tra le nostri visioni di cinefili onnivori.
Esordio felice di Carlo Mirabella Davis nel suo primo lungometraggio, un drammatico girato in uno stile che ricorda quello della commedia americana degli anni ’60 e non soltanto per la fotografia, che ne richiama i tipici colori pastello, già adottati in altri recenti film vintage come Suburbicon, e nella scenografia, con le inquadrature ripetute della tipica cucina pulita e ordinata, simbolo di una [...] Vai alla recensione »
Sembra una vita da invidiare, quella di Hunter, sposata con un facoltoso manager e residente in una splendida villa. In realtà lei non viene mai considerata dalla famiglia e non trova di meglio che provare qualche brivido inghiottendo oggetti sempre più pericolosi per il suo organismo, in una sorta di malsana rivalsa. Un noir spiazzante, con diverse scene disturbanti, che si regge sulla prova, in sottrazion [...] Vai alla recensione »