| Titolo originale | Shooting the Mafia |
| Anno | 2019 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Irlanda |
| Durata | 97 minuti |
| Regia di | Kim Longinotto |
| Attori | Letizia Battaglia, Mariachiara di Trapani, Eduardo Rebulla, Santi Caleca Franco Zecchin, Roberto Timperi, Salvatore Riina. |
| Uscita | giovedì 16 luglio 2020 |
| Tag | Da vedere 2019 |
| Distribuzione | I Wonder Pictures |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,29 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 2 luglio 2020
Un documentario dedicato alla fotografa Letizia Battaglia e alla sua personale lotta contro la Mafia. In Italia al Box Office Letizia Battaglia - Shooting the Mafia ha incassato 16,9 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Vita e carriera di Letizia Battaglia, fotografa palermitana e fotoreporter per il quotidiano L’Ora, raccontata con taglio intimo e privato, a partire dalla sua turbolenta giovinezza. Dal lavoro sulle strade per documentare i morti di mafia, all’impegno in politica con i Verdi e la Rete, Battaglia è stata una figura fondamentale nella Palermo tra gli anni Settanta e Novanta.
“Sono sempre stata una donna in lotta, senza saperlo”. Così dice di sé la siciliana Letizia Battaglia, 84 anni e la testa lucidissima, nel documentario rivelatorio che le dedica Kim Longinotto, regista dal curriculum militante, figlia di un fotografo italiano.
Realizzato montando interviste recenti con spezzoni di film, filmini amatoriali e foto realizzate da Battaglia nel corso della sua lunghissima carriera, Longinotto innesca il racconto portando subito lo spettatore al cuore della donna che domina lo schermo - fisico possente, caschetto tra il rosso e il rosa, sguardo vivace - dipingendo il ritratto esplosivo, in pieno post #metoo, di una gigantessa dell’emancipazione femminile.
Sposata prestissimo, a 16 anni, Battaglia tradisce e lascia il marito, dal quale rischia di farsi sparare addosso (“La sua storia la sapeva tutta Palermo”), e approda alla fotografia solo dopo aver compiuto quarant’anni. Sono gli anni Settanta, quelli della Palermo in cui “capitavano anche cinque omicidi al giorno”, e lei riesce a farsi assumere, prima donna in Italia, come fotoreporter al giornale L’Ora. Le sue foto, rigorosamente in bianco e nero, ritraggono i morti della mafia ma anche i mafiosi in pieno volto, spesso umiliati dai suoi scatti negli attimi successivi all’arresto.
Quel che interessa a Longinotto - ben consapevole della fascinazione che ancora oggi i padrini corleonesi esercitano all’estero - è l’approccio di Battaglia ai suoi soggetti. Il fatto, cioè, che vedesse (e ritraesse) la mafia per quel che era: “gente sciatta e vestita male”, lontana dall’epica moderna del gangster-chic, di cui era inevitabile avere paura. “La mafia a Palermo è ovunque - avverte apocalittico un giornalista inglese in una delle corrispondenze montate all’interno del film - anche al cimitero”.
Il documentario procede ordinatamente, sul piano della cronaca, con l’arco tragico dei massacri di mafia (Falcone e Borsellino), ma il cuore del racconto resta su Battaglia: una donna che ha scelto il lavoro come liberazione, la libertà sessuale come emancipazione, e che nelle fotografie trova qualcosa di più di una semplice realizzazione personale. Fotografare è per Battaglia partecipare: è condividere, ma nel senso più solidale e meno narcisistico del termine. Lasciata la fotografia per la politica, “esperienza umiliante”, Battaglia lascia anche il suo compagno. “Sono rimasta per vent’anni da sola”, dice oggi, per nulla turbata, presentando alla camera di Longinotto il suo nuovo partner di 38 anni più giovane. Una storia d’amore, di ferocia e tenerezza che meritava, davvero, di essere raccontata.
In un'ora e mezza scorre la vita, attraverso le foto, di Letizia Battaglia. In quegli scatti c'è la sua Palermo, la sua forza ma anche la debolezza di una fotografa che tremava durante il processo di Luciano Liggio. Poi c'è la mafia. In tutti gli scatti, urla di dolore e grida escono dal potente bianco e nero. Personalità, persone comuni, bambini, nessuno è risparmiato alla mattanza e le persone stanche [...] Vai alla recensione »
Dal sodalizio artistico degli ultimi tempi con Franco Maresco, per il quale è protagonista in La mafia non è più quella di una volta e nel doc La mia Battaglia, Letizia Battaglia si ritrova a raccontarsi alla regista irlandese Kim Longinotto, autrice molto attiva professionalmente sulla questione mediorientale. Presentato al Sundance Festival e al Biografilm di Bologna, sembra essere in un certo senso [...] Vai alla recensione »