Mektoub, My Love: Intermezzo

Film 2019 | Commedia 240 min.

Regia di Abdellatif Kechiche. Un film Da vedere 2019 con Hafsia Herzi, Salim Kechiouche, Ophélie Baufle, Alexia Chardard, Shain Boumedine. Cast completo Genere Commedia - Francia, Italia, 2019, durata 240 minuti. - MYmonetro 2,90 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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La scelta fondamentale tra amore e carriera.

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2,90/5
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Kechiche manda il racconto in vacanza e sublima tutto fino all'assoluta esasperazione.
Recensione di Marzia Gandolfi
sabato 25 maggio 2019
Recensione di Marzia Gandolfi
sabato 25 maggio 2019

Ophélie, Céline, Toni, Aimé, Camélia e gli altri sono ancora lì, sulla spiaggia di Sète e dentro l'estate del 1994. Davanti allo stesso mare discutono, corteggiano, amano, leggono e mangiano formaggio. Quello fresco della fattoria di Ophélie, incinta di Toni e alla vigilia del matrimonio con Clément. Toni interroga Ophélie sul loro futuro e intanto ci prova con Marie, la ragazza dell'asciugamano accanto. La sera in discoteca arriva Amin che flirta con Marie ma ha occhi solo per Ophélie, che vorrebbe posare nuda per lui e poi abortire a Parigi. Tra i fumi della vodka e le note elettroniche, le ragazze ballano e i ragazzi provano a sposarle o a portarle a letto. Amin, che si sogna sempre regista, osserva amici e cugini dal bancone del bar, prestando ascolto a chi vuole parlargli e le labbra a chi vuole baciarlo dentro il tempo sospeso di una vacanza.

Diciamolo subito, la seconda volta di Mektoub, My Love è un trip ossessivo tirato fino allo sfinimento.

Un'allucinazione frastornante, un fiume di musica, di sesso, di corpi in movimento trasfigurati dalla danza, di segreti urlati nelle orecchie ma coperti dal clamore della discoteca, dove si svolge buona parte del film e scorre un flusso di godimento senza fine.

Inserito tra un prologo assolato e un epilogo 'orizzontale', Mektoub, My Love: Intermezzo è girato ad altezza di 'culo', quello delle donne appese al palo e a un film puramente sensoriale. Perché l'intermezzo di Abdellatif Kechiche, tracimante di posteriori femminili e vibranti, rivela qualcosa del cinema sperimentale. Non c'è niente da raccontare e i personaggi, interscambiabili, non incarnano niente. Niente si produce, nessun momento di emozione, nessuna possibilità di riflessione.

Se Canto Uno era un inno alla vita e agli anni verdi, un'ode al desiderio e al vantaggio preso sulla sceneggiatura, un intrigo alla Marivaux di false confidenze, promesse tradite, piccole e grandi infedeltà, Intermezzo si attacca al bar e si sbronza senza parole. Il conflitto tra corpo e linguaggio, tipico del cinema dell'autore, è spazzato via dall'esultanza dionisiaca. Un tourbillon che dona l'illusione dell'eternità.

Orgia di sesso e di danza di una radicalità formale mai vista, il nuovo film di Kechiche manda il racconto in vacanza e sublima tutto, ritagliandosi un posto in una dimensione altra. In quella dimensione consuma una festa liquida martellata da ritmi house e da lampi di luce, che abolisce il tempo e trattiene la notte, l'estate, la giovinezza.

Cogliendo i personaggi immediatamente dopo la fine di Canto Uno sulla spiaggia assolata di Sète, Intermezzo non fa o quasi progredire la narrazione, rimpiazzata da un'estasi erotica, un momento fisico assoluto, refrattario a qualsiasi forma di 'continuazione'. Il film (ri)comincia su quella spiaggia, poi infila di notte la discoteca e un'esperienza estenuante per lo spettatore, prigioniero, sfinito e travolto da una prova visiva e fisica che non concede nessuna tregua, per due ore almeno.

Perché in questo vortice intermittente e assordante appoggiato ancora una volta sulla curvatura delle sue attrici, filmare natiche è il gesto cinematografico che definisce ormai l'autore, si spalanca la porta di una toilette pubblica e si gode (in) una scena di sesso. Un cunnilingus di tredici minuti che appaga quell'estetica dell'estenuazione che Kechiche ama da sempre praticare. Frontalmente, di profilo, di spalle, tra le gambe, a plongée e contre-plongée, lo spettatore è soffocato dalla carne come lo zelante Aimé, piccolo uomo davanti alla potenza impudica e alla voluttuosità stordente di Ophélie, che si prende tutto il piacere coi movimenti febbrili della pole dance.

Amin, alter ego dell'autore, è al contrario costantemente rinviato al suo statuto di osservatore, che guarda la vita ma non arriva mai a viverla con la leggerezza dei suoi compagni, abitati da un'energia dionisiaca che ancora una volta spossa i corpi e lo sguardo di chi li contempla. Tutto in Mektoub, My love: Intermezzo produce un senso di assoluta esasperazione, una delle cifre del cinema di Kechiche. Furiosamente fisico, Kechiche prende alla gola mentre la camera filma a ruota libera senza perdere (davvero) niente. Tra shorts ridotti all'essenziale e bralette in pizzo scorre un'opera di transizione, un intervallo unico e assoluto. Sradicato dal mondo e dal tempo, Intermezzo è presente in purezza. Almeno fino al prossimo Canto.

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RECENSIONI DELLA CRITICA
martedì 28 maggio 2019
Anton Giulio Onofri
Close-Up

Chi scrive fu tra coloro che da Venezia osannarono Mektoub, My love: Canto I, dove fu presentato in concorso nel 2017, capitolo iniziale della supposta trilogia di cui Mektoub, My Love: Intermezzo, inserito nel concorso ufficiale del 72° Festival di Cannes, dovrebbe essere il centrale, prima dell'imminente Canto II, attualmente ancora in lavorazione.

domenica 26 maggio 2019
Federico Pedroni
Duels.it

E alla fine rieccoci a Séte, nell'estate del 1994. Siamo a settembre, le vacanze stanno finendo, la luce che avvolge i personaggi è meno netta, più soffusa e morbida. Sulla spiaggia ritroviamo molti dei personaggi che avevamo imparato a conoscere in Mektoub, My Love: Canto Uno. Tra loro non c'è Amin, inizialmente defilato e dedito ai suoi progetti. C'è Tony che con l'amico Aimé rimorchia - specularmente [...] Vai alla recensione »

sabato 25 maggio 2019
Adriano De Grandis
Il Gazzettino

Spiaggia, discoteca. Corpi, chiacchiere, musica martellante, ammiccamenti, sensualità, sessualità. L'ossessione per il lato b femminile, l'urgenza di declinarne il suo desiderio, l'hardcore: la seconda puntata toglie tutto, lascia uno schermo affollato in una costruzione astratta. Piacerà ai teorici, lascerà sconcertato il pubblico. Esplosivo, energico, radicale, ma tra le mille natiche shakerate per [...] Vai alla recensione »

sabato 25 maggio 2019
Alessandro Stellino
Filmidee

Quando, sei anni fa, venne presentato in concorso a Cannes La vita di Adele, nessuno immaginava che tipo di film sarebbe stato: non circolavano trailer o estratti, solo un manifesto che ritraeva un'inedita Léa Seydoux dai capelli celesti. Si sapeva che il film era un adattamento del graphic novel di Julie Maroh Le bleu est une couleur chaude ma niente aveva preparato all'intensità delle scene di sesso [...] Vai alla recensione »

venerdì 24 maggio 2019
Simone Emiliani
Sentieri Selvaggi

La spiaggia, la discoteca, una camera da letto. Tre location in un intermezzo che rappresenta probabilmente lo stato dei 'lavori in corso' di un progetto. Che forse andrebbe valutato complessivamente alla fine. Ma rispetto al canto 1 sembra che la storia si sia fermata. Per poi riprendere, forse, nell'ultimo atto di questa trilogia liberamente ispirata al romanzo La blessure, la vraie di François Bégaudeau. [...] Vai alla recensione »

venerdì 24 maggio 2019
Pietro Bianchi
Cineforum

Alla fine di Metkoub My Love: Canto Uno avevamo lasciato il protagonista Amin - il ragazzo parigino originario di Sète che durante l'estate tornava nella sua città natale e veniva "accecato" e invaso dal desiderio di vita del suo gruppo di amici - andarsene per la spiaggia con Charlotte, l'altra ragazza che non era riuscita a integrarsi nel gruppo in quell'estate, respinta da una delusione d'amore. [...] Vai alla recensione »

venerdì 24 maggio 2019
Andrea Bellavita
Film TV

Tutti i ragazzi vogliono Ophélie, tutte le ragazze vogliono Amin, lei esibisce il corpo (il culo), lui il sorriso, lei si muove, lui immobile. Un modello che risponde solo alla fisica del desiderio, dove i due elementi centrali si attraggono ma non riescono a scontrarsi: Sète, fine estate del 1994 (quella di Canto uno), 30' in spiaggia, tre ore in discoteca (10' di cunnilingus in bagno), 2' in una [...] Vai alla recensione »

venerdì 24 maggio 2019
Enrico Azzano
Quinlan

È la fine dell'estate e Amin vive una serena relazione d'amore con Charlotte. Ophélie, nel frattempo, si trova di fronte alle conseguenze delle sue molteplici relazioni romantiche... Se lo sapesse Cortini. L'estate sta finendo, ma Mektoub, My Love: Intermezzo è ancora inondato di luce, vita, passione. Di cinema. In attesa del secondo canto, messo agli atti che i minuti sono solo 208 (più i futuri [...] Vai alla recensione »

venerdì 24 maggio 2019
Federico Pontiggia
Il Fatto Quotidiano

Segreti, bugie e il cunnilingus più lungo della storia del cinema, compreso quello a luci rosse. In Concorso a Cannes 72 e probabilmente mai nelle nostre sale, Mektoub, My Love: Intermezzo riprende da dove ci aveva lasciato il primo capitolo, Canto Uno, presentato alla Mostra di Venezia del 2017: Abdellatif Kechiche ritrova a Sète il morigerato Amin (Shaïn Boumédine), la lussureggiante Ophélie (Ophélie [...] Vai alla recensione »

venerdì 24 maggio 2019
Emiliano Morreale
La Repubblica

Temuto per la durata (tre ore e mezza quasi a fine festival, con proiezione ufficiale che finisce intorno alle 2 di notte), atteso dai cronisti come unico possibile elemento piccante del festival, quello di Kechiche è il secondo capitolo di una trilogia, il cui primo episodio era stato presentato a Venezia nel 2017. Era l'elegia di un'estate sulla costa del Sud della Francia, in una comunità maghrebina, [...] Vai alla recensione »

giovedì 23 maggio 2019
Valerio Sammarco
La Rivista del Cinematografo

"...Hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono..." Siamo ancora all'estate del 1994, Amin (Shaïn Boumedine) fotografa il corpo nudo di Charlotte (Alexia Chardard). Sulla spiaggia, intanto, la solita comitiva con Ophélie (Ophélie Bau), Tony (Salim Kechiouche) e via dicendo fa la conoscenza della 18enne Marie (Marie Bernard), parigina in vacanza a Sète.

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