Il traditore

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Un film di Marco Bellocchio. Con Pierfrancesco Favino, Maria Fernanda Cândido, Fabrizio Ferracane, Luigi Lo Cascio.
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Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 148 min. - Italia 2019. - 01 Distribution uscita giovedì 23 maggio 2019. MYMONETRO Il traditore * * * 1/2 - valutazione media: 3,86 su 59 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Il Buscetta di Bellocchio conquista Cannes

di Emiliano Morreale La Repubblica

Si può dire qualcosa di nuovo su uno degli snodi fondamentali della storia recente d' Italia? Si possono trovare immagini nuove per raccontare ciò che i media hanno mostrato mille volte, rivedere la strage di Capaci, il pianto della vedova Schifani ai funerali, il primo maxiprocesso di Palermo o la "guerra di mafia" degli anni 80? E soprattutto: si possono schivare i luoghi comuni di quello che ormai, tra film e soprattutto fiction televisive, è diventato un vero e proprio genere con i suoi passaggi obbligati? Bellocchio col suo nuovo film (in sala da ieri) aveva davanti una sfida enorme, pari a quella di Buongiorno, notte con il caso Moro, ma appunto ancor più satura di precedenti cinematografici e televisivi. Per questo, all'annuncio di un film sul più celebre pentito di Cosa Nostra, Tommaso Buscetta, l'uomo che ha svelato definitivamente al mondo l'esistenza e il funzionamento della mafia siciliana, la curiosità era grande. Anche perché si trattava di un mondo lontanissimo da quello del regista piacentino, senza molto che potesse rientrare nei suoi temi usuali. Il risultato conquista Cannes: tredici minuti di applausi alla proiezione ufficiale, boato per il regista e l'attore protagonista. Il film è dapprima spiazzante, perché per i primi 40 minuti è una ricostruzione fedele e serrata degli eventi storici, nella quale Bellocchio manifesta una fedeltà e un rispetto forse eccessivi agli eventi reali. Dall'omicidio di Stefano Bontate che nel 1980 innesca la fase cruenta della guerra tra i clan perdenti e i corleonesi di Riina, fino all'arresto in Brasile e all'estradizione di don Masino nel 1984, vengono riassunti eventi che forse, nel frattempo, sono diventati meno ovvi per gli spettatori (la sceneggiatura è scritta con Francesco Piccolo, Ludovica Rampoldi e Valia Santella). Il momento più inventivo è l'inizio, una festa di 10 minuti che è una versione lugubre dell'inizio del Padrino (il quale a sua volta rifaceva la fine del Gattopardo): poi lo sguardo di Bellocchio è come schiacciato dalla materia, con qualche caduta (un paio di visioni funeree, una tortura con sottofondo musicale), e anche l'incontro con Falcone è in fondo un momento "di servizio", senza intensità propria. Insomma, qualcosa in più di una serie tv di alto livello, un'operazione di grande mestiere che non toglie e non aggiunge nulla alla carriera del suo autore. È a partire da qui però che il film comincia davvero. A Bellocchio non interessa la cronaca, cui pure non può non dare spazio, bensì il dramma del protagonista, anzi la sua tragedia. In Buscetta il regista ha visto appunto un personaggio tragico, nel suo tradimento un dilemma degno di eroi e anti-eroi che nessun dramma borghese può offrire oggi (come già hanno mostrato Scorsese, Fratelli di Abel Ferrara o Anime nere di Munzi). Quando entriamo nel dramma dell'uomo, con i suoi tormenti, i suoi silenzi, il suo volto diviso tra luce e ombra e il suo sguardo sul mondo, anche lo stile si libera. Le scene del maxiprocesso diventano un "teatro dei nervi", un sabba che tocca il grottesco. Tragedia personale e catarsi di una nazione si intrecciano, sulle note (epiche ma forse anche un po' ironiche) nientemeno che del Va' pensiero. Se alla fine questo film difficile trova un'unità di tono, è anche grazie agli interpreti. Favino ovviamente, in un'interpretazione virtuosistica sì, ma mai gratuita. Anche se talvolta ha l'occhio un po' troppo umido, il suo Buscetta è credibilissimo: ogni battuta ha il peso che deve avere, come venendo fuori da una malinconia secolare. (Piccola parentesi linguistica: il dialetto di Favino è forse il migliore che un attore non siciliano abbia mai pronunciato sullo schermo). Accanto a lui, bravissimi anche Luigi Lo Cascio, che col suo Totuccio Contorno incarna un po' la "linea comica", e Fabrizio Ferracane, strepitoso nel ruolo di Pippo Calò, l'uomo "romano" di Cosa Nostra: la sua apparizione al processo è un prodigio di sfumature, di ironia, falsità, finta umiltà.
Da La Repubblica, 24 maggio 2019


di Emiliano Morreale, 24 maggio 2019

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