| Titolo originale | Sage femme |
| Titolo internazionale | The Midwife |
| Anno | 2017 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 117 minuti |
| Regia di | Martin Provost |
| Attori | Catherine Frot, Catherine Deneuve, Olivier Gourmet, Quentin Dolmaire, Mylène Demongeot Pauline Etienne, Audrey Dana, Marie Paquim, Pauline Parigot, Marie Gili-Pierre, Jeanne Rosa, Élise Oppong, Ingrid Heiderscheidt, Jacques Mechelany, Ana Rodriguez, Karidja Touré, Jisca Kalvanda, Fayçal Safi, Marc Prin, Nicolas Grandhomme, Melchior Carrelet, Margot Luciarte, Cécile Dominjon, Adou Khan, Sébastien Chassagne, Quentin Leopold, Anthony Dechaux. |
| Uscita | giovedì 1 giugno 2017 |
| Tag | Da vedere 2017 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,07 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 8 giugno 2017
Una levatrice incontra, dopo tanti anni, la giovane compagna del padre defunto. Le due donne dovranno confrontarsi su antichi segreti mai svelati. In Italia al Box Office Quello che so di lei ha incassato nelle prime 7 settimane di programmazione 275 mila euro e 114 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Claire è un'ostetrica che nel corso della sua vita professionale ha fatto nascere innumerevoli bambini amando la propria professione. Proprio in un momento difficile per il suo lavoro (si sta per chiudere il reparto maternità) ricompare dal passato una donna che l'aveva fatta soffrire quando era giovane. Si tratta di Béatrice, colei per cui suo padre aveva lasciato la famiglia. Béatrice è malata e ha bisogno di aiuto anche se non ha perso del tutto la vitalità di un tempo. Claire, che ha anche un figlio ormai grande e anche lui in una fase di svolta della propria vita, deve decidere cosa fare.
A volte fortunatamente i film nascono non da esigenze produttive o di mercato ma da spinte interiori. Martin Provost deve la vita a un'ostetrica che al momento della nascita non solo gli donò il suo sangue vedendolo in grave pericolo di vita ma fu lei e non il padre ad andare a denunciare all'anagrafe la sua venuta in questo mondo.
Con Sage femme ha voluto renderle omaggio costruendo su questa persona una storia di invenzione che però conserva una base di osservazione acuta sul piano sociale. Perché una delle caratteristiche del cinema francese è quella di saper spesso affrontare i generi non dimenticando però di mettere in luce il contesto sociale (forse è questo il motivo per cui Virzì piace Oltralpe). Perché la sceneggiatura di Provost non si limita a disegnare due personaggi che richiamano nel loro rapportarsi con la vita le esopiane cicala e formica.
Se Claire è sempre stata la formica previdente e ligia ai propri doveri Béatrice ha passato la sua vita a disperdere ciò che aveva con una quasi incosciente coazione a ripetere. Ora le due donne si incontrano dopo essersi scontrate a distanza nel passato, si annusano, si sopportano e infine finiscono con l'assorbire ognuna parte delle caratteristiche dell'altra. In mezzo si ritrova un uomo, autista di Tir, che ha l'aspetto e il sorriso di Olivier Gourmet che conosce le distanze e sa come superarle. Tutto ciò però non mette in secondo piano la lettura di una società che vorrebbe sempre più spersonalizzare anche uno dei momenti fondamentali per l'essere umano: la sua nascita. Non c'è nulla di passatista o di retrogrado nel segnale che Provost ci invia. C'è invece il desiderio di ricordarci che l'incontro con gli altri, non la virtualità, è ciò che ci fa essere ciò che siamo. A partire da quelle mani che ci hanno aiutato ad uscire dal ventre di nostra madre e per prime ci hanno accolto.
"Quello che So di Lei" è una commedia agro-dolce tutta imperniata su due tipologie di donne (Catherine Deneuve e Catherine Frot), una più differente dall'altra. Catherine Frot, infatti, impersona una brava e coscienziosa ostetrica che svolge il proprio lavoro con passione presso un ambulatorio che sta per chiudere nella periferia parigina, mentre Catherine Deneuve, [...] Vai alla recensione »
Claire è un'ostetrica appassionata, ama la sua professione e il piccolo ospedale in cui lavora. Per lei far nascere bambini è più di un mestiere, è una missione. Proprio quando le annunciano la chiusura del reparto maternità dove è impegnata da più di vent'anni, si affaccia nella sua vita una vecchia fiamma del padre, Béatrice. Testarda, autentica e profondamente incosciente, la donna piomba come un fulmine a ciel sereno nella vita estremamente lineare della dottoressa, in un crescendo di scontri e richiami ai contrasti passati - è colei per cui il padre di Claire aveva abbandonato la famiglia.
La leggerezza di Béatrice, intenta a fagocitare la vita senza rimorsi, è dichiarata opposizione alla misuratezza di Claire: nel gioco d'azzardo, nella gioia dei peccati di gola, della carne rossa e dell'onnipresente sigaretta.
In aggiunta alle preoccupazioni dell'ostetrica per un figlio deciso a rivoluzionarsi la vita, lo stravolgimento tra le corsie asettiche di un grande ospedale (la dimensione umana sostituita dai grandi numeri), Béatrice è scontro salvifico necessario a prendere tutto meno sul serio, un elogio all'edonismo e alla sensualità ironica di chi svicola le consuetudini. Laddove è lei la fugitive proustiana come antitesi e contrapposizione de la prisonnière (qui delle convenzioni), svela la dolorosa condizione - e l'acutezza - dell'esilio volontario.
Da Virgilio a Joyce, dall'Odissea alla Commedia dantesca, da Baudelaire a Proust. La letteratura è piena di evasioni fisiche o mentali, di fughe e intimi pellegrinaggi, di forme in movimento piene di una sofferenza inaspettata, impregnate di precetti universali, e spinte al cambiamento per cui è necessario sottrarsi, evitando di lasciarsi coinvolgere, di diventare complici. La rivoluzionaria Béatrice, privando la fuga della sua valenza negativa, ne sottolinea la dignità, nelle distanze ostinate, come soluzione alle ricadute. La sfrontatezza si fonde con la caparbietà nel ritratto irrazionale del legame tra vita e morte, in un crocevia che è evoluzione intima del perdono.
C'è di tutto nel film di Provost, la commozione e la risata, uno sguardo malinconico al cambiamento, il richiamo ruvido dei tempi andati, quello dei rapporti onesti, umani. C'è la vita stessa e la sua negazione nella relazione di Claire con il camionista Paul, nella malattia di Béatrice, tornata dopo una vita in fuga dai legami. L'approdo al cospetto del suo opposto rigoroso, il suo conto in sospeso, la sua - pur sempre imprescindibile - complicità.
Donne francesi sulle strade di Parigi luccicanti di pioggia in Quello che So di lei di Martin Provost, sessantenne cineasta e attore dl Brest. Eccole, Claire e Béatrìce (Catherine Frot e Catherine Deneuve). Ostetrica la prima, devota ad un lavoro inteso come missione: signora disordinata, folle e malatissima la seconda. SI ritrovano perché Béatrice, un tempo amante del padre di Claire, ormai scomparso, [...] Vai alla recensione »