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alex2044
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mercoledì 30 novembre 2016
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l'america migliore in un film bellissimo
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Clint Eastwood ha fatto il suo film, forse, più intimo con una tenerezza e una partecipazione stupefacenti e molto coinvolgenti . Si capisce subito che Sully Sullenberger rappresenta , per lui , l'americano vero , l'americano migliore , intelligente , preparato , pragmatico ma prima di tutto umano . Pieno di quella umanità che aiuta a scavalcare qualunque ostacolo e a sconfiggere con la sua forza dirompente luoghi comuni e ragionamenti fallaci che si poggiano su una visione solo teorica dei fatti .Il Film è bellissimo e se non è un capolavoro siamo lì ma io propendo per la prima parte del ragionamento . Tutto è perfetto , un montaggio magistrale , la sceneggiatura , la fotografia , le musiche , tutto di altissimo livello , la direzione impeccabile degli attori , anche i più periferici e con una sola battuta, bravissimi .
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Clint Eastwood ha fatto il suo film, forse, più intimo con una tenerezza e una partecipazione stupefacenti e molto coinvolgenti . Si capisce subito che Sully Sullenberger rappresenta , per lui , l'americano vero , l'americano migliore , intelligente , preparato , pragmatico ma prima di tutto umano . Pieno di quella umanità che aiuta a scavalcare qualunque ostacolo e a sconfiggere con la sua forza dirompente luoghi comuni e ragionamenti fallaci che si poggiano su una visione solo teorica dei fatti .Il Film è bellissimo e se non è un capolavoro siamo lì ma io propendo per la prima parte del ragionamento . Tutto è perfetto , un montaggio magistrale , la sceneggiatura , la fotografia , le musiche , tutto di altissimo livello , la direzione impeccabile degli attori , anche i più periferici e con una sola battuta, bravissimi .Una lezione di cinema , un corso accelerato ed esauriente di tecnica quasi volesse dirci ecco cari spettatori il cinema è questa cosa quà , ci vuole il cuore , la tecnica , l'esperienza , la voglia di rinnovarsi e di non sertirsi mai vecchio . Insomma alla sua non più verde età il vecchio leone è ancora sulla breccia ed ha deciso di stupirci ancora una volta . Non importa che lo spettatore sappia già che le cose andranno bene perchè ciononostante l'emozione lo catturerà alla prima scena e la tensione rimarrà ben oltre la parola fine , tutto ciò senza un effetto speciale o colpi di teatro tesi spesso solo ad allungare un po' il brodo . In più come una ciliegina su una torta già più che succulenta il vecchio Clint ha scelto , per la parte del protagonista , Tom Hanks che ne da un'interpretazione formidabile , una prova d'attore memorabile al limite dello sdoppiamento , come ha confessato il vero Sully in una conferenza stampa simpatica e sincera . Non è importante se vincerà l'Oscar o non lo vincerà ma certamente, in compagnia di questo strepitoso Tom Hanks come migliore attore , Eastwood sarà un protagonista di quella notte ed in più categorie .
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alex62
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giovedì 24 novembre 2016
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una sola certezza: clint eastwood
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Continua la serie ininterrotta di film meravigliosi di Clint Eastwood. Questo splendido ottantaseienne, reduce da un doloroso divorzio, ha confezionato un'opera semplice che ci offre l'opportunità per una sera, per un istante di riacquistare fiducia nelle nostre possibilità. Cosa c'è di più importante di salvare una vita. Il Dio dei cristiani si rivelò in principio ai fratelli maggiori Ebrei come un Dio che libera e salva e il nome stesso di Gesù significa Colui che salva. Non si tratta di una salvezza ultraterrena in principio (tant'è vero che gli Ebrei credettero nella vita dopo la morte solo a partire dal II° sec.
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Continua la serie ininterrotta di film meravigliosi di Clint Eastwood. Questo splendido ottantaseienne, reduce da un doloroso divorzio, ha confezionato un'opera semplice che ci offre l'opportunità per una sera, per un istante di riacquistare fiducia nelle nostre possibilità. Cosa c'è di più importante di salvare una vita. Il Dio dei cristiani si rivelò in principio ai fratelli maggiori Ebrei come un Dio che libera e salva e il nome stesso di Gesù significa Colui che salva. Non si tratta di una salvezza ultraterrena in principio (tant'è vero che gli Ebrei credettero nella vita dopo la morte solo a partire dal II° sec. a.C.), ma semplicemente di una cura ininterrotta e paziente della vita, di ogni vita, anche di quella di un piccolissimo essere che ha davanti a sé poche ore e poi il nulla.
Ma il film di Eastwood non ci chiede di credere nemmeno in questo: che esista cioè un Essere, infinitamente buono, che si occupa di ciascun essere vivente con le cure amorevoli di un padre. Non è indispensabile credere in Dio…è sufficiente credere nell'Umanità!
Quando poi l'opportunità di salvare vite umane e ben 155 vite, viene offerta a un solo uomo, responsabile, in pochi istanti, dell'incolumità di quelle persone, allora si crea un vero kairòs, un'occasione unica cioè e irripetibile di fare esattamente ciò che sappiamo essere il tratto dominante della sllhouette di Dio. Noi che crediamo in Lui.
Il capitano Sully, un vecchio che ha volato per più di 40 anni, che conosce ogni minimo dettaglio del funzionamento dell'aeromobile che gli è stato affidato, deve fare appello a tutto il suo sangue freddo e all'intero bagaglio d'innumerevoli esperienze, per scoprire però che mai era accaduto prima, che deve scegliere la via più rischiosa: una via d'acqua, che per un aereo in volo è come scegliere di schiantarsi contro un muro!…
Quell'imponderabile che ha fatto sì che il comandante Sullenberger facesse la scelta giusta, anzi l'unica possibile, ha a che fare con la parte migliore di ogni essere umano. Ha a che fare con la pura bellezza che alberga in noi e che ci guida, se noi decidiamo di ascoltare una flebile, dolce voce che scauturisce dall'abisso d'inquietudine del nostro profondo.
Sully quel giorno scelse, lo fece in piena coscienza, sapendo, anzi meglio credendo che fosse l'unica possibilità di ascoltare quel numero del resoconto delle eventuali vittime di un gravissimo disastro aereo. Quel numero rimase pari a zero, cioè “155 anime” ricorderà lui stesso, devono a lui, a un piccolo, umile uomo la loro vita.
Eastwood ci chiede di guardare dentro di noi e cercare un solo motivo per cui un essere umano dovrebbe perdere la speranza nel futuro: il futuro è aperto, si spalanca di fronte a noi con le promesse migliori di una vita migliore.
Clint Eastwood ci ricorda che l'anima umana è governata dalla Speranza.
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mattiabertaina
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lunedì 21 novembre 2016
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clint è tornato...
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Il 15 gennaio 2009 l’Airbus dell’US Airways diretto a Charlotte, pilotato da Chesley “Sully” Sullenberger, a causa di un violento bird strike, si avventura in un complicato ammaraggio nel fiume Hudson, subito dopo il decollo da LaGuardia. Centocinquantacinque le persone, tra passeggeri ed equipaggio, tratte miracolosamente in salvo senza perdita di vite umane. Il fatto.
Avrebbe potuto evitare la difficile e pericolosa manovra che ha messo a repentaglio la vita dei passeggeri effettuando una virata e tornando immediatamente a LaGuardia? Il quesito.
Clint Eastwood torna al lavoro (il suo 36esimo lungometraggio in carriera) portando sul grande schermo una eccezionale pagina di storia americana; la storia di Sully, ex aviatore dell’Air Force ora esperto ed affidabile pilota in ambito civile che, dopo 42 anni di servizio e centinaia di migliaia di ore di volo alle spalle, giunge alla ribalta mediatica per quello che molti cronisti hanno descritto come un vero e proprio miracolo: effettuare un ammaraggio senza pagare in vite umane, in pieno inverno ed con un’acqua gelida.
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Il 15 gennaio 2009 l’Airbus dell’US Airways diretto a Charlotte, pilotato da Chesley “Sully” Sullenberger, a causa di un violento bird strike, si avventura in un complicato ammaraggio nel fiume Hudson, subito dopo il decollo da LaGuardia. Centocinquantacinque le persone, tra passeggeri ed equipaggio, tratte miracolosamente in salvo senza perdita di vite umane. Il fatto.
Avrebbe potuto evitare la difficile e pericolosa manovra che ha messo a repentaglio la vita dei passeggeri effettuando una virata e tornando immediatamente a LaGuardia? Il quesito.
Clint Eastwood torna al lavoro (il suo 36esimo lungometraggio in carriera) portando sul grande schermo una eccezionale pagina di storia americana; la storia di Sully, ex aviatore dell’Air Force ora esperto ed affidabile pilota in ambito civile che, dopo 42 anni di servizio e centinaia di migliaia di ore di volo alle spalle, giunge alla ribalta mediatica per quello che molti cronisti hanno descritto come un vero e proprio miracolo: effettuare un ammaraggio senza pagare in vite umane, in pieno inverno ed con un’acqua gelida. Un eroe nazionale degno di medaglia al valore, una autentica pagina da ricordare, ma non per la Commissione di inchiesta che vuole vederci chiaro aprendo un procedimento atto ad escludere (o confermare) l’errore umano. Clint Eastwood traspone gli avvenimenti di quel freddo gennaio 2009 prendendo spunto dal romanzo scritto a quattro mani dallo stesso Sullenberger ed il giornalista Jeffrey Zaslow che ripercorrono la vicenda, dall’ammaraggio all’esito dell’indagine aperta dalla Commissione; lo fa destrutturando la sequenza cronologica, rendendo molteplice il punto di vista, ricostruendo insieme al pubblico quello che la cronaca ha già raccontato nei tg e nei lunghi articoli seguiti all’evento. Una regia calibrata che strizza l’occhio ad una cinematografia a stelle e strisce mai trionfalistica o celebrativa, che si avvale di un cast di interpreti di primo livello ed un Tom Hanks, credibile, misurato, che ha, con la sua prova trattenuta ed impeccabile, incarnato il modello di eroe contemporaneo, un manifesto dell’etica e del lavoro, allergico alla morbosità dei media, convinto fautore della teoria che il Miracolo dell’Hudson sia stato un incredibile lavoro di gruppo, dal suo “secondo” Eckhart alle assistenti di volo, ai passeggeri, ai soccorritori che in soli 24 minuti hanno effettuato uno dei recuperi meglio riusciti di sempre. Un film sulla responsabilità e sulla devozione, sull’esperienza e sul fattore umano che spesso sono molto più determinanti di tante simulazioni ed algoritmi elaborati da freddi programmi. Un grande prova di Cinema, l’ennesima per il signore con o senza cappello. Questa volta ce lo leviamo noi il cappello, Clint.
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ashtray_bliss
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venerdì 7 ottobre 2016
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i retroscena del miracolo sull'hudson.
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Clint Eastwood firma un ennesimo capolavoro, questa volta incentrato su un vero eroe americano come Chesley Sullenberger detto Sully. Una persona esente da controversie (a differenza dell'American Sniper) che armato di coraggio azzarda una cosa impensabile: una manovra che non era contemplata in nessun manuale d'emergenza: quello di planare sul fiume Hudson dopo aver perso entrambi i motori nello scontro con uno stormo di uccelli appena dopo la fase di decollo. Il miracolo non tardò a confermarsi: tutti i 115 passeggeri del volo erano vivi, tutti sono riusciti ad evacuare l'aeromobile in poco tempo dopo il riuscito ammaraggio d'emergenza e in altrettanto poco tempo, soccorritori da tutta New York giunsero sul luogo a prestare aiuto.
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Clint Eastwood firma un ennesimo capolavoro, questa volta incentrato su un vero eroe americano come Chesley Sullenberger detto Sully. Una persona esente da controversie (a differenza dell'American Sniper) che armato di coraggio azzarda una cosa impensabile: una manovra che non era contemplata in nessun manuale d'emergenza: quello di planare sul fiume Hudson dopo aver perso entrambi i motori nello scontro con uno stormo di uccelli appena dopo la fase di decollo. Il miracolo non tardò a confermarsi: tutti i 115 passeggeri del volo erano vivi, tutti sono riusciti ad evacuare l'aeromobile in poco tempo dopo il riuscito ammaraggio d'emergenza e in altrettanto poco tempo, soccorritori da tutta New York giunsero sul luogo a prestare aiuto. Era il 15 gennaio 2009, le immagini reali sono ancora nitidamente impresse nelle nostre menti, e Sully venne subito acclamato dalla popolazione New Yorkese e mondiale come esempio di un bravo capitano che è riuscito a evitare l'ennesima tragedia aerea.
Ma Eastwood, regista esperto che sa il suo mestiere, non si preoccupa di confezionare un altro film sulle orme di Flight, non vuole soffermarsi sulla parte sensazionalistica dell'eroico ammaraggio sull'Hudson e nemmeno produrre una pellicola ricca di picchi di adrenalina e azione. Piuttosto sfruttando abilmente i salti temporali, fra passato e presente, Eastwood si dedica a raccontare la vera storia dell'uomo che compi il miracolo e di come questa fu sconvolta da una lunga inchiesta che rischiò di porre precocemente fine alla sua carriera ma anche di ribaltare totalmente l'immagine dell'uomo-eroe che si era venuta a creare. Eastwood ingaggia così uno straordinario Tom Hanks sempre più maturo e convincente (qui in forma smagliante) a vestire i panni di Sully, uomo ordinario e pilota professionista che si vede la vita sconvolta da sciami di giornalisti che assediano l'hotel di NY dov'è costreto a soggiornare, ma anche la sua casa in California, dove lo aspetta una moglie amorevole e preoccupata. La sua vita e la sua privacy vengono frantumate in breve tempo da reportage, interviste in tv, articoli giornalistici. E se la gente che incontra per strada lo ringrazia e lo acclama, Sully appare profondamente scosso da questa ondata impovvisa di notorietà che è incapace di gestire, ma anche e sopratutto dall'impossibilità di tornare a casa sua fino alla conclusione delle indagini.
E quella dell'indagine rappresenta la ferita più profonda dal momento in cui l'agenzia di sicurezza dei trasporti, NTSB, sostiene che la decisione di Sully abbia messo in serio pericolo la vita dei passeggeri, non essendo stato autorizzato all'ammaraggio e avendo disobbedito all'ordine di tornare a La Guardia. Sully da parte sua, insieme al primo ufficiale Jell Skiles, non cambiano mai la loro versione dei fatti, sostenendo sempre la stessa versione: entrambi i motori erano fuori uso e quella dell'ammaraggio fu l'ultima chance di sopravvivenza.
Eastwood ci regala così uno dei suoi film migliori, ma anche uno dei più concisi e sobri della sua carriera. La componente nazionalistica o patriottica qui viene lasciata in disparte, e si manifesta soltanto in brevi sprazzi di gratitudine verso il capitano da parte di persone normali (un bacio amichevole, un abbraccio rassicurante, una stretta di mano). Mancano anche le scene d'effetto, gli stessi effetti speciali sono ridotti all'osso e la scena clou del film viene proposta senza eccessi o pomposità narrative. Quello che veramente interessa al regista, e ci riesce totalmente, è rendere il turbamento psicologico di questo antieroe il quale si ritrova ad essere acclamato come tale dalla gente e dalla stampa, mentre la sua vita viene radicalmente cambiata ed invasa dai media stessi e dall'indagine del NTSB che fino in ultimo cercano di incolparlo delle sue decisioni azzardate che hanno causato la perdita di un A-320 dalla flotta Airbus. In questo senso Tom Hanks rende benissimo la parte di Sully, professionista competente e sicuro di sè, che rischia tutto (inclusa la sua vita) azzardando quella fatidica mossa, che più tardi verrà consacrata e ricordata come il "Miracolo sull'Hudson" ed oggi è compresa nelle procedure d'emergenza dell'aeroporto LaGuardia di NY. Esplicative dello stato emotivo dell'uomo, segnato dallo stress post-traumatico di cui presenta i sintomi, sono in tal senso i vari incubi, ricorrenti e ad occhi aperti che lo inseguono, l'incapacità di dormire e il nervosismo che sfoga attravverso il jogging. E Tom Hanks, immedesimato nel ruolo del capitano riesce a convincere gli spettatori mantenendo una recitazione pacata, priva di eccessi, che proprio per questo risulta assolutamente convincente e verosimile.
La regia di Eastwood ci sorprende ancora una volta, confezionando abilmente un film che si intreccia tra il passato e il presente, tra il reale e l'allucinazione, e caratterizzata da notevoli ripetizioni. Ma la scelta registica di raccontare i fatti risulta assolutamente convincente e riesce sempre a mantenere alto l'interesse e la curiosità degli spettatori, facendoci appassionare alla vicenda del tormentato pilota. Interpretazioni di livello, oltre a Hanks, regalano anche Aaron Eckhart nelle vesti del copilota, e Laura Linney, in quelle della moglie di Sully che seppur separati dalla distanza non smette mai di incoraggiarlo e sostenerlo moralmente durante quella interminabile indagine giudiziaria per stabilire colpe e responsabilità.
L'omonimo film del veterano Eastwood, sorprende e conquista perchè nonostante la breve durata riesce a rappresentare in modo concreto, autentico e onesto l'odissea umana dell'uomo, nei giorni che seguirono l'eroico salvataggio di 155 anime senza enfasi o fronzoli. Si tratta di una pellicola composta, rigorosa e formale ma mai fredda o distaccata. Anzi, Sully punta il tutto sulla componente umana che le simulazioni al computer non prendono in considerazione, sull'impatto che quel indimenticabile gesto ha avuto sulla persona che si cela dietro il capitano-eroe divenuto l'icona che ha continuato a ispirare l'immaginario collettivo di una nazione intera e non solo. E questo obbiettivo viene centrato in pieno, senza moralismi o retoriche di consuetudine. Supportato da un'ottima, precisa e nitida fotografia, risulta facilmente un altro piccolo capolavoro da non perdere. Visto in sala in lingua originale, attendo di rivederlo sui nostri schermi. 4,5/ 5.
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eugenio
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venerdì 7 ottobre 2016
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il fattore umano
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Il fattore umano entra in gioco chiedendo il permesso alla fredda logica razionale, come se questa contenesse in sè la verità assoluta, inoppugnabilmente legata alle leggi della dura madre scienza.
Nell’ultimo lavoro di Clint Eastwood, il fattore umano assume il tema portante della pellicola, basata su una storia vera, quella del “miracolo” realizzato dal comandante Chelsey «Sully» Sullenberger che il 15 gennaio 2009, riuscì ad ammarare sul fiume Hudson salvando la vita la vita a 155 passeggeri dopo che il suo aereo, colpito da uno stormo di uccelli con entrambi i motori fuori uso, rischiava di schiantarsi su New York.
La storia la fanno i vincenti?
Sembra di no perchè “Sully” acclamato come un eroe dall’equipaggio, fu accusato dai burocrati della National Transportation Safety Board di non aver seguito la procedura ufficiale che da precise simulazioni al computer, avrebbe permesso nelle stesse condizioni di atterrare con sicurezza a LaGuardia.
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Il fattore umano entra in gioco chiedendo il permesso alla fredda logica razionale, come se questa contenesse in sè la verità assoluta, inoppugnabilmente legata alle leggi della dura madre scienza.
Nell’ultimo lavoro di Clint Eastwood, il fattore umano assume il tema portante della pellicola, basata su una storia vera, quella del “miracolo” realizzato dal comandante Chelsey «Sully» Sullenberger che il 15 gennaio 2009, riuscì ad ammarare sul fiume Hudson salvando la vita la vita a 155 passeggeri dopo che il suo aereo, colpito da uno stormo di uccelli con entrambi i motori fuori uso, rischiava di schiantarsi su New York.
La storia la fanno i vincenti?
Sembra di no perchè “Sully” acclamato come un eroe dall’equipaggio, fu accusato dai burocrati della National Transportation Safety Board di non aver seguito la procedura ufficiale che da precise simulazioni al computer, avrebbe permesso nelle stesse condizioni di atterrare con sicurezza a LaGuardia.
La vita di Sully cade nel baratro, la gogna mediatica non gli dà tregua e “l’eroe per caso” finisce al centro di un processo che se risolto con una condanna, avrebbe segnato per sempre la carriera, il lavoro e soprattutto la dignità di un uomo “nato” sull’aereo.
Dalla cronaca giudiziaria al film, Eastwood segna un altro importante colpo nella sua carriera di cineasta. Centra al cuore con dovizia psicologica la figura del capitano, interpretata con successo da un sorprendente Tom Hanks, evitando la retorica dei flash back (se ne concede due, i necessari), e senza divagare ci mostra quello che è il destino di un uomo prima eroe, poi presunto colpevole.
Immaginiamo di vivere per un attimo questa situazione: come reagiremmo?
Eastwood mostra un Tom Hanks calm che cadenza precisamente le parole, rilassato anche nelle condizioni più critiche. Tutta facciata, perchè i suoi tormenti, i suoi incubi (come le scene in cui immagina di vedere l'aereo schiantarsi contro i grattacieli) cozzano con l’incapacità di “eroe moderno” riservato perfino con la stessa moglie, dai profondi dubbi, dall’incertezza morale.
Noi spettatori seguiamo ipnotizzati i movimenti di questo personaggio, la sua corsa nella metropoli dei grattacieli, la sua inadeguatezza, il suo sentirsi solidale col pilota in seconda Jeff Skiles (Aaron Eckhar).
Tutto lontano da casa.
Dall’andamento instabile, Sully presenta una struttura lineare in cui viene mostrata tutta la ricostruzione dell’ammaraggio, i suoi drammatici istanti (208 secondi), la predispozione quasi chirurgica del capitano e del suo copilota, dell’equipaggio con le hostess che meccanicamente ripetevano Heads Down, Stay Down, “rimanete con la testa in giù” per calmare i comportamenti dei passeggeri.
La regia asciutta e la fedele riproposizione di tutti quei drammatici istanti, rendono viva quasi agli occhi dello spettatore l'angoscia di chi era realmente a bordo del volo 1549.
Il resto è storia quella che Eastwood restituisce con merito sullo schermo.
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