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Sully, Clint Eastwood e i suoi eroi fuori protocollo

Tra prodezza narrativa ed esorcizzazione dell'undici settembre, Sully ci racconta dell'eroismo (stra)ordinario. Al cinema.
di Marzia Gandolfi

Clint Eastwood (Clinton Eastwood Jr.) (90 anni) 31 maggio 1930, San Francisco (California - USA) - Gemelli. Regista del film Sully.
domenica 4 dicembre 2016 - Focus

Un uomo avanza a passo lento dentro un poncho. Mastica tabacco e poi lo sputa. Il cappello abbassato sullo sguardo azzurro, farfuglia qualcosa che non comprendiamo ma non importa, lo amiamo già. Non ha nome. O almeno non ne ha uno per ottanta minuti e lo scopriremo in fondo a Per un pugno di dollari. Lo straniero senza nome si chiama Joe. Nasce lì, nei campi lunghi di Sergio Leone, la leggenda di Clint Eastwood. Il poncho, che l'attore giura di avere comprato prima delle riprese in un grande magazzino di Santa Monica Boulevard, nasconde la Colt e rivela il mito del cavaliere solitario. Giustiziere anni dopo per Don Siegel (Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo), Clint Eastwood è l'uomo d'azione che scarica la pistola sul criminale di turno, insediando per sempre cuore e immaginario collettivo.

Sprezzante della pavidità e delle gerarchie, rimette ordine nel mondo con una Magnum 44 e rimedia il biasimo della critica che lo bolla come 'fascista' ma who cares, il cowboy metropolitano si converte progressivamente in grande autore, volgendo il pregiudizio ideologico in ammirazione, sovente incondizionata.
Marzia Gandolfi

A quarantacinque anni passa dietro la macchina da presa indagando le zone d'ombra dell'America, sperimentando tutti i generi, confondendo le certezze ideologiche e l'immagine dell'eroe americano. L'America e i valori americani, dissimulati sotto il poncho, emergono in superficie e si dispongono criticamente sul ring (Million Dollar Baby), su un campo di rugby (Invictus), nella battaglia (Lettere da Iwo Jima), nel bureau dell'FBI (J. Edgar), dietro a un fucile in Iraq (American Sniper), nel cielo sopra New York (Sully). Clint Eastwood, che il tempo rende definitivamente imprevedibile, cerca le radici intime del suo soggetto, gli Stati Uniti, di cui Hoover è l'immagine più nera, un labirinto di nevrosi, ossessionato dalla gloria pubblica e incapace di prendersi un rischio. Autore impavido del cinema classico hollywoodiano, inesauribile narratore di un mito di cui non cessa di ravvivare la fiamma, Clint Eastwood è interprete o autore di eroi afflitti, uomini e donne in carne e sangue sul limitare dell'abisso. Personaggi la cui la grandezza avanza l'epoca che li contiene e li giudica.


SCOPRI IL FILM: SULLY
In foto una scena del film Invictus di Clint Eastwood con Morgan Freeman e Matt Damon.
In foto una scena del film J. Edgar di Clint Eastwood con Leonardo Di Caprio.
In foto una scena del film American Sniper di Clint Eastwood con Bradley Cooper.

Eroi ordinari e (sempre) fuori protocollo, che si tratti di spegnere il respiratore (Million Dollar Baby) o di ammarare (Sully), che qualche volta uccidono come Chris Kyle e qualche altre salvano come Chesley Sullenberger, con cui Eastwood ripara il collasso dell'undici settembre e celebra l'eroe perduto d'America, il profeta laconico del proprio destino. L'autore ricorre volentieri al biopic, come se gli fosse necessaria una vita reale per restare aggrappato al sogno americano e all'eroismo che ha forgiato i suoi ruoli e i suoi personaggi.

Prodezza, coraggio, sangue freddo innervano Sully quanto la fanciullezza e il superamento (di sé). Quell'intervallo in cui, come fanciulli, ci si stupisce di quello che siamo capaci di fare.
Marzia Gandolfi

Questa disposizione fa ancora oggi di Clint Eastwood un vecchio col futuro davanti, il padre della nazione cresciuto durante la Seconda Guerra Mondiale, precipitato nella guerra di Corea e doppiato in Gran Torino da un veterano della Corea che esorcizza il fantasma dell'ispettore Callaghan. Quella è l'ultima volta che Clint Eastwood ha impugnato la pistola, mettendo in discussione l'immagine del suo 'imperturbabile ispettore' e del suo spietato cowboy per incarnare un vecchio pensionato della Ford cinico e tuonante contro il declino industriale dell'America. Il profilo dell'elettore trumpiano, certo, ma diversamente dal progetto politico di Trump, lo sguardo dei suoi personaggi non è fondato sull'avversione per l'altro. L'eroe polacco di Gran Torino finisce per espiare un crimine di guerra e fare pace col vicinato, regolando i conti, come ai bei vecchi tempi, con la gang locale armato solo di uno Zippo. Walt Kowalski, con Franckie Dunn (Million Dollar Baby) e Frank Corvin (Space Cowboys), per citarne due, appartiene alla dimensione crepuscolare dell'opera di Eastwood, che dipinge uomini tormentati da un segreto, da una ferita del passato che 'articolano' con ruminazioni misantrope.


In foto una scena del film Gran Torino di Clint Eastwood.
In foto una scena del film Million Dollar Baby di Clint Eastwood con Hilary Swank.
In foto una scena del film Space Cowboys di Clint Eastwood.

Umanista e reazionario, il vecchio cowboy è caduto sotto i colpi di una gioventù spuntata ma l'icona è sopravvissuta al 'suicidio' e continua a deflagrare sul grande schermo, opponendo ancora una volta l'individuo contro l'istituzione, l'istinto contro la direttiva, l'esperienza contro la teoria, la fiducia contro la disillusione. Per incarnare con scrupolo le virtù dell'America, Eastwood, repubblicano fino alla punta della pistola, recluta Tom Hanks, democratico fino in fondo al cuore. È lui l'eroe ordinario stigmatizzato da un'élite che vorrebbe squalificare il suo gesto. L'ultima stagione della carriera di Clint Eastwood ha accumulato una galleria di ritratti americani pescati nella storia recente, non meno leggibile per lui della mitologia. Ma tra il controverso tiratore scelto Chris Kyle, che ha entusiasmato l'America conservatrice, e quello più decifrabile di Chesley Sullenberger, pilota di linea e autore del prodigioso ammaraggio sull'Hudson, passa un mondo. E un mondo passa pure tra i due (e incredibili) film.

Dopo il successo di American Sniper, eroe della democrazia e assassino di Stato insieme, Clint Eastwood realizza un film antieroico sull'eroismo, un film sobrio e introverso dove il coraggio di Sully non ha mai coscienza di sé, non produce adrenalina e mette a fuoco solo l'acqua corrente di un fiume.
Marzia Gandolfi

Sully scampa laddove Kyle uccide? Sully è l'eroe positivo? Il doppio rovesciato di Kyle? Sarebbe troppo semplice. Almeno per Clint Eastwood che insinua molto presto il dubbio (anche) nel cuore del suo capitano. Dentro la camera di un hotel Sully si tormenta incapace di prendere sonno e inseguendo l'incubo di quello che avrebbe potuto essere. D'altra parte la procedura giudiziaria rischia di rovesciarlo da eroe a impostore per quella sua imprudenza, quell'ammarraggio, quei quattro minuti per cui è entrato nella storia. Tanto è durata la sua miracolosa impresa, che il 'mestiere' e lo sguardo morale di Clint Eastwood hanno raccontato col rigore impeccabile del classicismo. Una forma di sobrietà efficace che riflette il carattere di Chesley Sullenberger. Un capitano che ha agito fuori dal protocollo perché i cowboy di Eastwood disprezzano senza eccezione la burocrazia.


In foto una scena del film Sully di Clint Eastwood.
In foto una scena del film Sully di Clint Eastwood.
In foto una scena del film Sully di Clint Eastwood.
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