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Ultimo aggiornamento venerdì 5 febbraio 2016
Oscar Isaac e Jessica Chastain in un thriller ambientato a New York nell'inverno del 1981, uno degli anni più violenti nella storia della città. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Golden Globes, ha vinto un premio ai Critics Choice Award, Al Box Office Usa 1981: Indagine a New York ha incassato nelle prime 12 settimane di programmazione 5,7 milioni di dollari e 457 mila dollari nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Inverno 1981, New York. Abel Morales è un intraprendente proprietario di un'azienda a conduzione familiare che tratta in olio combustibile. Da qualche tempo alcune sue cisterne vengono prese d'assalto da malviventi che le fanno sparire nel nulla con il loro carico. Ciò accade proprio mentre Abel sta per portare a termine l'acquisto di un deposito più grande che gli permetterebbe di compiere il salto in avanti professionale da sempre sognato. Deve trovare il denaro necessario per completare l'acquisizione e contemporaneamente un'indagine da lungo tempo avviata sulla sua attività sta per giungere a compimento con gravi capi di imputazione: Abel sa di essersi sempre comportato in modo corretto ma ora il tempo stringe e potrebbe essere tentato di cercare altre strade.
A J.C. Chandor piace descrivere le crisi e come gli individui reagiscono alle stesse. Lo ha fatto con il suo film d'esordio Margin Call, in cui il pericolo era imminente e richiedeva di agire scegliendo un'etica o facendone a meno e ha proseguito immergendo un unico protagonista nei marosi dell'Oceano indiano in All Is Lost - Tutto è perduto. Torna ora sul tema scrivendo e dirigendo un film il cui titolo originale è molto più significativo di quello neutrale per il mercato italiano. Perché A Most Violent Year fa esplicito riferimento all'anno 1981 che è risultato sul piano statistico uno di quelli in cui si è registrato un elevatissimo numero di crimini a New York. È in questo 'oceano' che si trova a navigare Abel Morales che ha sposato la figlia di un gangster dal quale ha acquisito l'azienda ma che non ha e non vuole avere nulla a che fare con il malaffare. Vuole navigare tenendo la barra dritta ma tutto intorno a lui sembra coalizzarsi contro questa volontà.
Sembra di assistere a un film di altri tempi mentre si segue la via crucis di quest'uomo che non ha nulla dell'ingenuo ma che sembra far propria la massima evangelica che invita ad essere prudenti come serpenti e al contempo candidi come colombe. Ma quello che potrebbe sembrare un difetto costituisce invece il pregio assoluto di questo film condotto con mano ferma e con conoscenza dei generi (in particolare di quello gangsteristico). Perché, mentre ogni certezza sembra crollare e il tempo per realizzare il proprio sogno si fa sempre più esiguo, sul volto di un ottimo Oscar Isaac (sicuramente più adatto al ruolo di Javier Bardem, che ha abbandonato per divergenza di vedute con Chandor) compaiono tutti i dubbi di chi si chiede se piegarsi al 'lato oscuro della forza' non sia in definitiva la scelta migliore. Lo spettatore è implicitamente invitato a fare proprie le sue aporie e a chiedersi cosa farebbe al suo posto. Si tratta di un processo di coinvolgimento che nel cinema di questi tempi non è poi così diffuso.
Un thriller ambientato a New York nell'inverno del 1981, statisticamente uno degli anni più violenti nella storia della città. Terzo lungometraggio dall'acclamato regista J.C. Chandor e interpretato dalla coppia Oscar Isaac-Jessica Chastain, 1981: Indagine a New York racconta le vicende di Abel Morales, un immigrato che cerca di espandere la propria attività mentre la dilagante violenza, la decadenza e la corruzione minacciano di distruggere tutto quello che ha costruito, ma soprattutto mettono a dura prova la sua incrollabile fede nella giustizia.
Con 1981: Indagine a New York, Chandor intraprende una nuova strada, verso il luogo in cui le migliori intenzioni cedono il passo al puro istinto, il luogo in cui finiamo per essere più vulnerabili nel compromettere ciò che sappiamo essere giusto.
Come nei suoi precedenti "Margin Call" e "All is Lost" il regista J. C. Chandor anche nel suo ultimo "1981: Indagine a New York" ripropone la lunga e strenua lotta di un uomo colpito dalle avversità. Se in "Margin Call" però egli prendeva in esame l'ambiente finanziario ed in "All is Lost" quello più naturale del mare [...] Vai alla recensione »
Un regista francamente sconosciuto firma un bel film e fa drizzare qualche antenna allo spettatore smaliziato. Sua anche la sceneggiatura, scatta il retropensiero: «questo è uno da tenere d'occhio». Il tutto accade nel 2011, quando alla chetichella esce Margin Call. Unità di luogo (una banca) e di azione: storia difficile da raccontare a chi non l'ha visto, ma incentrata su un gruppo di broker in ambiente dilaniato dalla recessione esplosa nel 2008. Temi che rimandano (anzi, anticipano) il più recente La grande scommessa, ma impianto drammaturgico più classico, alla Americani scritto da David Mamet (autore del testo teatrale, "Glengarry Glen Ross", poi portato su grande schermo da James Foley nel 1992).
Chandor si ricollega ad una tipologia di cinema anni 70, ancora umanista, con i personaggi al centro della costruzione drammatica, e in questo suo sottile anacronismo costruisce un film oggi ancora più prezioso.
Segreti delle pratiche di investimento "gonfiate" appresi dalle memorie del padre, broker che lavorò anche a Wall Street. Not bad at all, ma quante volte un bell'esordio non ha fatto primavera, nonostante lo sbracciarsi di un festival europeo (nella fattispecie Berlino, 61esima edizione) che lo ha piazzato in concorso?
E invece no, sorpresa, J. C. Chandor conferma di essere bravo alla distanza. Classe 1973, originario di Morristown, cittadina del New Jersey da dove viene anche Joe Dante, il cineasta dirige e scrive All Is Lost - Tutto è perduto (2013) un survival movie molto particolare, con un solo personaggio interpretato da Robert Redford. Naufrago in pieno oceano, cerca di resistere contrapponendo una strenua resistenza razionale alla furia degli elementi. L'uomo e il mare: dialogo solo interiore che assume valenze filosofiche, esistenziali, riscrivendo un filone che ha in Moby Dick (Melville e John Huston al cinema) il capostipite. Chandor ribalta ad ogni sequenza l'impressione che la "fine sia nota", ricollocando ogni volta il personaggio al centro di un habitat non suo, nella perenne ricerca di una via d'uscita o anche solo di un modo per sopravvivere.
Il 1981 è un annus horribilis per New York, tra continue violenze, stupri, omicidi e corruzione che minacciano la metropoli. Ne fa le spese Abel Morales, un ambizioso immigrato il quale ha osato sfidare il trust del petrolio formando una sua compagnia di trasporto e vendita del carburante. Quasi quotidianamente i camion-cisterna di Morales sono assaliti, rubati e svuotati; tanto che ormai l'uomo rischia [...] Vai alla recensione »