| Titolo originale | Un château en Italie |
| Anno | 2013 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 104 minuti |
| Regia di | Valeria Bruni Tedeschi |
| Attori | Valeria Bruni Tedeschi, Louis Garrel, Filippo Timi, Marisa Borini, Xavier Beauvois Céline Sallette, André Wilms, Marie Rivière, Pippo Delbono, Silvio Orlando, Bernard Nissile, Filippo Rutigliano, Anna Morello, Magali Woch, Oury Milshtein, Gérard Falce, Philippe Pescayre, Nicolas Maury, Alexandre Styker, Aurelia Petit, Antonietta Carcatella, Giulia Pica, Omar Sharif, Patrick Braouezec, Alex Bell (III), Souzan Chirazi, René Frydman. |
| Uscita | giovedì 31 ottobre 2013 |
| Distribuzione | Teodora Film |
| MYmonetro | 2,74 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 22 gennaio 2015
Louise ha quarantatré anni, un cognome decaduto e un castello in Italia da vendere. Il film ha ottenuto 1 candidatura ai Nastri d'Argento, 1 candidatura a Cesar, In Italia al Box Office Un castello in Italia ha incassato 298 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Louise ha quarantatré anni, un cognome decaduto e un castello in Italia da vendere. La sua vita indolente, spesa tra Parigi e Castagneto Po, un'amena località piemontese, si accende con Nathan, un giovane attore ostinato a corteggiarla. Profondamente legata a Ludovic, il fratello malato di AIDS, lo accompagna nella malattia trovando in Nathan solidarietà e conforto. Il desiderio di una gravidanza compromette però la sua relazione, lasciandola di nuovo da sola dentro una vita di cui non trova il senso e la direzione. Perduto Nathan e morto Ludovic, Louise si 'abbatte' come l'ultimo olmo della proprietà di Castagneto. Ma il futuro è alle sue spalle e le sorride pronto a mettere nuove radici.
L'emancipazione dal passato, almeno secondo la psicanalisi, passa attraverso un addio, che è un ritorno ai luoghi e agli eventi che hanno generato il nostro immaginario e determinato quello che siamo. Per Valeria Bruni Tedeschi, regista per la terza volta (È più facile per un cammello..., Attrici), quel congedo avviene attraverso la rappresentazione di una vita familiare spesa in Italia negli anni Settanta e abbandonata per sfuggirne il piombo e l'estremismo. Un Château en Italie è allora un viaggio biografico a ritroso, uno spostamento teraupetico spazio-temporale che rielabora un passato ingombrante, in cui qualcosa o qualcuno di importante si è perso per sempre. Ancora una volta attrice sull'orlo di una crisi esistenziale, Valeria Bruni Tedeschi ripropone personaggi femminili, single e singolari, declinati in una cornice borghese e in cerca del senso acuto dell'esistenza. Un'inerzia diffusa e una moraviana debolezza della volontà satura il film, interpretato tra gli altri da Marisa Borini, madre di Carla e Valeria, magnificamente a suo agio dietro la macchina da presa e davanti al sorriso di Omar Sharif, assoldato per esaudire un'infatuazione materna mai sopita. Filippo Timi, dolente e in declino come il suo personaggio, incarna l'aura del fratello Virginio, perduto nel 2006 e ricordato nei titoli di coda. Mai accordata col mondo è invece la Louise di Valeria Bruni Tedeschi, a un passo dalla tristezza e in vista della felicità. Estranea e dissonante, risponde allo stimolo del vivere resistendo nel suo destino agiato e dentro un film incapace di scendere sul terreno del presente, di uscire dalle pastoie di un discorso autoreferenziale e di farsi studio antropologico sulle questioni d'affetto (e odio) tra uomini e donne, figli e madri, fratelli e sorelle.
Un castello in Italia, pur infilando lucidamente la stilizzazione del dolore e della comicità, non si emancipa dalla retorica borghese e dagli interni borghesi, dove intravede in controluce un riferimento ai rapporti travagliati tra le generazioni. L'apatia è la forma dell'esistere dei suoi personaggi, intagliati dal blocco monolitico di una scena (e di una classe) sociale sorpassata e 'corrotta' come l'albero dei loro giardini.
Film interessante oltre le intenzioni nel rivelare verosimili atmosfere del mondo della regista, della sua famiglia trapiantata e di una certa ineleganza francese di ambienti e rapporti, la vitalità sorretta da particolare educazione e ironia. La regista esibisce propri limiti intellettuali e culturali con bravura e simpatia e con capacità snob nell’affrontare difficoltà [...] Vai alla recensione »
Terzo capitolo dell'autobiografia fantastica di Valeria Bruni Tedeschi, dopo il delizioso È più facile per un cammello e lo spigoloso Actrices (mai uscito in Italia, che vergogna/1). Non diciamo "autofiction" perché la regista-attrice rifiuta il termine, così serioso, e ha ragione. Infatti il riuscitissimo Un château en Italie (neanche un coproduttore piccolo piccolo nel nostro paese, che vergogna/2) [...] Vai alla recensione »