| Titolo internazionale | Small Homeland |
| Anno | 2013 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 110 minuti |
| Regia di | Alessandro Rossetto |
| Attori | Maria Roveran, Roberta Da Soller, Vladimir Doda, Lucia Mascino, Diego Ribon Mirko Artuso, Nicoletta Maragno, Mateo Çili, Giulio Brogi, Stefano Scandaletti, Valerio Mazzuccato, Drival Hajdaraj, Vittorio Attene. |
| Uscita | giovedì 10 aprile 2014 |
| Tag | Da vedere 2013 |
| Distribuzione | Cinecittà Luce |
| MYmonetro | 3,03 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 29 luglio 2025
La giovane Luisa mette in atto un ricatto a sfondo sessuale a discapito di Menon, tramite la complicità di Bilal, il ragazzo dell'amica Renata. Il film ha ottenuto 1 candidatura ai Nastri d'Argento, In Italia al Box Office Piccola patria ha incassato 102 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Italia, Nordest. Lucia e Renata sono due ragazze che vivono in un paesino di provincia e che hanno come principale desiderio quello di acquisire denaro per poter partire. Lavorano sottopagate come cameriere in un grande albergo. Luisa ha un ragazzo, l'albanese Bilal, che utilizza a sua insaputa per rapporti erotici cui assiste pagando un uomo con cui Renata ha intrecciato una relazione fatta di sesso e soldi. I rapporti tra i locali e gli immigrati sono tesi e Lucia e Bilal ne sono consapevoli.
Alessandro Rossetto al suo primo lungometraggio, dopo una lunga esperienza come documentarista, centra il bersaglio con il suo primo film cosiddetto 'di finzione'. Cosiddetto perché in Piccola patria di finzione ce n'è ben poca mentre appare in tutta la sua brutale evidenza il ritratto in nero di un'Italia che sta precipitando nell'abisso di un vuoto culturale che sta divorando anche i valori minimi indispensabili per una convivenza che voglia definirsi civile. Rossetto è consapevole (e lo dice) che le storie che compongono il film "sarebbero potute accadere in una qualsiasi provincia del mondo" ma sa anche come collocarle in un contesto socioambientale preciso. Sono innumerevoli le inquadrature (con particolare rilievo per quelle a piombo dall'alto) che mostrano un territorio in cui tutto è stato degradato, come canta un coro alpino che non glorifica più il passato ma denuncia amaramente il presente. È in questi spazi di capannoni, sterpi e case in cui ognuno consuma il proprio sterile privato (perché le piazze non ci sono più) che si sviluppano le tragedie dell'incomprensione. È lì che ogni immigrato, non importa se albanese od altro, può essere chiamato spregevolmente 'negro' e per lui non esiste futuro. Neanche quello di un amore perché questo vocabolo ormai abusato si confonde nella mente delle due protagoniste con il sesso mercenario, con il ricatto che dovrebbe consentire la realizzazione di un sogno, con, in definitiva, l'incapacità di provare un sentimento nella sua pienezza. Se il futuro non è più quello di una volta Rossetto sa darcene un'immagine desolatamente efficace.
Film di impatto -per quanto lungo e non all'americana come fruizione- PICCOLA PATRIA presenta il nord-est italiano che non appare nei TG, quello vero. Anche se, a mio parere, la realtà è di gran lunga peggiore. La trama è il razzismo senza radici e l'ottundimento, quella bassezza autentica che queste terre sanno esprimere al loro peggio e alla loro essenza: stolidità, voglia di distruggere il diverso [...] Vai alla recensione »
"Vàrdate intorno", guardati intorno, canta un coro fuori campo mentre la macchina da presa vola alta sopra capannoni grigi, campagne stuprate, case serrate dentro se stesse, strade che non portano in alcuna piazza. Inizia così, "Piccola patria" (Italia, 2013, 111'), con questo invito a guardarsi intorno, e a vedere il niente che riempie quei capannoni, quelle campagne, quelle case, quelle strade.