| Anno | 2012 |
| Genere | Horror |
| Produzione | Italia |
| Durata | 85 minuti |
| Regia di | Aldo Lado |
| Attori | Sofia Vercellin, Silvia Bruera, Alessia Ronzani, Manlio Gomarasca, Alfredo Rota Michael Rota, Bistecca, Luca Maragno, Bruno Williams Cavegna, Chiara Temperato, Davide Pulici, Roger Fraser, Liliana Volpi, Renato Ciuffo, Mauro Gervasini, Roger A. Fratter, Liana Volpi, Il Clown Bistecca. |
| MYmonetro | 3,00 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 18 marzo 2015
Il rapimento di una bambina, tenuta prigioniera in un casolare in riva a un fiume e costretta ad assistere a macabri eventi
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CONSIGLIATO SÌ
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In un parco cittadino, due bambine stanno giocando, poi il loro frisbee cade dietro ad una siepe. Una delle due va a raccoglierlo, ma trova la peggiore delle sorprese: un panno le viene pressato sulla bocca da una mano adulta. La piccola, che ha appena nove anni, si risveglia in uno scantinato con le pareti dipinte di viola, pieno di vecchi giornali e di lampadine. In alto, una stretta finestra con solide sbarre. Oltre la parete i lamenti di un'altra bambina tenuta segregata. Al piano di sopra, invece, rumori comuni e le note di un notturno di Chopin.
Dopo quasi vent'anni di silenzio, Aldo Lado torna dietro alla macchina da presa con un lavoro perfettamente ascrivibile ai titoli più personali del suo altalenante percorso. Il regista del sorprendente La corta notte delle bambole di vetro o del cult L'ultimo treno della notte scrive, dirige e monta un film che si fa prova diretta di quanto possedere una visione artistica sia ben più importante di avere chissà quali risorse economiche a disposizione. Il notturno di Chopin ha un'economia di mezzi certamente limitata, ma possiede, allo stesso modo, il passo del cinema vero, capace di trasformare le evidente ristrettezze in virtù di coesione: non c'è dubbio sul fatto che la geometria delle inquadrature (il fiume, il ponte che unisce le due sponde, la chiesa) e la fissità di sguardo sullo scantinato-prigione creino un'atmosfera di occlusione totale, di asfissia reale, resa ancora più dolorosa dalla risolutezza della bambina. La proverbiale battaglia di Davide contro un Golia invisibile e quindi ancora più spaventoso è messa in scena con sottigliezze narrative e ammirevole penetrazione psicologica da parte di un regista a cui sta a cuore ciò che accade dentro alla mente della sua protagonista, come ha avuto modo di dichiarare: «Mi interessava raccontare l'iter drammatico di un bambino di otto, nove anni che non sa quale sia il suo destino, che cosa gli è successo e come difendersi da una certa situazione» (Nocturno 127).
Non si tratta certamente di un horror come si cerca di venderlo, né soltanto di un thriller, piuttosto di una riflessione mesta e dolorosa su una piaga sociale (alla fine si forniscono anche i dati sulle sparizioni di minori nel nostro paese) che Aldo Lado porta avanti con indiscutibile acume e sensibilità. Prodotto da Manlio Gomarasca, direttore della rivista Nocturno Cinema, che compare nei panni di un operaio. Il notturno del titolo è quello in Fa maggiore, op. 15, n. 1.
Il film è noioso, lento e inutile. Se devi chiamare un film in quel modo deve essere all'altezza, così inganni lo spettatore oltre ad offendere Chopin. Capisco le intenzioni del regista, ma ha fatto un film piattissimo con una trama piattissima, noiosa, scontata e ovvia. Per un attimo ho pensato che quella bambina avesse fatto fesso il rapitore, invece no.