The Front Line

Film 2011 | Drammatico 133 min.

Regia di Hun Jang. Un film con Shin Ha-kyun, Soo Go, Seung-su Ryu, Chang-Seok Ko, Je-hoon Lee, Jin-woong Cho. Cast completo Titolo originale: Go-ji-jeon. Genere Drammatico - Corea del sud, 2011, durata 133 minuti. - MYmonetro 3,00 su 2 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento giovedì 5 aprile 2012

Consigliato sì!
3,00/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA
PUBBLICO 3,00
CONSIGLIATO SÌ
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Un grido forte e pieno di retorica sull'insensatezza della guerra.
Recensione di Emanuele Sacchi
Recensione di Emanuele Sacchi

1953. Mentre i contendenti non riescono a mettersi d'accordo su una tregua per l'estenuante guerra di Corea, il tenente Kang Eun-pyo viene spedito nella zona più calda del fronte bellico a caccia di una spia nordcoreana. Un ufficiale del Sud è stato trovato morto per colpa di un'arma che solo un altro ufficiale del Sud può possedere. La realtà del fronte e di una collina devastata dai combattimenti ma impossibile da vincere per entrambe le parti muterà radicalmente i preconcetti del tenente Kang.
Un grido forte, manifestamente pieno di retorica, sull'insensatezza della guerra e della più insensata tra le guerre. Quella tra chi parla la stessa lingua, ha dei legami di parentela ed è diviso solo da linee tracciate da dei generali su una cartina geografica, da armistizi che non si concludono per delle quisquilie. Per esemplificare un concetto semplice, forse ovvio - ma che tale non è visto che quella guerra è stata combattuta e ha comportato milioni di vittime - Jang Hun sceglie una collina come teatro di posa per l'ultima farsa.
Una collina di cadaveri destinata a essere persa e ripresa da un giorno con l'altro, in un passaggio di testimone grottesco e fratricida, accompagnato solo dallo sbraitare dei generali, dalle bombe dell'aviazione americana e dalla minaccia dell'immensa Armata Rossa cinese. Proprio una collina come ne La sottile linea rossa di Terrence Malick, proprio un cecchino donna come in Full Metal Jacket: due casi emblematici di come The Front Line non si ponga come punto di vista originale o innovativo sul conflitto coreano o sulla guerra in genere, ma come sincretismo di citazioni, come ultimo anello di una lunga catena di cinema anti-bellico. Dove Jang Hun supera il suo citazionismo e lascia il segno è nella passione che riesce a infondere alla vicenda, nei colori - giallastri per il Nord e grigiastri per il Sud - di una fotografia quasi bagnata dalle lacrime, mentre illustra quel che avviene nel nascondiglio segreto in cui soldati dei fronti avversi ripongono regali e missive per comunicare e scambiarsi segni di affetto e umanità prima di mandarsi reciprocamente al creatore sotto la luce del sole. Il protagonista Shin Ha-kyun (Sympathy for Mr. Vengeance e Welcome to Dongmakgol), sguardo strabico ma sempre carico di buon senso, è l'osservatore di una vicenda più grande di lui, incomprensibile per lo schematismo di un tenente inviato per scovare una talpa tra gli ufficiali e smarrito di fronte a una verità ineffabile, confusa e al di là del raziocinio dell'orrore imposto dalle gerarchie militari. The Front Line è più forte dei suoi difetti e delle sue lungaggini, è un segno di vitalità e consapevolezza che quel che è stato (sbagliato) non si deve ripetere e che nessuno, a parte il cinema, ricorderà e canterà le gesta di ignoti eroi che da ambo le parti hanno combattuto senza sapere perché. Chi ha creduto nelle ideologie per poi scoprire il rovescio della medaglia, chi nella difesa di una democrazia che di rado si è poi vista realizzata in concreto.

Sei d'accordo con Emanuele Sacchi?
Su una collina contesa durante la Guerra di Corea.
a cura della redazione

La Guerra di Corea iniziò nel giugno del 1950 e si concluse nel luglio 1953, ma tutte le drammatiche avanzate e ritirate attraverso la penisola coreana ebbero luogo durante il primo anno. Dal luglio del 1951 fino alla fine della Guerra, si arrivò a un punto morto e non ci fu praticamente nessuno scambio di territori. Questo però non significa che non ci fossero combattimenti: anche se i negoziati per l'armistizio si trascinavano, i soldati che si trovavano al fronte combattevano disperatamente per accaparrarsi porzioni anche minime di territorio perché tutti sapevano che, una volta firmato l'armistizio, la linea del fronte avrebbe costituito il nuovo confine tra le due Coree.
The Front Line si svolge su una delle tante colline che furono oggetto di accanita contesa tra i due eserciti che si fronteggiarono durante quel biennio. Mentre molti film di guerra sono ambientati in ampie fasce di territorio, in questo i soldati vanno su e giù per la stessa collina, avanzando e battendo in ritirata in mezzo a scene di sanguinosi massacri finché tutti quegli sforzi cominciano a sembrare insensati e assurdi. Uno scenario appropriato per una pellicola il cui scopo è quello di illustrare il costo della guerra in termini di vite umane, dando poca enfasi alle questioni nazionaliste o alle prodezze virili.
Gang Eun-pyo (interpretato dal versatile Shin Ha-kyun di No Mercy for the Rude) è un primo luogotenente mandato alla Collina Aero-K per investigare su alcune losche attività dei soldati sudcoreani. Pare che il precedente capitano della compagnia sia stato ucciso dalle sue stesse truppe e inoltre sembra che una lettera consegnata da un soldato nordcoreano alla madre nel sud del paese sia stata spedita da qui. I suoi superiori sospettano che dietro ci sia la mano di un simpatizzante comunista e Gang arriva e scopre un bel campionario di soldati esausti e disillusi. Ritrova anche il suo compagno di università Kim Soo-hyuk (Ko Soo), il quale appare drasticamente cambiato dopo essere stato per qualche tempo prigioniero dell'esercito nordcoreano.
The Front Line è un film del regista emergente Jang Hun (Secret Reunion, Rough Cut), tratto da una sceneggiatura di Park Sang-yeon, che ha scritto anche il romanzo da cui è a sua volta tratto JSA di Park Chan-wook (2000). Uno dei punti di forza della pellicola è la sua riluttanza a prendere posizione e la sua tendenza a comprendere le complessità morali della guerra invece di coinvolgere lo spettatore attraverso contorsioni melodrammatiche.
Il cast corale permette anche a un gruppo di attori dal talento eccezionale di avere un grosso impatto. Shin Ha-kyun è uno dei migliori attori del cinema coreano attuale e, sebbene la sua funzione narrativa sia innanzitutto quella di un osservatore, la sua presenza solida rende stabile il film. Ko Soo (Haunters), attualmente al culmine della popolarità, trasmette al personaggio di Soo-hyuk una boria leggermente malferma. L'attore emergente Lee Je-hoon (Bleak Night) ha vinto molti premi coreani per il suo ritratto del giovane morfinomane al comando della compagnia. Ryu Seung-ryong (Possessed) è una figura imponente nel ruolo di comandante delle truppe nordcoreane e, sebbene il ruolo del letale cecchino nordcoreano affidato alla giovane stellina Kim Ok-vin (Thirst) appaia poco convincente, la sua interpretazione non può essere criticata.
Considerata una delle produzioni di maggior rilievo dell'estate 2011, The Front Line ha deluso le aspettative al botteghino, anche se 2,9 milioni di biglietti non si possono certo definire un fiasco. Non è difficile indovinarne la ragione: malgrado il potere divistico e le capacità tecniche dispiegati, l'atmosfera cupa del film e le incessanti e alienanti sequenze di battaglia difficilmente danno come risultato un prodotto di evasione adatto ai multisala. Particolarmente criticata è stata la durata del film (133 minuti) ed è un peccato che il regista Jang non abbia realizzato un film un po' più serrato. Eppure, nel mucchio dei recenti film coreani sulla guerra, che comprendono My Way (2011) e 71: Into the Fire (2010), questo è senz'altro un titolo di spicco, che farà parlare a lungo di sé.

Di Darcy Paquet, tratto dal catalogo Far East Film Festival 14

PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
sabato 28 settembre 2013
__JB__

"Chi ha creduto nelle ideologie per poi scoprire il rovescio della medaglia, chi nella difesa di una democrazia che di rado si è poi vista realizzata in concreto." Puerile e ideologico tentativo di  mettere sullo stesso piano quelli che "hanno creduto nelle ideologie" che hanno prodotto milioni di morti come il comunismo in Asia e di minimizzarlo mettendolo a confronto [...] Vai alla recensione »

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