| Anno | 2010 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | India, Italia |
| Durata | 91 minuti |
| Regia di | Italo Spinelli |
| Attori | Adil Hussain, Samrat Chakrabarti, Priyanka Bose, Tillotama Shome, Seema Rahmani . |
| Uscita | venerdì 11 marzo 2011 |
| Distribuzione | Cinecittà Luce |
| MYmonetro | 2,68 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 31 luglio 2012
Il fotoreporter Upin rimane incantato dalla bellezza di Gangor che allatta un neonato al seno e le scatta una foto. Quello scatto, però, finirà su tutti i giornali causando alla donna seri problemi. Ha vinto un premio ai Nastri d'Argento, In Italia al Box Office Gangor ha incassato nelle prime 2 settimane di programmazione 36,2 mila euro e 17,3 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO NÌ
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Upin e Ujan si recano a Purulia, nel Bengala occidentale, per un reportage sulle condizioni di vita dei gruppi tribali. Tra le foto che Upin pubblica, in un articolo di denuncia sulle ingiustizie sociali della regione, quella che ritrae il seno nudo di Gangor scatena la violenta ritorsione delle autorità di polizia locale.
L'amore e la conoscenza che Spinelli nutre per il cinema asiatico, e indiano in particolare, emerge prepotentemente tra le righe di Gangor; le atmosfere della vita agiata indiana come della realtà delle bidonville rivivono in tutta la loro credibilità, servendosi di immagini che non indugiano sulla violenza ma nemmeno si ritraggono di fronte a visioni disturbanti. Un film di denuncia che non è costretto a soffocare la narrazione pur di lasciare spazio all'impegno politico e veicolare il suo messaggio, incentrato nella fattispecie sulla condizione della donna e più in generale sulla pesante discriminazione ai danni dei cosiddetti "tribali", membri di etnie antiche rassegnati a una vita di indigenza.
Fotografare la realtà può significare catturare immagini suggestive o sviscerare sensazioni ancestrali impossibili da descrivere (o rintracciare) ricorrendo alla parola: dipende da come e dove si colloca l'obiettivo. Quella che Upin coglie osservando il seno di Gangor, fascinosa icona di fertilità e florida femminilità, è la chiave per avvicinarsi in maniera profonda a un'umanità esclusa dalle mappe, dimenticata quando non perseguitata per il solo fatto di esistere.
A complicare la situazione subentra il sottotesto politico - mantenuto da Spinelli sullo sfondo, come tessuto connettivo del disagio sociale - dovuto alla forte presenza dei naxaliti, ossia i maoisti indiani, all'interno dei nuclei di "tribali", violentemente osteggiati da una polizia dedita all'abuso di potere come neanche la LAPD raccontata da James Ellroy. Gangor racconta di come la migliore delle intenzioni possa generare il peggiore dei risultati e di come la stampa, per John Ford manipolatrice e generatrice della Verità, oggi si sia ridotta a strumento ambiguo, buono per lo sfruttamento o la delazione del singolo più che per un reale miglioramento della condizione umana.
In un India dove la vita scorre lenta, la violenza sulle donne corre veloce. Coraggiosa produzione che affronta una tematica sconosciuta e ancora nascosta. Impossibile rimanere indifferenti.
Dopo il passaggio al Festival di Roma del 2010, arriva nelle sale italiane Gangor: coproduzione Italo-indiana, tratta da "Choli Ke Pichhe" un racconto di Mahasweta Devi, popolare scrittrice in India, che è la storia di un fotoreporter che combatte la violenza sulle donne, come quella su Gangor, una splendida indiana che lui fotograferà generando scandalo e mettendo in pericolo la vita sua e della donna, nonostante le sue nobili intenzioni.
Finché c’è Cinecittà Luce brilleranno ancora film come Gangor..Concetto che, visti i tempi che corrono, vale la pena rimarcare. Girato nel West Bengala si ispira a un racconto della grande Mahasweta Devi che ha scelto l’italiano ma d’India esperto Spinelli a dirigerne il film. L’esito è un lavoro notevole “sul campo” per coincidenza di ambientazione e location, così come delle verità rappresentate. [...] Vai alla recensione »