| Titolo originale | Isla 10 |
| Anno | 2009 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Cile, Brasile, Venezuela |
| Durata | 117 minuti |
| Regia di | Miguel Littin |
| Attori | Benjamín Vicuña, Cristián de la Fuente, Pablo Krögh, José Bertrand, Sergio Hernández Luis Dubó, Matias Vega, Horacio Videla, Alejandro Goic, Caco Monteiro, Andres Skoknic, Elvis Fuentes, Pedro Villagra, José Martin. |
| Uscita | venerdì 17 giugno 2011 |
| Distribuzione | Nomad Film |
| MYmonetro | 2,79 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 15 giugno 2011
I mesi di reclusione nel campo di prigionia di Dawson di alcuni ministri e collaboratori di Salvador Allende, all'indomani del golpe guidato da Pinochet.
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CONSIGLIATO SÌ
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Cile. Settembre 1973. Dopo il colpo di stato militare che rovescia Allende, un gruppo di ministri e di autorità del suo seguito vengono fatti prigionieri e deportati nel campo di concentramento di Dawson Island, nello Stretto di Magellano. Tra loro c'è Sergio Bitar, ministro delle miniere e consigliere economico del presidente, prigioniero numero 10, che di quella prigionia scriverà, una volta libero, dopo un lungo esilio.
Miguel Littin, cineasta cileno conosciuto e apprezzato internazionalmente, ricostruisce la testimonianza di Bitar amalgamando l'esperienza da documentarista con una buona sensibilità per il racconto. Così, gli attori in scena incarnano credibilmente la Storia, la sua memoria, e le storie, che il cinema può e deve raccontare, con i propri mezzi da teatro delle ombre e dei fantasmi.
La quotidianità dei lavori forzati, dell'obbedienza imposta col terrore, dell'impossibilità di usare la parola come strumento di replica per chi nella parola ha creduto, mettendo la propria al servizio degli altri, è cosa immaginabile, sulla quale Littin non insiste, provando invece a spostare l'occhio sulle eccezioni, sul numero del soldato tonto, sull'empatia di una guardia politicamente confusa, che intima ai prigionieri di gridare di dolore, come se li stesse malmenando, mentre li invita a riempirsi in fretta le tasche di frutta secca, ricca di vitamine.
Non per questo Dawson Island 10 diviene un film imprevedibile, non è il suo scopo né la sua virtù. La sua qualità è un'altra, quella di raccontare l'intelligenza di un gruppo di persone che non dimentica la propria identità, malgrado la condizione; che non si rifiuta ma non per questo accetta; che conosce il valore di una matita (spezzata), di uno spiraglio per l'espressione. Dignità del narrato e del narratore, quindi, che, posta a premessa, autorizza anche i primi piani, la messa in scena dei sentimenti. Non è mai stata qualità facile da portare in superficie sullo schermo, l'intelligenza, senza farsi lusingare dalle sirene della vanità o della pretesa di insegnare qualcosa, meno che mai quando la sua natura non è individuale ma collettiva. Un merito che Littin si guadagna nel nome della sobrietà e dell'impegno.
E' stupefacente come nel 2009 si assista ancora a produzioni cinematografiche basate sulla fumettistica dicotomia Bene/Male vista in chiave ideologizzata. Siamo su un'isola cilena adibita a campo di prigionia per oppositori politici e, guarda un pò, i militari sono tutti cattivissimi, stupidi e sadici, con facce da bamboccioni palestrati, e i prigionieri (a loro volta uomini politici, [...] Vai alla recensione »
Cambia il vento, la Rai trasmette Il caimano e torna in sala Miguel Littin, importante cineasta latino americano esiliato in Messico da Pinochet. Tramanda, lui che è stato raccontato da Marquez in libro, la storia autobiografica di un ministro deportato (è «villeggiatura» del triste regime) nella Terra del Fuoco. Lo stile è quello di allora: impegno, grigiore, denuncia e il peccato veniale di qualche [...] Vai alla recensione »