| Titolo originale | The Boat That Rocked |
| Anno | 2009 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Gran Bretagna, Germania |
| Durata | 135 minuti |
| Regia di | Richard Curtis |
| Attori | Philip Seymour Hoffman, Bill Nighy, Rhys Ifans, Nick Frost, Kenneth Branagh Tom Sturridge, Chris O'Dowd, Rhys Darby, Katherine Parkinson, Talulah Riley, Gemma Arterton, January Jones, Emma Thompson, Jack Davenport, Tom Wisdom, Sinead Matthews, Ralph Brown, Tom Brooke. |
| Uscita | venerdì 12 giugno 2009 |
| Tag | Da vedere 2009 |
| Distribuzione | Universal Pictures |
| MYmonetro | 3,62 su 17 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento martedì 2 febbraio 2016
La storia di un gruppo di dj segregato sulla nave pirata di Radio Rock nel periodo più florido della storia della musica. In Italia al Box Office I Love Radio Rock ha incassato 962 mila euro .
I Love Radio Rock è disponibile a Noleggio e in Digital Download
su TROVA STREAMING
e in DVD
Compra subito
|
CONSIGLIATO SÌ
|
A metà anni '60, nella rigida Inghilterra che si stava risvegliando grazie alla Swinging London, i neo denominati teenager trovavano una scappatoia dalla severa realtà ascoltando le radio pirata che, a differenza della BBC, trasmettevano canzoni rock e pop ventiquattro ore al giorno. Spaventato dall'influenza che quella musica ribelle e trasgressiva poteva avere sui giovani e giovanissimi, l'austero ministro Dormandy (Kenneth Branagh) decide di avviare una personalissima battaglia per farle chiudere e affida a Twatt (Jack Davenport) l'onere di trovare un cavillo legale che possa servire al suo scopo. Nel frattempo, al largo del Mare del Nord, gli otto dj "ricercati" capitanati da Quentin (Bill Nighy), accolgono il figlioccio del capo Carl (Tom Sturridge) che è appena stato espulso da scuola. A bordo della nave di Radio Rock Carl scoprirà i valori dell'amicizia e dell'amore e diventerà grande.
La musica è il motore dell'azione di I Love Radio Rock, la brillante e ispirata commedia di Richard Curtis che ripercorre un'epoca di forte contrasto politico-sociale, esaminando da una parte il rigore dei colletti bianchi e dall'altra la voglia di libertà dei giovani. Negli anni in cui la radio rappresentava un momento di raccoglimento collettivo, l'americano Conte (Philip Seymour Hoffman) e il suo rivale inglese Gavin (Rhys Ifans) - "pirati" che vivevano letteralmente per la musica - facevano sognare gli ascoltatori con le loro storie personali e tanto rock'n'roll. Dopo aver invitato a nozze lo scapolo di Hugh Grant in quei Quattro matrimoni e un funerale che lo resero celebre dentro e fuori il grande schermo, averlo fatto innamorare di una star americana a Notting Hill e averlo vestito da ministro in Love Actually, il regista neozelandese si libera del suo attore feticcio per scrivere e dirigere il suo film più personale. Giocando con l'iconografia rock - che tramuta la copertina originale di Electric Ladyland di Jimi Hendrix in una scena "orgiastica" - Curtis manifesta tutto il suo amore per la musica e nella fattispecie per il periodo più straordinario per il pop britannico. La storia dei dj isolati su una nave in nome della libertà - il loro battersi per la causa, la sana follia, gli intrecci, l'amicizia e la rivalità - è commovente quanto esilarante nella messa in scena. Puntuale, come le battute più taglienti del Conte di Philip Seymour Hoffman (eccelso nella sua performance), è la colonna sonora che funge da duplice protagonista. Ora descrive alla perfezione il periodo in cui è ambientato il film, traducendo i sospiri delle giovanissime fan, ora muove i fili della trama sostituendo la narrazione con brani mirati cui testi colgono nel segno e sferrano un colpo dritto al cuore.
Lo dico subito: Radio Rock rischia di diventare mitologia. Una roba non dico al livello de I Blues Brothers, ma di Animal House sì (per molti versi gli è superiore, ma Belushi fu Belushi). E dagli episodi e le invenzioni migliori di Animal House (e dai personaggi di M.A.S.H.) prende parecchio, questo film per propria vocazione obbligato a tornare agli anni ’60, dove si può cazzeggiare combattendo il [...] Vai alla recensione »
Oggi potrà sembrare incredibile e alquanto improbabile, ma a metà degli anni '60, nel paese che ha dato i natali ai Beatles e ai Rolling Stones, la BBC trasmetteva solo due ore di rock alla settimana nonostante ci fosse un pubblico pronto a essere sconsacrato pur di ascoltare la "musica del diavolo". Nacquero così, in un periodo di profondo turbamento giovanile e di altrettanta rigidità politica, le cosiddette radio pirata: emittenti radiofoniche a bordo di navi "fantasma" che davano il pane quotidiano a giovani affamati di suoni trasgressivi.
Finché la barca va, lasciala andare. Così cantava Orietta Beni, e mai si sarebbe aspettata che il suo ritornello risultasse perfetto per una comunità maschile (a rompere la continuità solo una factotum lesbica) che viveva e lavorava su un'imbarcazione fatiscente, si dedicava a ogni tipo di vizio (sesso, droga e rock'n'roll su tutti, ovvio) e mandava musica leggendaria che ha cambiato il mondo.